Una parte del gas naturale liquefatto in arrivo dal Qatar, bloccata grazie al simpatico conflitto nel Golfo, verrà sostituita da forniture provenienti dagli Stati Uniti. Per chi se lo stesse chiedendo, le prime spedizioni dovrebbero arrivare al terminal Adriatic Lng vicino a Rovigo già a giugno, direttamente dal nuovissimo impianto Golden Pass LNG in Texas, nato da una joint venture tra QatarEnergy e ExxonMobil. Un vero colpo di scena, no?
Naturalmente, la compagnia qatariota ha cortesemente comunicato a Edison, il maggior importatore italiano, che per un’invenzione chiamata “forza maggiore” (leggi: attacchi ai propri impianti) non avrebbe potuto mantenere le consegne previste per aprile. E giusto per non farci mancare nulla, la settimana scorsa ha esteso il bel messaggio ad altri dieci carichi in arrivo fino a metà giugno. E non illudiamoci: una volta finita la guerra, per rimettere in piedi le infrastrutture ci vorranno anni. Giusto il tempo di costruire un’olimpiade, insomma.
Il contratto pluriennale tra Edison e QatarEnergy vale circa 6,4 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 10% del fabbisogno energetico italiano e oltre il 40% del gas naturale liquefatto consumato. Peccato che l’arrivo di gas americano non sia la panacea di tutti i mali. Gli Stati Uniti, già primo fornitore italiano di Gnl lo scorso anno, offrono però volumi extra a prezzi di mercato attuali, ovvero cari come non mai, visto che la domanda supera di gran lunga l’offerta e i concorrenti non mancano di certo. Insomma, mentre si scatenano guerre e tensioni in Medio Oriente, Washington si lecca già i baffi per il beneficio economico della crisi energetica globale.
Nel frattempo, le scorte di gas dei Paesi europei continuano la loro marcia trionfale verso il basso, nonostante la stagione degli stoccaggi sia iniziata l’1 aprile. L’inverno, nel suo inesorabile prolungarsi, spinge ancora a prelievi fuori misura rispetto alle iniezioni di metano. Come se non bastasse, il prezzo del gas sulla piazza Ttf di Amsterdam fa nuovamente capolino oltre i 50 euro al MWh, con un’impennata del 5,33% nella sola giornata di giovedì, l’ultimo prima del meritato (per chi?) ponte di Pasqua.
L’Europa, rispetto a fine marzo, vede le proprie riserve scendere sotto il 28%, passando da 320 a 316,34 TWh. Dietro le quinte, anche l’Italia compie la sua magra figura, scendendo da 88,93 a 87,95 TWh, pari al 43,24% della capacità di stoccaggio. Stesso copione in Germania, che perde qualche decimale, scendendo dal 22,18% al 21,9%, cioè da 55,68 a 54,53 TWh. Nel Belpaese, l’obiettivo per la fine di ottobre resta un ambizioso 90%. Però, poco tempo fa, il commissario Dan Jørgensen ha invitato gli Stati membri a ridurre le ambizioni: niente gare ad accaparrarsi gas, perché una corsa all’acquisto farebbe solo salire ulteriormente i prezzi. Per non parlare delle “misure” per ridurre i consumi domestici e industriali. Resta solo da vedere quanto saranno ascoltate, e soprattutto sopportate.



