Il giudice per le indagini preliminari, probabilmente colto da un improvviso slancio di legalità ferrea, ha deciso di infliggere quattro misure cautelari di obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Per gli altri quattro, invece, niente di troppo severo: solo l’obbligo di firma e dimora, che ci fa sentire già un po’ meno criminali, diciamolo.
Naturalmente, queste sentenze non sono arrivate dal nulla. Il tutto è stato deciso dopo i soliti “interrogatori preventivi” che, si sa, sono sempre un momento di spensierata allegria per chi ha la fortuna di passarci. Un vero e proprio trattamento di favore, insomma.
Un déjà vu tutt’altro che divertente
Per chi si fosse incuriosito, questo non è di certo un episodio isolato: già il 18 marzo, in questa competizione all’insegna della “giustizia preventiva”, era stata la volta di altri sei sventurati con obbligo di firma e dimora. Evidentemente a Milano la parola “ripetitività” è diventata sinonimo di “efficienza”.
Tra manifestazioni, cortei e scontri, la magistratura sembra essersi specializzata nel trasformare i giovani contestatori in ottimi clienti delle restrizioni preventive, quasi un servizio di abbonamento mensile a misure cautelari, un vero affare!
Nel frattempo, la città continua a fare da teatro a questi siparietti giudiziari, mentre qualcuno si chiede, con quel raro slancio di onestà intellettuale, se tutto questo teatro serve davvero a qualche scopo più alto oppure il gioco è solo quello di tappare buchi di ordine pubblico con misure cautelari distribuite a pioggia.



