Lunedì è arrivato il tanto atteso rally di sollievo, grazie al meraviglioso rinvio degli attacchi statunitensi alle infrastrutture energetiche iraniane. Un vero colpo di scena! Secondo gli analisti di UBS, questa pausa è l’occasione ideale per gli investitori di riorientarsi verso asset difensivi, perché ovviamente nulla dice “sicurezza” meglio di una guerra che potrebbe riprendere da un momento all’altro.
UBS, con la sua consueta lungimiranza, mantiene un atteggiamento “positivo” verso le azioni in generale, ma – grande sorpresa – declassa i titoli europei e indiani da “positivi” a un più modesto “neutrali”. La motivazione? Beh, gli europei sono ipersensibili ai rincari di petrolio e gas, dato che la loro autonomia energetica è pari a zero. Quindi, l’idea è: approfittate di questo rimbalzo per scaricare le azioni rischiose e rifugiarvi in mercati che crescono “in modo strutturale” (leggasi il più sicuro possibile) e in asset difensivi.
Perché questa passione per il prezzo dell’energia? Gli analisti precisano che prezzi più alti potrebbero frantumare ogni tentativo di ripresa nel settore manifatturiero europeo, già così fragile. In India, poi, la situazione è ancora più drammatica: un importatore vorace di petrolio, gas naturale liquefatto e gas di petrolio liquefatto dal Medio Oriente. Tradotto in soldoni, costi energetici più elevati amplificheranno il deficit della bilancia dei pagamenti, aumenteranno la pressione fiscale e rallenteranno la crescita economica. Insomma, un film già visto.
Le azioni svizzere, quelle sì che sono un valore
In netto contrasto con questa danza del dolore energetico, UBS ci fa sapere che le azioni svizzere stanno dimostrando una resilienza sorprendente. Chissà, forse è colpa del cioccolato? Fatto sta che i titoli elvetici offrono una minore esposizione ai rischi legati al settore energetico e si trovano ora a valutazioni “allettanti” – dopo un crollo del 10% dall’inizio del conflitto. Quindi, se non sapete dove mettere i vostri soldi, il consiglio è: andate in Svizzera. Sempre super saggi!
Oro, l’immortale rifugio… finché dura
Ma non è finita qui: UBS suggerisce agli investitori di sfruttare la recente svendita dell’oro per aumentare la loro esposizione a questo metallico salvagente. Perché, come sappiamo, finché la geopolitica resta incasinata e i tassi d’interesse sembrano ammanettati, l’oro è destinato a tornare a brillare.
UBS ci rassicura con piglio da oracolo:
“Nel medio termine, ci aspettiamo che l’oro si apprezzi sensibilmente se l’incertezza geopolitica rimane alta e le aspettative sui tassi d’interesse scendono. Continuiamo a vedere l’oro come un hedge efficace per il portafoglio a lungo termine e prevediamo prezzi in aumento.”
Un consiglio mai sbagliato, a meno che, naturalmente, la pace improvvisa arrivi domani e i prezzi non si schiantino. Ma non scommetteremmo su questo scenario.
Mercati asiatici emergenti: la bomba ad orologeria
Non solo UBS. Altri cervelloni del settore finanziario hanno lanciato un allarme degno di un thriller: i mercati emergenti asiatici sarebbero i più vulnerabili a una sospensione improvvisa delle forniture petrolifere attraverso lo stretto di Hormuz. Sì, quel corridoio strategico per il quale ogni mattina si prega che non succeda nulla di brutto.
Dunque, per chi ha la brillante idea di investire lì, gli scenari sono due: o si professa uno spensierato coltivatore della fortuna, oppure un cinico appassionato del rischio estremo. In ogni caso, speriamo che chi ha la sfera di cristallo sia meglio informato degli altri.
In conclusione, la morale è sempre la stessa: in tempi di crisi internazionale, la prudenza non è mai troppa. Si cambia cavallo, si tira il fiato, si spostano i capitali da un comparto all’altro, il tutto condito da un pizzico di sano e imprescindibile scetticismo sulle previsioni di chi giura di avere la “strategia vincente.”



