Ah, la sublime leggerezza della giovinezza, severamente punita da un’esuberanza decisamente poco lungimirante. Questa è la storia di Lorenzo Mattia Persiani, 21 anni appena, che ha deciso di mettere alla prova i limiti di una Porsche Spyder da 160mila euro, gentilmente noleggiata a suo nome, come se fosse un giocattolo piuttosto che un bolide. Spoiler alert: il test è finito male, anzi malissimo.
All’alba di quella domenica fatale, lungo viale di Porta Vercellina, pochi minuti prima delle sei, Lorenzo ha deciso di trasformare la sua uscita in un drammatico concerto di lamiere e bombe di adrenalina a spese di quattro macchine parcheggiate. Una sceneggiatura perfetta per un film da evitare. La sua corsa disperata ha avuto termine solo in corsia d’emergenza, all’ospedale Policlinico, dopo un viaggio a sirene spiegate in codice rosso, poco prima che la vita decidesse di abbandonarlo definitivamente.
Lorenzo Mattia Persiani era uno studente di medicina presso l’Università San Raffaele di Milano, con il sogno un po’ troppo ambizioso di diventare dentista. Chissà se immaginava che il suo destino sarebbe stato scritto su un asfalto tramite un capolavoro di imprudenza e incapacità di autocontrollo. A proposito di paradossi, proprio a suo nome risultava, ironicamente, il contratto di noleggio del bolide con cui ha deciso di firmare quell’atto finale.
È sempre triste quando la vita si spezza così prematuramente, ma almeno va dato il merito agli amici e ai compagni di università: l’asfalto teatro di questa tragedia ora è una sorta di piccolo santuario, colmo di fiori e biglietti lacrimogenici. Una commozione pubblica più calorosa di qualsiasi discussione seria su sicurezza stradale o educazione al volante.
Per chi tiene il conto delle scarne statistiche di morti sulle strade milanesi, Lorenzo è la terza giovane vittima in un solo weekend. Altro che esempio da seguire per i futuri dentisti: precedente a lui, sempre sulle strade meneghine, due motociclisti, Elisa Dranca e Mithum Sandeepa, ha perso la vita schiantandosi contro un taxi dopo aver bruciato un semaforo. Incredibile come il codice della strada sia più ostacolante e noioso di un esame universitario a cui però ci si potrebbe, invece, aggrappare con un pizzico di serietà.
A bordo della Porsche Spyder, oltre a Lorenzo, si trovavano anche due ragazze, una di 19 e l’altra di 20 anni. Entrambe sono state trasportate all’ospedale Fatebenefratelli con ferite serie, ma fortunatamente non in pericolo di vita. Chissà se dopo questa esperienza traumatica, anche per loro scoccherà quella scintilla di consapevolezza che dov’è necessario mollare l’acceleratore, anziché aspirare a una carriera al volante da turbo-piloti.
Come è successo, esattamente?
Tutto è avvenuto in un lampo, nel pieno della mattinata del 29 marzo, quando la Porsche ha cominciato la sua folle discesa da viale Papiniano verso piazzale Baracca. Arrivata a una curva piuttosto insidiosa, quella di Porta Vercellina con via Bandello, la situazione è precipitata rapidamente. A questo punto, l’unica cosa certa è che il timone della supercar è stato perso, e con lui anche il controllo della situazione. Le cause, ovviamente, sono ancora in fase di accertamento, ma una disattenzione potrebbe raccontare già abbastanza.
Il bolide ha inizialmente sfiorato – che eufemismo – il cordolo destro, per poi terminare la sua corsa, immancabilmente, contro ben quattro veicoli parcheggiati. Una prova tangibile di come l’eleganza e la potenza possano accompagnarsi a un’ardente distruttività. Se volevate un esempio di inefficienza al volante, eccolo qui servito su un piatto d’argento.
Sul posto, oltre alla sempre zelante presenza della polizia chiamata a ricostruire una dinamica degna di un puzzle, sono intervenuti i vigili del fuoco. Il classico cocktail di soccorsi che evocano scene di cinema più patetiche che eroiche, in quella battaglia tra velocità sconsiderata e realtà crudele.
Se qualcuno si aspetta che questo disastro serva da lezione, si illude; l’ostinazione nel cercare l’emozione nella velocità continua a mietere vittime, spesso giovani e inesperte. Ma rincorrere l’adrenalina è così più importante della prudenza, evidentemente: tanto un guanto di sfida alla morte, tanto un giro a tutto gas sulle strade di Milano, e il resto è solo un dettaglio insignificante.



