Pmi in crescita? Biazzo ci ricorda che senza politica industriale e cervelli non si va lontano

Pmi in crescita? Biazzo ci ricorda che senza politica industriale e cervelli non si va lontano

Che sorpresa sentir parlare di piccole e medie imprese come se fossero semplicemente una parte qualsiasi dell’economia! In realtà, secondo Giuseppe Biazzo, Presidente di Unindustria, queste creature miracolose sono il vero tessuto connettivo del nostro amato Paese, la ricchezza produttiva e l’anima identitaria dei territori. Una rivelazione che, ovviamente, nessuno aveva mai immaginato fino ad oggi.

Durante un pomposo incontro intitolato “Pmi oltre l’oggi. Identità Sviluppo Visione” tenutosi alla prestigiosa Luiss Business School di Roma, il nostro eroe ha deciso di illuminarci sugli imperativi categorici del momento: sviluppo e crescita. Perché, come tutti sappiamo, crescere è esattamente ciò che serve quando ti trovi nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica, un’arena competitiva globale e una transizione digitale ed energetica che pretende investimenti a palate.

Giuseppe Biazzo ha spiegato con grande enfasi che il cosiddetto Piano Industriale del Lazio è un piano… beh, industriale, strategico che, udite udite, vuole accompagnare le Pmi in “un percorso concreto di crescita, innovazione e rafforzamento competitivo”. Il tutto condito dalla sfida epocale di trasformare questa magnifica forza diffusa in “una crescita più strutturata” grazie a politiche industriali super efficaci, magari un po’ meno astratte.

Se crescere significa semplicemente “rafforzare la struttura dell’impresa, investire in tecnologia, organizzazione e competenze”, allora questo Piano va nella direzione giusta… almeno sulla carta, perché punta a potenziare le filiere produttive, sostenere l’innovazione (quella che si spera non resti solo uno slogan) e creare condizioni quasi magiche per la stabilità e la durata della crescita delle Pmi. Un vero toccasana, insomma, come il solito elisir che tutti promettono ma pochi riescono a far funzionare.

Poi, come ciliegina sulla torta, arrivano i “punti centrali”: capitale umano e accesso agli strumenti finanziari. Per quanto riguarda il capitale umano, il Piano addirittura affronta il nodo cruciale delle competenze e della relazione tra formazione e sistema produttivo. Fantastico, no? Un tema antico e ricorrente che ritroviamo puntualmente da decenni, manco fosse un tormentone estivo.

Accanto all’utopia del capitale umano, compare l’argomento sacro dell’accesso ai finanziamenti. Perché, a quanto pare, le Pmi hanno bisogno di soldi (ma chi l’avrebbe detto) e devono poter diversificare le fonti di finanziamento nel tempo. Il Piano promette un cambio di passo—un po’ come promettere la luna ogni volta che si fa un piano politico—puntando a rendere “più accessibili e integrati” gli strumenti per sostenere la crescita. Insomma, un nuovo capitolo della saga infinita delle promesse fatte e mai mantenute, ma almeno ora siamo sicuri che esiste un Piano. Che già ci rallegra così!

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