Che festa di commemorazione! Dopo le struggenti ritualità mattutine a Roma per ricordare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, quei valorosi eroi anarchici stroncati da un ordigno al Parco degli Acquedotti il 19 marzo, è giunto il momento di trasformare il lutto in azione. Così, non più tardi delle 12:30, circa settanta ardenti sostenitori dell’area anarchica si sono dati appuntamento al Quarticciolo.
Come in una coreografia di protesta ben orchestrata, il gruppo si è messo in marcia, imponendo al traffico cittadino il loro corteo, con passo deciso e scopo altrettanto determinato: raggiungere viale Alessandrino all’altezza di via del Campo, proprio davanti a un parco che, ironia della sorte, oggi fa da teatro a questa manifestazione commemorativa.
Ormai giunti sul posto, il gruppo, devoto al culto del sacrificio, si è fermato lì, come per segnare un confine simbolico tra il ricordo e la rivendicazione. A guidare la parata di memorie e rabbia, uno striscione che recita, con un candore quasi poetico, “Un giorno dobbiamo morire, ma tutti gli altri no”. Una gioia di buon auspicio, insignita dai nomi dei martiri più celebri: Sole, Baleno, Kyriakos, senza ovviamente dimenticare Sara e Sandrone. Quest’ultimo, immancabilmente, adagiato “nel cuore”: perché cosa sarebbe del radicalismo senza un piccolo manifesto struggente di dolore personale?
Insomma, un concentrato sublime di nichilismo commemorativo che regala alla città un quadro perfetto: la struggente celebrazione del sacrificio personale declinata al massimo grado dell’incoerenza e del teatralismo. E tutti a chiedersi se, in fondo, la misura del valore di una vita risieda solo nel destino tragico e nell’eroica autodistruzione.



