Antonelli sbanca anche in Giappone e si prende la vetta del Mondiale mentre Leclerc si accontenta del podio—chi l’avrebbe detto?

Antonelli sbanca anche in Giappone e si prende la vetta del Mondiale mentre Leclerc si accontenta del podio—chi l’avrebbe detto?

«Che macchina, ragazzi!». Andrea Kimi Antonelli ha fatto il bis, senza nemmeno un briciolo di fatica apparente. Dopo aver sognato a Shanghai, si ripete in Giappone, premiato non solo dalla sfortunatissima uscita di scena di Ollie Bearman — placcato violentemente dopo un taglio di traiettoria degno di un manuale di guida scorretta firmato Franco Colapinto — ma soprattutto con un ritmo semplicemente superiore, grazie a una Mercedes che, diciamocelo, era praticamente irraggiungibile. È solo dal 1992, quando Riccardo Patrese su Williams aveva ottenuto l’ultimo trionfo italiano sullo stesso circuito, che non si vedeva un nostro campione alzare le braccia al cielo su questa pista tanto leggendaria da evocar subito il nome di Ayrton Senna, che qua conquistò tre titoli mondiali e fece a pezzi il povero Alain Prost nel finale controverso del 1989. Nel frattempo, solo dieci piloti, incluso Charles Leclerc nel 2019 con Spa e Monza, hanno replicato una doppietta subito dopo il primo alloro in carriera. Ma certo, questi numeri sono solo un dettaglio per i più superficiali.

Andrea Kimi Antonelli, il ragazzino dai record impossibili nella F1:

Il dominio dell’under 20

Con 72 punti in tasca, Kimi si presenta ufficialmente come il primo under 20 a guidare la classifica iridata della Formula 1 nella storia del Circus. Dietro di lui, puntualmente, si piazzano i soliti grandi interpreti del campionato: lo sconsolato George Russell con 63 punti e il suo più che degno avversario Charles Leclerc a quota 49. Ma tranquilli, che il bolognese ha la modestia di uno yogi in meditazione: «È presto per parlare di titolo, ma siamo sulla strada giusta», dice lui, rilassato come se fosse uscito a fare la spesa al supermercato. E poi, con tutta la naturalezza del caso, spiega che la gara è cominciata male e poi è andata avanti decentemente grazie a un stint sulle gomme dure che «è andato alla grande», senza dimenticare che anche con le medie non se la cavavano male.

Antonelli si concede anche il piccolo dettaglio che ha fatto la differenza: la Safety Car, regalo di fortuna che ha semplificato la vita. E naturalmente, sul tema partenze, un accorato appello da rivolgersi al mago Toto Wolff: «Mi allenerò in queste settimane di pausa con la frizione, come vuole lui». Forse un messaggio cifrato a Russell?

Russell: fumo negli occhi e beta arrogante

Perché il vero colpito di questo weekend da deja vu è proprio George Russell, che all’inizio della stagione aveva glissato (quanto basta) sull’idea che Antonelli potesse sfidarlo per il titolo. Ora, invece, deve rassegnarsi a contemplare questo ragazzo in testa alla classifica, con tutte le ansie che ne derivano. Ci sarebbe da piangere per la sfortuna di partire in quarta posizione dopo l’ingresso della Safety Car, ma Russell ha prontamente aggiunto un paio di errori da manuale: prima una «svirgolata» in occasione della ripartenza che ha regalato terreno a Lewis Hamilton, poi una batteria che decide di abdicare al trentottesimo giro, aprendo la porta a Leclerc per superarlo.

Bello spettacolo lo show tra Russell e Leclerc, un serrato duello fatto di sorpassi, contro sorpassi e una gestione delle batterie degna di un campione tecnologico da manuale. Qualcuno ha urlato dietro la radio qualcosa tipo «Hai le palle d’acciaio», con voce roca e ammirata. E no, non si trattava di complimenti per l’ultimo scambio di saluti tra compagni di squadra. Perché tagliare il traguardo in terza posizione per la Ferrari e in seconda per la McLaren (con Oscar Piastri in solitaria sul podio nella sua prima vera gara stagionale) è stato un’impresa tutt’altro che scontata. Con la SF-26 che ha ballato non poco sulle dure e ha fatto tribolare i suoi piloti, soprattutto Hamilton, vittima di sovrasterzi continui e di una prestazione motore che avrebbe fatto arrossire anche un motorino da cortile.

Leclerc prende atto: «Il terzo posto me lo sono davvero sudato, la Safety Car ha complicato tutto e ho dovuto spingere fino all’ultimo. Le gomme hanno retto quel che potevano, abbiamo perso qualche posizione alla ripartenza ma alla fine è andata bene».

Quindi, cari fan della Mercedes, accontentatevi del quarto posto di Russell. Quanto a Kimi, alla ripartenza ha sgommato via come una freccia, tenendo un passo da urlo costante sotto l’1:33 per giro. Sul secondo gradino si è chiamato fuori Oscar Piastri su McLaren, seguito da un mesto Lewis Hamilton che è crollato nell’ultimo tratto, perdendo tre posizioni dopo battaglie con Leclerc e Lando Norris, che ha chiuso quinto.

Tutto molto… interessante, seppur con una monoposto Ferrari che, nelle ultime fasi, ha mostrato più di un capriccio, costringendo anche il team a sudare freddo per tenere a bada una SF-26 non proprio amichevole con le gomme dure. Un peccato, perché adesso che il Bahrain e Gedda si sono fatti tirare fuori dal calendario come espedienti per la leggera sosta, tutti sperano che a Miami la Rossa si presenti con un corpo aggiornato e magari una Power Unit nuova fiammante da poter finalmente sfoderare contro le temibili Frecce d’Argento.

Gli altri protagonisti in lontananza

Nel resto dello schieramento, Max Verstappen combina quel che può con un ottavo posto dietro a un Pierre Gasly sorprendentemente settimo dopo un duello in volata. Rallegrano i tifosi anche le altre meteore Racing Bull di Liam Lawson (nono) e la Haas di Esteban Ocon (decimo), il quale, senza infamia né lode, è riuscito finalmente a marcare punti in questa stagione. Ora è tempo di tirare il fiato, gustarsi la lunga pausa e prepararsi alla ripresa sul circuito di Miami, il 3 maggio. La Formula 1, si sa, non dorme mai, tranne quando glielo concedono le cancellazioni.

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