Trump butta fuori Pam Bondi perché troppo tenera con chi gli sta contro, la giustizia secondo il tycoon non è roba da deboli

Trump butta fuori Pam Bondi perché troppo tenera con chi gli sta contro, la giustizia secondo il tycoon non è roba da deboli
Donald Trump, in un gesto di rara trasparenza e sensibilità istituzionale, ha deciso di sollevare dall’incarico la sua fedele Attorney General, Pam Bondi. La notizia, svelata senza troppa riluttanza da fonti interne filtrate a CNN e Fox News, è stata ufficialmente confermata dalla Casa Bianca con la solita pomposità. Non si tratta di un licenziamento improvviso: le voci avevano iniziato a circolare già mercoledì sera, quando un celebre giornale britannico si è permesso di intercettare una conversazione privata dell’inquilino della Casa Bianca, dove si diceva che Trump minacciava di sostituire Bondi con Lee Zeldin, l’attuale capo della Environmental Protection Agency (EPA). Nulla dice sulla competenza ambientale del sostituto, ma si sa che il cambiamento è il sale della vita politica.

Come se non bastasse, il presidente ha poi annunciato con enfasi neanche troppo velata su Truth Social – la piattaforma preferita di chi desidera tanto essere ascoltato quanto ignorato – che l’ex numero due del Dipartimento di Giustizia, Todd Blanche, suo ex avvocato personale, sarebbe il nuovo Procuratore Generale ad interim. Lo stesso Trump ha voluto precisare la cosa in queste dolci parole:

«Pam Bondi è una grande patriota americana e un’amica fedele, che ha servito con lealtà come mia procuratrice generale nell’ultimo anno. Adoriamo Pam e passerà a un nuovo lavoro molto necessario e importante nel settore privato, che sarà annunciato a breve, mentre il nostro vice procuratore generale, un giurista di grande talento e rispettato, Todd Blanche, assumerà l’incarico di procuratore generale ad interim.»

Tradotto: Bondi lascia, l’incarico provvisorio va a un amico fidato, e il futuro della ex Attorney General resterà avvolto nel mistero di “un nuovo lavoro molto importante”. Nel frattempo, Todd Blanche, attuale numero due del Dipartimento, prenderà temporaneamente le redini, mentre le vere decisioni vengono prese altrove.

Il capitolo “Bondi licenziata”: un mix di caos e compromessi

Non c’è mai un momento tranquillo al dipartimento di Giustizia. Pare che Trump avesse anticipato a Bondi la sua intenzione di scaricarla qualche giorno prima, probabilmente per esercitare quella che gli esperti chiamano “la diplomazia della limousine”. Infatti, martedì, la signora Bondi ha fatto un bel giro con la limousine presidenziale, direttamente verso la Corte Suprema, dove il presidente si lussava ad ascoltare le audizioni sul caso della cittadinanza per nascita – come se non avesse altre cose urgenti da fare.

Bondi, alla veneranda età di 60 anni (un dettaglio che aggiunge un po’ di fascino alla vicenda), era stata inizialmente scelta da Trump dopo che la candidatura più promettente, quella di Matt Gaetz, era andata a sbattere contro i “temuti” filtri del Congresso ancor prima di cominciare. Davvero una fortuna per lei…

Naturalmente, il suo licenziamento non poteva non essere motivato da prestazioni discutibili nel gestire il famigerato caso Epstein. Un pasticcio che ha lasciato tutti a bocca aperta, un vero monumento all’efficienza giudiziaria. Ma soprattutto, non avrebbe avuto la forza o la voglia di scagliare tutto il peso della legge contro gli avversari politici di Trump. Un dettaglio che in questo particolare contesto vale praticamente come una sentenza di condanna.

Bollette e Borsa: chi vuole ancora problemi quando puoi avere caos?

Nel frattempo, sui mercati finanziari è scoppiato il consueto tumulto. Diciamocelo con franchezza: ogni volta che va in scena una delle tante scene teatrali del presidente, le borse reagiscono con l’inconfondibile sinfonia del “crollo immediato seguito da recupero lampo”. I risparmi degli investitori oscillano come i tweet del nostro caro leader, creando un’emozione degna di uno spettacolo comico. Chi ha detto che la stabilità è un valore? Meglio l’alta tensione, almeno non ci si annoia.

Insomma, dopo uno scambio di accuse e discussioni infuocate tra il presidente e l’agguerrita Attorney General, sembra che la vera politica americana si riduca a questo: scegli una pedina, usala finché serve e poi cambia all’occorrenza, come fossero cosmetici da rivendere al mercato nero della politica. La lealtà? Un affare di facciata. La competenza? Una conferma per chiunque padroneggi il gioco di potere e le amicizie giuste. La giustizia? Un optional che viene fuori solo quando fa comodo.

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