Nella scintillante cornice di San Siro a Milano, sabato 28 marzo si è tenuto un evento a dir poco memorabile: l’Hpv day, organizzato con l’ingegnosità di Ats Città Metropolitana di Milano e le simpatiche collaborazioni di Asst Fatebenefratelli Sacco, Asst Grande Ospedale Metropolitano di Niguarda e Asst Santi Paolo e Carlo. Dalle 9 alle 16, l’atmosfera si è fatta elettrica, con 765 persone che hanno deciso di affrontare la fila per sottoporsi a una vaccinazione. Un’occasione imperdibile, si sa.
Ma non finisce qui: perché accontentarsi di un solo vaccino quando si possono offrire anche tutti gli altri raccomandati? In base all’età e allo stato di salute (chissà come mai questa attenzione al dettaglio), i presenti hanno potuto armarsi anche contro Meningococco B, Meningococco Acwy, Pneumococco, Herpes Zoster, Covid, Difterite-Tetano-Pertosse-Polio, Morbillo-Parotite-Rosolia-Varicella ed Epatite A e B. Insomma, una vera sagra di inoculazioni, con ben 1.172 dosi somministrate.
L’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, non ha perso occasione per esprimere la sua soddisfazione – perché niente come vedere la gente in coda per i vaccini scalda il cuore di chi si professa campione della prevenzione.
Guido Bertolaso ha dichiarato:
“Vedere così tante persone in coda per vaccinarsi è la più grande soddisfazione per chi crede nella prevenzione. È questo il senso dell’impegno che abbiamo voluto portare avanti come Regione Lombardia: promuovere con determinazione la prevenzione. Il segnale che arriva oggi è molto positivo: c’è partecipazione, c’è interesse e soprattutto c’è fiducia nella sanità pubblica, ed è questo il dato più importante. L’entusiasmo degli operatori e la risposta dei cittadini, l’orgoglio di essere qui: tutto questo rende questa una giornata davvero significativa.”
Quali vaccini hanno fatto il tutto esaurito?
Per chi ama i numeri, ecco la fantasmagorica tabella delle somministrazioni, suddivise per fasce d’età e tipi di vaccino. Una sorta di bingo sanitario dove il Vaccino per il Papillomavirus ha giocato la parte del leone con 408 dosi, in gran parte somministrate agli adulti tra i 18 e i 59 anni (ovviamente i più scatenati, con il 82%). Seguono con eleganza il Tetano-Difterite-Pertosse-Polio con 230 dosi e il Meningococco B con 168.
Sempre per i più curiosi, ecco qualche dettaglio succoso: niente bambini sotto i 12 anni per il vaccino contro l’Herpes Zoster (79 dosi) – a meno che non pensassero fosse una nuova frontiera del divertimento infantile. Nel frattempo, il morbillo e le sue simpatiche varianti hanno raccolto un modestissimo 19 dosi complessive, quasi a sottolineare che la paura di questo virus è ormai roba d’altri tempi. Ovviamente, il Covid – quel famigerato protagonista degli ultimi anni – solo 10 dosi, quasi un bis al tavolo dei vaccinati.
Una nota di stile la merita l’offerta vaccinale multi-età, che si estende dalla fascia 0-11 anni fino agli ultra ottantenni. Una festa intergenerazionale di inoculazioni, dove è difficile non immaginare qualcuno che si chieda: “Ma com’è possibile che ci sia tutto questo entusiasmo per farsi vaccinare in un’epoca in cui si discute più di scetticismo che di prevenzione?”
Sarà forse la mitica fiducia che Bertolaso ha evocato, quella dei cittadini verso la sanità pubblica? O semplicemente l’ennesima occasione per trasformare un pomeriggio di sabato in una routine burocratica? Di certo, la risposta corale a San Siro è stata impressionante, e chissà quali futuristiche strategie avranno in serbo le autorità sanitarie per replicare questa epica giornata di prevenzione.



