Il marchio svizzero di sneaker On Holding cambia capo perché crescere è troppo mainstream

Il marchio svizzero di sneaker On Holding cambia capo perché crescere è troppo mainstream

Ah, la mitica impresa di sneakers svizzera On Holding ha deciso di cambiare la guardia al vertice, perché cinque anni di regno del buon Martin Hoffmann sembrano ormai troppi per un impero globale da scalare. Così, in un colpo di scena degno di una serie TV (ma purtroppo senza cliffhanger), i due fondatori David Allemann e Caspar Coppetti hanno ricevuto la benedizione per diventare co-amministratori delegati, come se due cervelli valessero meglio di uno solo nel dirigere un brand in crisi.

Naturalmente, questa mossa arriva nel bel mezzo di un momento di “crescita” che definire incerto è un eufemismo. Dopo una trimestrale che ha fatto tremare i mercati, con un deprezzamento dell’11% delle azioni, On Holding si prepara a quella che definisce ironicamente la “prossima fase di crescita”. Chissà se si tratta di crescita o di un elegante modo per ammettere che l’ascensore si è inceppato.

Qualche tempo fa, la società aveva ammesso con sorprendente onestà che la crescita delle vendite sarebbe rallentata più del previsto quest’anno. Ma niente panico, ha dichiarato Allemann a CNBC, perché “non vogliamo costruire un brand solo per i prossimi anni”. Ecco, una vera dichiarazione da visionari: perché puntare sul breve periodo quando si può guardare oltreoceano, magari offrendo qualche prodotto premium, ma solo a chi conta davvero.

Il marchio è riuscito a conquistare un pubblico molto speciale, l’“atleta senza età” — un concetto filosofico degno di Nietzsche, applicato alle sneakers — e si sta avventurando con grinta in sport vari come tennis e corsa, rubando fette di mercato ai colossi Nike e Adidas. Insomma, la rivoluzione svizzera delle scarpe sportive continua tra sogni di gloria e realtà di bilancio.

Un cambio ai vertici per guardare lontano o per nascondere le crepe?

I nuovi co-amministratori delegati, Allemann e Coppetti, prenderanno ufficialmente possesso delle loro poltrone a partire dal primo maggio, lasciando il caro Hoffmann — che non si lascerà scappare un brusco addio, ma si trasformerà con grazia in consigliere fino al 2027. Una strategia politica da manuale, per non lasciare soli i naviganti in questa burrasca azionaria.

Nel frattempo, a gennaio, era già stato annunciato il nuovo direttore finanziario, Frank Sluis, che entrerà in carica nello stesso giorno di maggio. Per completare il quadro, Scott Maguire assumerà il ruolo di presidente e direttore operativo, perché una squadra ben composta è sempre la chiave per navigare in acque tempestose, o almeno per provarci.

Non dimentichiamo che Hoffmann ha guidato l’azienda attraverso quella meravigliosa cavalcata che è stata l’IPO del 2021 e ha progettato una strategia triennale piuttosto ambiziosa: raddoppiare le vendite entro il 2026 e diventare “il marchio di sportswear più premium al mondo”. Sembra un piano da Nobel per l’ottimismo, ma chissà, forse ci stupiranno.

In effetti, la società sembra aver deciso collettivamente che questo è il momento “giusto” perché il buon Martin si ritiri dalle scene per dedicarsi ad attività filantropiche. Tradotto: con il brand che vacilla un po’, meglio farsi un profilo d’oro in beneficenza e lasciare il timone ai fondatori che sanno ancora sognare in grande.

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