La brillante proposta della Commissione Europea consiste nel rinviare l’applicazione delle norme sui sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio. Una decisione geniale, perché niente è più rassicurante per le imprese di aspettare che linee guida e standard allucinanti siano “pronti al momento dell’attuazione”. Perfetto, così nessuno rischia mai di essere impreparato nel regno del caos tecnologico.
Per mettere un po’ di ordine in questo festival delle proroghe, i deputati europei hanno deciso di fissare date precise per questi rinvii, garantendo quella tanto amata “certezza giuridica” – concetto forse più mitologico delle fate, ma almeno tentiamo:
– 2 dicembre 2027 per i sistemi di IA ad alto rischio, quelli elencati chiaramente nel regolamento: ve la immaginate, dalla biometria fino alle frontiere, con tanto di giustizia e istruzione coinvolti. Tanta roba, tutto rimandato fino a quando?
– 2 agosto 2028 invece per quei sistemi regolati da normative settoriali europee che si occupano della sicurezza e vigilanza del mercato. Praticamente una gara a chi riesce a rimandare più a lungo.
Ma non è finita! Per i fornitori di servizi digitali arriva la graziosa concessione di tempo fino al 2 novembre 2026 per metter su una filigrana, conosciuta come “watermarking”, su ogni contenuto creato dall’intelligenza artificiale. Una trovata brillante che dovrebbe indicare “l’origine” – perché non vorremmo mica pensare che un video fake o una foto artefatta circoli senza avvertimenti.
Il divieto (finalmente!) delle app di “nudificazione”
In pieno spirito di protezione dei poveri cittadini, è stato introdotto il divieto – mirabilmente tarda ma comunque decisiva – alle app di IA che generano o manipolano immagini sessualmente esplicite senza alcun consenso degli interessati. Sicuramente un passo avanti, anche se il divieto non vale per quei sistemi dotati “di efficienti misure di sicurezza” che, ovviamente, tutti hanno. Tutti, vero?
Flessibilità e sostegno alle imprese (quasi amorevoli)
Naturalmente, i nostri legislatori si preoccupano del povero mondo delle imprese digitali, concedendo ai fornitori la “possibilità” di trattare i dati personali per correggere quei fastidiosi bias nei loro sistemi di intelligenza artificiale. Ovviamente, questa libertà deve essere limitata da garanzie che scendono in campo solo quando strettamente necessario. Una clausola vaga quanto la certezza del meteo a Roma.
Ma non finisce qui. In un’operazione di magnanimità senza precedenti, si estendono i benefici alle imprese “small mid-cap”, cioè quelle di medie dimensioni, per oltrepassare la barriera delle piccole e medie imprese. Insomma, un buffet a cui sono invitati anche i “maggiori” – giusto per non far sentire nessuno escluso.
Ah, e per evitare quella fastidiosa sovrapposizione tra la normativa sull’AI e quella già esistente sulla sicurezza dei prodotti (dispositivi medici, apparecchi radio, giocattoli, e chi più ne ha più ne metta), si stanzia che i vincoli dell’AI Act potranno essere rilassati per quei prodotti già regolamentati. Perché quando si tratta di meno regole, tutti sono felici.
Che succede adesso?
I deputati sono pronti a cimentarsi nei negoziati con il Consiglio, in una partita a scacchi che promette scintille, per definire la versione finale di questa legislazione da applausi. Nel frattempo, il “digital omnibus” continua ad altri capitoli su dati e portafogli europei per le imprese. Un serial interminabile per chi vuole seguire l’epopea del regolamento europeo sulla tecnologia.



