Germania sorprende: presidente siriano a Berlino festeggiato tra Allahu Akbar e cori da stadio

Germania sorprende: presidente siriano a Berlino festeggiato tra Allahu Akbar e cori da stadio

Ah, la diplomazia internazionale in scena: il presidente ad interim della Siria, Ahmed al-Sharaa, ha avuto l’onore di sedere a tavola con il presidente federale tedesco, Frank-Walter Steinmeier, e con il cancelliere Friedrich Merz. Il setting? Il lussuoso Palazzo di Bellevue, ovviamente, perché quando si tratta di discutere questioni spinose come il milione di rifugiati siriani in Germania, ci vuole stile e un bel po’ di sfarzo.

La visita, mirata a far luce sul “problema” dei rifugiati, ha visto l’ex jihadista e ora politico moderato al centro di una vera e propria festa popolare, o almeno nel quartiere berlinesse di lusso dove alloggia al Ritz-Carlton. Decine di suoi fan, immancabili e motivati, hanno accolto il signor al-Sharaa intonando cori entusiasti e il classico “Allahu Akbar!”, un sottofondo perfetto per un debutto diplomatico scintillante.

Le immagini di questa calorosa accoglienza, naturalmente, non potevano mancare di far il giro del web, rilanciate con orgoglio dall’agenzia di stampa statale siriana SANA e raccolte come reliquie da migliaia di utenti sui social. E come non vedere tutto ciò con un pizzico di ironia: un ex combattente accolto a colpi di slogan religiosi in uno degli alberghi più esclusivi di Berlino, mentre si discute del futuro di chi ha dovuto lasciare la propria casa per colpa di guerre assurde e politiche contrastanti.

Il paradosso della diplomazia e dei rifugiati

Ma facciamo un passo indietro e osserviamo il quadro generale: il grande ospite, un politico con un passato da jihadista, rappresenta il governo siriano che ha contribuito, diciamo così, a creare la crisi dei rifugiati di cui oggi si discutono le conseguenze in Europa. Un po’ come invitare un fabbro per risolvere l’incendio in casa invece del pompiere.

Intanto, la Germania, paese accogliente che ospita un milione di siriani, si trova a dover trattare con chi, in un modo o nell’altro, è parte integrante di quel conflitto che ha costretto tutta quella gente a scappare. La sollazzevole accoglienza all’hotel Ritz-Carlton non pare particolarmente stressata da questo piccolo dettaglio, mentre i rifugiati veri, magari con situazioni molto più complicate, si risvegliano con questa nuova realtà istituzionale.

Non stupisce che tutto il mondo digitale si diverta a condividere e commentare. È difficile non notare l’incredibile spettacolo di questa complessa contraddizione: si festeggia un ex jihadista mentre si cerca di risolvere i problemi causati proprio da quelle guerre che lui, di fatto, rappresenta.