Onorevoli in missione in Cina dopo otto anni per scoprire l’economia digitale che neanche loro capiscono davvero

Onorevoli in missione in Cina dopo otto anni per scoprire l’economia digitale che neanche loro capiscono davvero

Finalmente, dopo otto lunghissimi anni di silenzio diplomatico europeo, una delegazione di ben nove supereroi del Parlamento guidata da Anna Cavazzini, la regina del Comitato per il Mercato Interno e la Tutela del Consumatore, partirà per un viaggio esotico a Pechino e Shanghai, dal 31 marzo al 2 aprile. Un tour all’insegna del magico tema della “regolazione digitale” e della “competizione leale” tra la tanto amata Unione Europea e la superpotenza cinese, perché, si sa, fare i conti in maniera equa è un dettaglio insignificante senza un po’ di teatralità politica.

La missione? Raddrizzare il torto dei pacchetti digitali che arrivano a pioggia dalla Cina, pieni di merci non conformi alle regole europee, quei piccoli intrusi indesiderati che infrangono sistematicamente le leggi UE e rendono la vita difficile ai poveri consumatori. Ci sarà anche il noble intento di rammentare a tutte le imprese – dai grandi giganti del web ai piccoli commercianti persi nella rete – che il rispetto delle norme di sicurezza dei prodotti non è un optional, ma una vera e propria ossessione burocratica da cui non si scappa.

Il programma ricco di incontri ufficiali e visite di cortesia

A Pechino, i nostri valorosi deputati si intratterranno con le personalità di spicco del sistema politico cinese, come Shen Chunyao, presidente della Commissione Affari Legislativi del comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, e Luo Wen, ministro dell’Amministrazione di Stato per la Regolamentazione del Mercato. Dopotutto, nulla dice “dialogo costruttivo” come sedersi a chiacchierare con i boss in un ambiente ovattato di protocolli e sorrisi formali.

Non mancherà nemmeno la famosa EU Chamber of Commerce, dove si parlerà di “ostacoli” nel commercio online e di come quelle audaci aziende europee facciano fatica in terra d’Oriente, tra big data, controlli e un mercato più rigido di una camicia di forza. Senza dimenticare la consueta e pacata visita agli imperi digitali di Shein e Alibaba, due colossi dell’e-commerce dal sapore cinico, perfetti per discutere di standard di sicurezza e tutela del consumatore, perché niente è più rassicurante che visitare i protagonisti del problema per mostrar loro come “fare la cosa giusta”.

A Shanghai la delegazione continuerà a dilungarsi nelle rimostranze sulla conformità alle regole digitali UE e sulla competizione “leale” con Temu, altra star del mercato digitale orientale. Inoltre, i nostri paladini avranno il privilegio di osservare da vicino le sofisticate operazioni doganali e logistico-strategiche all’aeroporto internazionale di Pudong, un’opportunità che trasuda trasparenza e efficienza—soprattutto vista la reputazione del luogo.

La compagnia di viaggio? Nientemeno che i deputati Anna Cavazzini (Greens/EFA, Germania), Andreas Schwab (PPE, Germania), Dirk Gotink (PPE, Paesi Bassi), Christel Schaldemose (S&D, Danimarca), Pierre Jouvet (S&D, Francia), Virginie Joron (PFE, Francia), Piotr Muller (ECR, Polonia), Stephanie Yon-Courtin (Renew, Francia) e Engin Eroglu (Renew, Germania), capo della delegazione Parlamento-Cina. Insomma, una squadra fatta apposta per riportare l’ordine nel caos dell’e-commerce globale, almeno nelle intenzioni.

Un rapporto commerciale più sbilanciato di un equilibrista ubriaco

Da ricordare, per chi fosse distratto, che la Cina è il terzo partner commerciale per l’UE—dietro solo a Stati Uniti e Regno Unito—ma è seconda per volume di merci scambiate. Un dettaglio che farebbe impallidire persino un magnate dell’economia macro, considerate le cifre: il deficit commerciale europeo con la Cina vola a ben €305,8 miliardi nel 2024, un saldo perfettamente equilibrato da importazioni di macchinari, veicoli e prodotti manifatturieri vari, roba di cui l’Europa non può proprio fare a meno.

Il tutto condito da una percezione diffusa di squilibrio nel rapporto commerciale, dovuta a un’apertura dei mercati assai diversa tra le due potenze, dove l’UE fa la parte del cordiale invitato alla festa mentre la Cina fa il padrone di casa con un po’ troppa confidenza scapigliata.

Se servissero ulteriori dati per rendere tutto più chiaro, nel 2024 sono arrivati dagli e-commerce cinesi (pensa un po’) 4,6 miliardi di piccoli pacchetti nell’UE, e indovina un po’? Il 91% di queste “perle” viene direttamente da Shanghai o dintorni. E non finisce qui: nel frenetico 2025, il sistema europeo Safety Gate ha segnalato ben 4.671 avvisi di prodotti pericolosi, di cui 2.006 provenienti proprio dalla Cina. Chissà come mai nessuno aveva intuito che la questione sicurezza fosse il vero tema di questi incontri diplomagici.

Insomma, un viaggio che promette scintille, dichiarazioni smarcate e la solita festa protocollare dell’ipocrisia commerciale internazionale. Nel grande teatro dell’Europa digitale, il sipario si apre di nuovo verso Oriente, dove regole, mercato e sicurezza si intrecciano in un caleidoscopio di contraddizioni tutte da svelare.

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