Un pittoresco angolo di Milano ha appena ricevuto un’onoreficenza tutta al femminile, scegliendo di dedicare un giardino alla prima (e finora unica) donna presidente della Regione Lombardia: la mitica Fiorella Ghilardotti. La giunta cittadina, in un’epica mostra di lungimiranza, ha accolto la proposta dell’associazione a lei intitolata attraverso il valoroso presidente del Municipio 2, Simone Locatelli. Il giardino, per chi volesse tanto onore, si trova esattamente tra via Don Giuseppe Del Corno, via Emo e via Rottole, lì, tra via Padova e via Palmanova a Crescenzago — un luogo non poi così nascosto, per uno spazio dedicato a una figura così eminente.
Per chi si diletta a leggere la targa quando si passeggia (o per chi si perde facilmente tra i nomi delle vie milanesi), sarà semplice scorgere la descrizione: “dirigente sindacale e politica”, perché modestia a parte, non serve molto altro per celebrare una vita così intensa.
Chi era davvero Fiorella Ghilardotti: dal sindacato alla Regione con una spruzzata di politica sinistra
Nata nella tranquilla provincia di Cremona nel 1946, Ghilardotti, con la sua laurea in Economia e Commercio dalla celebre Cattolica di Milano, inizia la carriera nell’Enaip, l’ente professionale dell’Acli. Non contenta di rimanere nella comfort zone, si butta nel sindacato, navigando prima tra le fila della Cisl, passando per la Fim e la Filta. Da lì, la sua ascesa è inarrestabile: diventa segretaria confederale a Milano e, in un’impennata di indipendenza politica, si candida nel 1990 nel Pci alle elezioni regionali, conquistando il seggio. Dopo quella svolta politica che tutti ricordano come “la svolta di Bologna”, aderisce al Pds, versione più moderna del proletariato italiano.
Ma il momento più memorabile, almeno a livello regionale, arriva tra il dicembre 1992 e il giugno 1994, quando si ritrova a presiedere la Regione Lombardia — sì, proprio lei, con una giunta minoritaria di centrosinistra, quel capolavoro di equilibrio politico che resta nella storia come uno dei tanti esperimenti alquanto difficili da replicare.
Dea dell’Europa: dieci anni da europarlamentare con in tasca il bilancio di genere
Nel 1994 la carriera di Ghilardotti prende il volo verso Bruxelles, eletta nel Parlamento europeo con la lista del Pds. La rielezione con i Ds nel 1999 suggella un decennio di attività, che vede Fiorella protagonista dietro la scrivania presidenziale della Commissione Donne del Partito Socialista Europeo (Pse) dal 1997 al 2004. Perché, in fondo, se sei una donna di potere, devi pur portare avanti delle battaglie “di genere”: nel 2003 infatti è la prima a presentare in Parlamento una relazione sul cosiddetto “bilancio di genere”, un documento che analizza i bilanci pubblici con un occhio clinico sui ruoli e le responsabilità di uomini e donne. Un’idea così rivoluzionaria che, ironia della sorte, ha avuto quasi più successo in Europa che a casa nostra.
Nel 2004, a fine mandato, le viene proposto di candidarsi a sindaca di Cremona. Ma lei, con la discrezione che la contraddistingue, declina l’invito. Un anno dopo, il sipario sulla vita di Fiorella Ghilardotti si chiude.



