Così l’eredità della guerra in Iran ci terrà compagnia per un bel pezzo

Così l’eredità della guerra in Iran ci terrà compagnia per un bel pezzo

Ah, Lloyd Blankfein, l’illustre ex CEO e attuale chairman senior di Goldman Sachs, ci regala una nuova perla di saggezza. Ovviamente, come un oracolo di Wall Street, ci avvisa che il danno della guerra in Iran “durerà a lungo,” anche se, per qualche miracoloso caso, ci fosse “una risoluzione domani”. Nel frattempo, è meglio che gli investitori si diano da fare con piani di emergenza, perché la situazione, come al solito, è tutt’altro che sotto controllo.

Intervistato da CNBC, Blankfein non perde occasione per gettare altra luce sull’ambientino rilassato di alcuni operatori del mercato, che sembrano ballare sul filo del rasoio tra ottimismo ingenuo e pessimismo catastrofista. Secondo lui, è altrettanto pericoloso credere che “tutto si risolverà” quanto presumere che “mai si risolverà”. Perché, come ben sappiamo, il mondo è sempre pieno di sfumature che la finanza sembra scordare deliberatamente.

Un riassunto poetico della saga mediorientale: gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele su Iran il 28 febbraio sono diventati la scintilla che ha infiammato una guerra regionale. Nel frattempo, Teheran ha deciso di non lasciare nulla di intentato, prendendo di mira le infrastrutture energetiche nei paesi vicini e bloccando il traffico nello strategico Stretto di Hormuz, il vero crocevia per petrolio e gas nel mondo. Insomma, la pace vola lontano e i mercati si agitano come pesci all’amo.

La danza delle oscillazioni sui mercati energetici è stata degna di un cabaret: prezzi che scorrono un giorno su e il giorno dopo giù, mentre gli investitori cercano di decifrare il caos e mettere in conto il colpo di coda nella già traballante offerta globale di petrolio. La reazione suggerita? Dimenticatevi le grandi scommesse sicure e limate le vostre strategie, con la leggerezza e la prudenza di un acrobata su un filo sottile. “Siate veloci e protettivi”, ammonisce l’ex capitano di Goldman Sachs.

Blankfein ci avverte inoltre: “Potete anche giocare sulle coperture, ma potrebbero diventare carta straccia da un momento all’altro, se le cose cambiano di nuovo direzione.” Insomma, guai a fare affidamento su presunte sicurezze in un momento in cui l’unica certezza sembra essere l’incertezza stessa. L’arte del “contingency planning” è tornata gloriosamente di moda.

In un’intervista dai rimbalzi ampi quanto la moralità degli operatori finanziari, Lloyd Blankfein ha anche iniziato a riflettere sul contesto più ampio, quelli che potremmo chiamare i “bei problemi” fiscali degli Stati Uniti. Prima della guerra in Iran, sembrava che il vento soffiasse a favore, con buone prospettive di crescita e tassi di interesse in calo. Ma ovviamente, tutto questo è diventato “di secondaria o terziaria importanza” rispetto al dramma in Medio Oriente e ai prezzi impazziti dell’energia.

Un’altra gemma da non sottovalutare: i dubbi sulla valutazione degli asset nei fondi di private equity, quei gioiellini nascosti del mercato privato. Secondo Blankfein, questi tesori non sono stati davvero messi alla prova dalla salita vertiginosa delle borse azionarie, e potrebbe arrivare presto un conto salato. “Ci sarà uno scontro con la realtà — finora non è successo, e più si rimanda, peggio sarà,” dice senza mezzi termini.

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