Trump e il voto per corrispondenza: lo odia, lo sputa in faccia, ma non riesce a farne a meno

Trump e il voto per corrispondenza: lo odia, lo sputa in faccia, ma non riesce a farne a meno

Washington. Per Donald Trump il voto per corrispondenza non è che una gigantesca truffa. Questa litania l’ha girata come un disco rotto sin dalle elezioni presidenziali del 2020, dove – udite udite – avrebbe perso solo a causa di questo “metodo malefico” accusando senza una prova concreta i democratici di aver manipolato le schede inviate per posta. Ovviamente, stiamo parlando dello stesso sistema di voto che, in piena pandemia di COVID-19, ha permesso a milioni di americani di non dover rischiare la propria salute andando fisicamente alle urne. Un piccolo dettaglio, come direbbe qualche ironico osservatore.

E, miracolo della coerenza, nel 2020 il buon Donald non spese una parola di critica. Ma, ecco lo spettacolo: questo lunedì si è fatto di nuovo sentire, ribadendo che il voto per corrispondenza è un «imbroglio postale». Perfetto. Durante una tavola rotonda a Memphis dedicata alla task force contro la criminalità – non si capisce bene cosa c’entrino i voti – ha sentenziato: «Il voto per corrispondenza significa truffa per corrispondenza. Io la chiamo truffa per posta, e dobbiamo fare qualcosa al riguardo». Magistrale, no? E la sorpresa? Lo stesso Trump ha usato questa pratica qualche giorno fa per votare alle elezioni speciali della Camera dei Rappresentanti in Florida, il suo stato di residenza.

Secondo i registri elettorali della Contea di Palm Beach, Mr. Trump ha votato per posta nell’87° distretto della Camera, che include perfino il suo golf club a Mar-a-Lago. Ha fatto il tifo per il candidato repubblicano Jon Maples, sfidando la democratica Emily Gregory. E indovinate? Lo ha fatto inviando la scheda per posta, anche se si trovava a Palm Beach negli ultimi giorni, dove avrebbe potuto tranquillamente andare a votare anticipatamente di persona fino a domenica sera. Ah, e il seggio era a soli 15 minuti di macchina da casa sua e dal suo famoso campo da golf. Un dettaglio insignificante, evidentemente.

Negli ultimi mesi, lo show continua: Trump ha ribadito che il voto per corrispondenza è soggetto a frodi diffuse, spronando i senatori repubblicani a votare una legge elettorale più rigida che tra le altre cose richiede la prova della cittadinanza per nuovi elettori. Finora, però, queste preghiere hanno avuto più effetto su Twitter che in Senato.

Su Truth Social – la sua piattaforma preferita per spargere messaggi altisonanti – è più volte sbottato contro la “truffa” del voto per posta, promettendo addirittura di smantellare questa modalità. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione di un mese fa, Trump ha rincarato la dose: «basta con i voti per corrispondenza truccati». Suona come un disco rotto, ormai.

In un’evidente contraddizione, il Presidente preme per emendamenti che vietino di fatto il voto per corrispondenza, tranne nelle rarissime eccezioni tipo malattia, disabilità, viaggi o servizio militare. Strano però che la sua situazione rientri magicamente fra le eccezioni: Olivia Wales, giovane portavoce della Casa Bianca, ha spiegato il miracolo con queste parole:

Olivia Wales ha detto:

«Come tutti sanno, il Presidente è residente a Palm Beach e partecipa alle elezioni in Florida, ma, com’è ovvio, risiede abitualmente presso la Casa Bianca a Washington. Come ha affermato il Presidente Trump, il “SAVE America Act” prevede eccezioni di buon senso che consentono agli americani di ricorrere al voto per corrispondenza in caso di malattia, disabilità, servizio militare o viaggi; tuttavia, il voto per corrispondenza universale non dovrebbe essere consentito, in quanto altamente esposto al rischio di frodi».

Il punto è che non è mica la prima volta che Trump si professa nemico del voto per posta ma poi lo utilizza quando fa comodo. Anche durante le primarie presidenziali del 2020, spedì la sua scheda nonostante abbia gridato al complotto, senza prove, sostenendo che i Democratici stessero “rubando” le elezioni con questo sistema.

La realtà e il paradosso del voto per corrispondenza

Secondo gli esperti elettorali, le continue bordate del Presidente contro il voto per corrispondenza vanno soltanto a minare la fiducia nel processo democratico statunitense, aggiungendo veleno dove non ce n’è bisogno. Ecco la chicca: dati alla mano, i casi di brogli riguardanti il voto per posta sono quasi inesistenti. Combinando tutti gli episodi del 2020 e del 2024, si arriva a meno di venti casi documentati.

Tra l’altro, il sistema elettorale americano è farcito di controlli e bilanciamenti gestiti da funzionari locali, volti a schivare qualsiasi imbroglio, per quanto Trump faccia finta di ignorarlo. Insomma, una tragedia che si rivela più farsa ogni volta che il tycoon apre bocca sul tema.

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