Quando il Parmense si fa bello con Renoir rubato: la Fondazione Magnani-Rocca si sveglia senza capolavoro

Quando il Parmense si fa bello con Renoir rubato: la Fondazione Magnani-Rocca si sveglia senza capolavoro

È proprio il caso di chiedersi quale genio del crimine abbia pensato che rubare un capolavoro del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir sarebbe stata una mossa brillante. Eppure, ecco a voi la cronaca di un furto che ha tutta l’aria di una sceneggiatura già vista: il quadro intitolato Les Poissons, olio su tela risalente al 1917 e dal valore milionario, è stato trafugato dalla ben nota Fondazione Magnani-Rocca, situata nella tranquilla località di Mamiano di Traversetolo in provincia di Parma.

La notizia, confermata dai Carabinieri e riportata con entusiasmo dalla TgR Rai Emilia-Romagna, ci racconta di ladri incappucciati – come nei migliori film d’azione di serie B – che si sono introdotti furtivamente all’interno di Villa Magnani, un luogo che dovrebbe essere sorvegliato meglio di una cassaforte svizzera. Ed ecco il colpo grosso: portarsi a casa una delle rare opere di Renoir ospitate in una collezione permanente italiana, praticamente un patrimonio nazionale sfilato via sotto il naso di chi dovrebbe garantirne la sicurezza.

Fin qui niente di nuovo, tranne ovviamente la prevedibile incapacità di proteggere ciò che invece andrebbe tutelato con le unghie e con i denti. Forse i ladri, armati di coraggio e scaltrezza, hanno pensato che portarsi a casa un pezzo d’arte del ’900 fosse più facile che convincere i politici a tagliare le spese inutili. E chissà se alla Fondazione avranno la brillante idea di aumentare la sorveglianza dopo questo episodio clamoroso.

Il furto e il valore dell’opera

Les Poissons non è solo un quadro, ma un simbolo di quell’arte impressionista che a molti piace tanto ammirare salvo poi non preoccuparsi troppo che resti nelle mani giuste. Essendo una delle pochissime opere del maestro francesi custodite stabilmente in Italia, il bottino risulta di valore assoluto per quanto riguarda il patrimonio culturale e… per il portafoglio di qualche malintenzionato.

È proprio ironico che questo capolavoro, espressione di un’arte che si pretende “leggera” e “spontanea”, finisca per mostrare la fragilità estrema del sistema di sicurezza museale italiano, che dovrebbe far molto di più per preservare ciò che appartiene a tutti.

Indagini in corso: chi scommette sull’impreparazione?

Immaginiamo i Carabinieri, con le loro solite magiche tecniche investigative, al lavoro per ricostruire come un gruppo di rapinatori mascherati sia riuscito nell’impresa. Le indagini sono aperte, ma sarà interessante vedere se saranno capaci di far luce su questo scempio oppure se tutto finirà in qualche dossier polveroso che nessuno sfoglierà mai più.

Non ci resta che attendere sviluppi e, nel frattempo, domandarci se davvero un’opera di tale valore meritasse un sistema di allarme fatto con le stesse tecnologie di un videoregistratore analogico degli anni ’80. Perché la realtà, purtroppo, è sempre più strana della finzione.

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