Artemis 2 e Orion fanno visita alla luna: lo show spaziale che nessuno ha chiesto ma tutti guardiamo

Artemis 2 e Orion fanno visita alla luna: lo show spaziale che nessuno ha chiesto ma tutti guardiamo

Se l’Apollo 8, quella gloriosa missione del 1968, fu la prima a fare il giro completo della Luna in una notte di Natale, ora il suo fratellone tecnologico, Artemis 2, si prende la scena alla grande, varcando il campo gravitazionale lunare proprio a Pasqua. Ebbene sì, niente più silenzio funereo dell’equipaggio né comandanti stremati come il povero Frank Borman. Questa volta gli astronauti sono una compagnia allegra e chiacchierona, con il pilota Victor Glover che – notizia bomba – è il primo uomo nero a puntare la rotta verso il nostro satellite, sempre col sorriso stampato e battute a raffica.

Giovedì scorso, Victor si è messo a pilotare la Orion manualmente, facendo dei test di avvicinamento al secondo stadio del razzo SLS in un’orbita terrestre tanto alta da far girare la testa. E ovviamente, come un perfetto cronista spaziale, ha commentato con entusiasmo: “Eccola! Guardate che meraviglia!”, citando addirittura la stessa esclamazione storica di Frank Borman nel lontano 1968.

Nel viaggio di andata, la Orion ha rispettato i tempi – ok, a parte i classici undici minuti di ritardo alla partenza – e con la sua intelligenza artificiale squisitamente moderna, coordinata da Weiseman e Glover, ha eseguito solo un paio di piccole manovre per sistemare la traiettoria. Spoiler: la Luna è stata raggiunta con successo. E mentre gli astronauti scatenano il circo con le fotocamere, addio pellicole Kodak e benvenute meraviglie digitali per catturare immagini da lasciare senza fiato – mica pizza e fichi, eh.

La Orion si porta a casa un bel primato: supera i 400.171 chilometri segnati da Apollo 13, arrivando a 406.773 km dal nostro caro pianeta Terra. Si allontanano dalla superficie lunare di ben 7.800 chilometri, per poi—tenetevi forte—”doppiare” il nostro satellite e imboccare una traiettoria di ritorno che suona come un esperimento da manuale di sicurezza spaziale.

Questa cosiddetta “traiettoria di libero ritorno” è stata scelta proprio perché Artemis 2 è il primo volo con equipaggio umano e non si vogliono fare i conti con manovre complesse in orbita lunare. Insomma, se i motori dovessero fare i capricci, la navicella torna a casa da sola senza aprire il portafogli assicurativo.

Il rientro sarà un vero spettacolo: la capsula affronterà il rientro nell’atmosfera a 40.000 km/h, avvolta da fiamme che raggiungono i 3.000 gradi, per poi spiaccicarsi – pardon, ammarare – nelle gelide acque del Pacifico, esattamente 9 giorni, un’ora e 46 minuti dopo il lancio da Cape Canaveral. Un finale in grande stile per un test che, diciamolo, è più un trailer di quello che la NASA ha in mente per il futuro.

Quando torneremo davvero sulla Luna? Non in Artemis 3, grazie.

Per chi pensava di rivedere gli astronauti calcare la polvere selenica già con Artemis 3, niente da fare. Il ritorno sulla Luna si farà attendere fino a Artemis 4. Perché questa decisione? Perché la sicurezza prima di tutto, dice la NASA. Artemis 3, invece, farà un bellissimo giro in orbita terrestre con la Orion e il veicolo di allunaggio, per un “test” decisamente meno spettacolare ma molto più prudente.

Insomma, la nuova corsa alla Luna è una montagna russa di annunci entusiastici, piccoli passi tecnici e grandi passi indietro logistici. Un gioco di prestigio in cui il “quando” si confonde con il “se” e dove la parola d’ordine è: “Aspettate e sperate”. Nel frattempo, possiamo sempre godere dei sorrisi smaglianti di Victor Glover e dei racconti in presa diretta dal cosmo. Perché la vera missione, a quanto pare, è intrattenere il pianeta Terra con uno show fatto di paradossi spaziali e record di distanza… senza scendere davvero.

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