Dopo il colossale flop del suo glorioso “Arras group”, splendidamente quotato sul listino milanese, l’imprenditore immobiliare si presenta di nuovo in pompa magna con “Second home now”, la nuova mirabolante promessa di case da sogno – rigorosamente fra Sardegna e Florida, perché non si può rinunciare al cliché dell’italiano all’estero che si compra la villa al sole.
Alla faccia delle sventure passate (leggi: un crack che fa scuola), ecco che rilancia con ottimismo prodigioso. Intervistato da Dossier, punge il dito verso chi, a suo dire, «è stato molto scorretto a portarmi in Borsa». Come se la responsabilità del naufragio potesse essere scaricata per intero su qualcun altro, e non fosse piuttosto il risultato di decisioni impeccabili targate… lui.
Nel frattempo, l’attesa è tutta per l’udienza fallimentare di maggio, evento clou che qualcuno spera possa finalmente mettere qualche punto fermo in questa tragicommedia finanziaria. Curioso pensare che, mentre promette sogni immobiliari irresistibili, a pochi mesi di distanza si trova con il fiato sospeso davanti a un giudice, tra le pieghe di un fallimento niente affatto risolto.
Il magico mondo delle ripartenze immobiliari
“Second home now” suona come l’ennesima trovata di marketing che prova a riaccendere la luce su un progetto ormai noto per più motivi sbagliati che giusti. Vendere luoghi paradisiaci è il mantra, ma in realtà serve soprattutto a mantenere viva quell’aura di credibilità che negli ambienti finanziari italiani è ormai più un miraggio che altro.
Non manca la sana retorica sulla qualità della vita, il clima perfetto e la prospettiva di un investimento milionario in un’epoca in cui tutto fa pensare al contrario. Perché se c’è una cosa sicura è che la “ripartenza” di chi si è schiantato contro il muro del mercato immobiliare milanese è tutta un’altra storia rispetto al sogno venduto con brochure patinate e siti web scintillanti.
Quel tocco di colpa distante
Nel red carpet del fallimento, la battuta su chi “ha portato in Borsa” arriva come una perla da manuale dello scaricabarile. Invece di prendersi la responsabilità, il nostro imprenditore fa la morale, quasi fosse una vittima delle malefatte altrui. Peccato che la Borsa non sia un carnevale dove si va per gioco: è il campo di battaglia dove la credibilità vale più delle chiacchiere.
E tra un siparietto e l’altro, gli investitori si chiedono se il miracolo della seconda vita immobiliare sarà solo un altro episodio della lunga serie di illusioni di facciata. L’aspettativa? Che questa volta, almeno, si faccia qualche passo in più verso la realtà e un pochino meno verso la poesia pubblicitaria.
Che vogliate scommettere sul nuovo progetto o semplicemente guardarvi intorno con sana diffidenza, il copione è spesso il medesimo: promesse di case da sogno, voli pindarici sulle opportunità, e una montagna di dubbi sul finale di questa storia.
Chi commenta da osservatore esterno può solo applaudire sarcasticamente all’eleganza con cui si ripresenta sul mercato facendo finta di nulla, mentre dietro le quinte si attende l’esito di un fallimento che sa più di telenovela infinita che di consueto scadere delle cose.



