Eccoci qua, ancora con il surplus di soldi pubblici che cade dal cielo della Regione. Altri 6 milioni di euro pronti a finire nelle tasche – perdonate, volevo dire nei progetti – per “adeguare” sale da spettacolo, ovvero per mettere a nuovo cinema, teatri, auditorium e simili. Bravo chi riesce a portare a casa la pagnotta: questa volta tocca a 38 fortunati che si aggiungono a quelli già beneficiati a dicembre 2025 – il futuro è così brillante che già si parla del passato prossimo! Insomma, un’altra montagna di denaro per micro, piccole e medie imprese del settore, con un totale che ora sfiora ben 11 milioni destinati a ben 74 imprese. Il tutto per garantire che l’arte abbia un futuro, perché, si sa, senza fondi si muore di noia e polvere.
L’assessora alla cultura, Francesca Caruso, che di certo non manca di entusiasmo, ci spiega il senso di questa abbuffata finanziaria. Tradotto dal politichese, dice: “Ora finalmente quei begli interventi pronti e già valutati positivamente possono vedere la luce. Così costruiamo una rete culturale che fa molto ‘resilienza sociale’: miglioriamo la sicurezza, l’accessibilità e le tecnologie dei nostri spazi per lo spettacolo. Era impensabile lasciare indietro chi aveva buoni progetti, perché dietro ogni passo di questo grande piano c’è tanto studio, programmazione e una comunità, poverina, che aspetta paziente.” Solo che, a volte, sembrano parole di circostanza per giustificare che i soldi finalmente si muovano.
I progetti a Milano: la città del teatro a buon mercato?
Guardando più da vicino, scopriamo che la dolce Milano e la sua area metropolitana fungono da calamita per ben 25 progetti per un piatto ricco di 4,5 milioni di euro. Un investimento che, a quanto pare, è finito nelle mani di teatri e spazi ben noti; ecco qualche chicca: il Teatro del Buratto con quasi 204mila euro (ma sarà una burla?), il rinomato Teatro dell’Elfo arraffa 348mila e passa, il Teatro Franco Parenti quasi 200mila e via dicendo – pare quasi un mercatino della solidarietà. Un pomeriggio al teatro? Meglio un assaggio di questi milioni ben spesi, così almeno si può fingere che Milano viva di cultura, anche se a volte sembra solo una fiction.
E non finisce qui: robuste elargizioni sono arrivate anche a strutture meno famose disseminate nei dintorni – da Gorgonzola a Sesto San Giovanni, passando per Magenta e Melzo. Non manca nulla: 10 progetti a Monza, 9 a Bergamo, 7 a Brescia, fino ad arrivare all’allegra compagnia di 1 solo progetto in ogni piccolo lembo di territorio come Cremona e Lodi, probabilmente per garantire una distribuzione equa del denaro pubblico, o almeno così si spera. Se non è un trionfo del regionalismo, poco ci manca.
Dietro a questo strombazzato sostegno all’industria dello spettacolo si cela quella che potremmo definire una sorta di beneficenza burocratica: un ammasso di fondi che tenta di coprire tutti e tutto, ma che lascia spazio al dubbio se davvero questa pioggia di euro riuscirà a trasformare lo scenario culturale in qualcosa di memorabile o solo in qualche altro palcoscenico per dichiarazioni da campagna elettorale. Intanto, i progetti si accumulano, le sale si adeguano – o almeno si spera – e la regione continua a mantenere il ruolo di dispensatrice di sogni a rate e di slogan da palcoscenico.



