Ah, il celebre murale della tregua olimpica ha finalmente trovato una degna residenza: niente di meno che dentro la storica piscina Cozzi di viale Tunisia, gestita dalla super efficiente Milanosport. Un’opera che doveva incarnare l’apice dei valori olimpici e paralimpici, ora vive tra una bracciata e l’altra, giusto per ricordarci che la pace si celebra meglio con una cuffia da nuoto in testa.
La tregua olimpica, per chi ha qualche dubbio, è quella strana idea approvata all’unanimità (eh sì, tutti d’accordo, forse in quel giorno nessuno ha acceso la tv) dall’Assemblea generale dell’ONU nel novembre del 2025. È durata proprio quel tocco di poeticità da manuale, dal 30 gennaio, una settimana prima dei giochi, fino al 22 marzo, ovvero sette giorni dopo la fine di quelli paralimpici. Perché la puntualità e l’impegno verso la pace non hanno orari né scadenze… a meno che non si tratti di Olimpiadi.
Passiamo ora all’estetica dell’opera, che di certo non è solo un quadro da salotto: il murale è un monumento alla pace olimpica, rappresentata attraverso due imponenti pannelli autoportanti che fungono anche da giganteschi registri di firme. Oltre al consueto autografo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del CIO Kirsty Coventry, ci sono i “must have” degli atleti ospiti nei villaggi olimpici sparsi tra Milano, Cortina, Bormio, Livigno e Predazzo. Ah, e ovviamente non poteva mancare la firma del villaggio di Anterselva, quello del biathlon, perché ogni dettaglio olimpico deve essere slavato da un’aura di sacralità.
“Milano continuerà a custodire lo spirito dei giochi”
L’assessore allo sport Martina Riva non si risparmia e ci regala la perla di saggezza che tutti aspettavamo:
“Portare il murale della tregua olimpica all’interno di un impianto di Milanosport e in particolare nella storica piscina Cozzi significa consegnare alla città non solo un simbolo dei giochi, ma un’eredità viva dei loro valori più profondi. Le firme degli atleti, insieme a quelle delle massime istituzioni, raccontano un messaggio universale di pace, rispetto e fratellanza che vogliamo resti visibile e accessibile a tutti, ogni giorno. In questo modo Milano continuerà a custodire e a vivere lo spirito dei giochi”.
A chi dubitava, ecco che lo spirito olimpico sarà selvaggiamente tramandato tra nuotate e tuffi, per una città che dovrebbe sentirsi onorata di questo pensierino conservato tra cloro e vasche. Immaginate il messaggio universale di fratellanza sprimere letteralmente cloro in ogni bracciata.
“Orgogliosi”
Il presidente e direttore generale di Milanosport, Lorenzo Lamperti, rincara la dose con un’orgogliosa dichiarazione:
“Siamo orgogliosi che la piscina Cozzi ospiti oggi questa testimonianza concreta del messaggio universale di pace, rispetto e dialogo che ha accompagnato i giochi. La presenza di firme come quella del presidente della repubblica e dei rappresentanti del movimento olimpico internazionale, oltre a quelle degli atleti e delle atlete, è un segno tangibile del valore e della portata di questa iniziativa. Accogliere questi simboli all’interno degli impianti Milanosport significa rendere viva e accessibile a tutti, ogni giorno, la legacy olimpica, soprattutto per le nuove generazioni che vivono lo sport come esperienza di crescita e condivisione”.
Insomma, la piscina Cozzi non è solo un monumento al cloro ormai eterno, ma un’autentica cattedrale della “legacy olimpica”. Perché nulla dice “crescita e condivisione” come un murale in mezzo ai tuffi incerti di adolescenti più interessati a schizzare acqua che a sognare la pace mondiale.
“Illustre esempio”
Anche Diana Bianchedi, chief strategy planning and legacy officer della Fondazione Milano Cortina 2026, si unisce al coro di entusiasti con parole che sfiorano il sublime:
“Il murale della tregua rimarrà un simbolo e un ricordo non solo dei giochi di Milano Cortina 2026, ma anche dell’illustre esempio delle atlete e degli atleti che, nonostante le loro differenze, provenendo da paesi, culture e religioni diverse, vivono e convivono nel villaggio olimpico. Questo muro rappresenta una testimonianza tangibile della straordinaria forza dei valori olimpici e paralimpici, dimostrando che l’unità può prevalere su qualsiasi barriera”.
Ah, che toccante rappresentazione dell’unità universale… dietro a due pannelli in una piscina storica, tra profumi di cloro e tuffi maldestri. Un esempio d’illustre convivenza declinata letteralmente a brindisi con bottigliette d’acqua e risate tra atleti che magari poi, per la cronaca, tornano nei loro paesi con le loro belle divergenze. Ma almeno sul murale ci siamo messi d’accordo.



