Gli occupanti abusivi delle case popolari si sorprendono a voler pagare l’affitto, e noi rimaniamo basiti

Gli occupanti abusivi delle case popolari si sorprendono a voler pagare l’affitto, e noi rimaniamo basiti

Ah, la favola moderna dell’abuso abitativo a Milano e nella virtuosa regione della Lombardia: qualcuno ha avuto una casa in concessione dal Comune nel lontano 1983, ma poi si è trovato abusivo non per una colpa sua, ma per un piccolo, insignificante pasticcio burocratico durante il passaggio di proprietà dall’ente comunale alla Regione. Che meraviglia di sistema!

Oppure c’è chi, disperato come chiunque altro in tempi di crisi economica estrema, ha deciso di trasformare un appartamento vuoto da anni in una casa, magari per i figli. E, incredibile ma vero, l’ha persino ristrutturato dopo anni di abbandono – un gesto di filantropia urbana, insomma. Queste sono le storie degli “irregolari” delle case pubbliche gestite da Aler e MM, che mercoledì 25 marzo hanno avuto il piacere di presentarsi alla Regione Lombardia per chiedere… udite udite, di non essere più trattati come abusivi e di poter finalmente pagare un affitto, da inquilini regolari. Chissà com’è, no?

La signora Alice, vera veterana delle case popolari ex Falck di Sesto San Giovanni, ci illumina con la sua storia: “Ho un Isee di 4mila euro all’anno” – una ricchezza da nababbi, insomma. Nel 1983 le fu concesso l’alloggio dal Comune, quando, vedova e con due figli piccoli, chiese più volte di regolarizzare la sua posizione e di pagare un affitto (una cortesia quasi irripetibile), ma il Comune preferì mantenere tutto in sospeso chiedendo zero soldi. Poi subentra la proprietà di Aler e quindi della Regione Lombardia, che, giustamente, si è risvegliata imponendo un affitto da capogiro: 700 euro al mese. Naturalmente Alice non può permetterseli, e ora la minacciano di sfratto. La sua richiesta? Un canone sociale equo, perché – poverina – non sa proprio dove andare.

La cronaca di Alice è solo una delle innumerevoli storie raccontate il medesimo giorno durante la conferenza stampa al Pirellone, orchestrata dall’Unione Inquilini Milano. Il loro segretario, Bruno Cattoli, ci regala un dato curioso: sarebbero circa 3.500 le occupazioni abusive tra Milano e hinterland. Ma attenzione: non si tratta di una folle banda di delinquenti, no no. La maggior parte di queste occupazioni è frutto di disperazione causata da malattie, divorzi, licenziamenti o semplicemente dal fatto di aver fatto da badanti o infermieri a chi aveva diritto all’alloggio, ma che, per un piccolo intoppo burocratico, si sono visti negare il diritto di viverci. Insomma, un meccanismo perfetto per rendere impossibile la normalità.

L’Unione Inquilini chiede con la più grande bontà possibile alla Regione di valutare caso per caso e, soprattutto, di aprire delle porte – magari anche una sola – a percorsi di regolarizzazione. Ma forse è chiedere troppo.

A fare da eco c’è Onorio Rosati, consigliere di Alleanza Verdi-Sinistra, fresco di partecipazione alla conferenza stampa, il quale, con il suo inconfondibile stile diplomatico, ci ricorda che l’attuale governo ha avuto la brillante idea di promettere un piano casa, dimenticandosi poi di realizzarlo. O meglio, si è limitato a una politica di duro contrasto all’abusivismo, che miracolosamente è degenerata in gravi violazioni dei diritti umani. A quanto pare, percorsi per regolarizzare gli occupanti ci sarebbero eccome, bisogna solo volerli mettere in campo. Ma quanti politici si svegliano davvero per queste cause? Lo chiediamo a voi, perché da queste parti pare un mistero.

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