Ennio Brion, colui che ha avuto il merito di trasformare l’elettronica di consumo in qualcosa di più sofisticato: oggetti da design che parrebbero usciti da un museo, se solo qualcuno li comprasse ancora. Dal 1968 al 1992, ha guidato con mano ferma la Brionvega, l’azienda famigliare fondata dal padre Giuseppe e Leone Pajetta nel lontanissimo 1945.
Non stiamo parlando di una qualunque fabbrica di cianfrusaglie elettroniche: sotto la sua regia, quella che all’inizio era solo una fabbrica di componenti elettrici è presto diventata il faro del “design industriale” italiano, con prodotti che oggi i cultori del vintage venerano come reliquie. Laureato in economia e commercio, Brion ha fatto squadra con veri mostri sacri del design come Richard Sapper, Marco Zanuso, i mitici fratelli Castiglioni e Mario Bellini. Il risultato? Oggetti che hanno scolpito nel marmo l’immagine della tecnologia e dell’estetica italiana — almeno finché negli anni novanta l’azienda è stata fagocitata dalla Séleco, come tutte le storie di successo italiane dell’elettronica di quei decenni.
Ma la fama di Ennio Brion non si limita a tripudi di plastica e tubo catodico. No, caro lettore, lui ha anche fatto il mecenate: è stato uno zelante sponsor di opere architettoniche di quelli che fanno davvero tremare i portafogli. Nel 2022, insieme alla sorella Donatella, ha donato al FAI il celebre memoriale Brion a San Vito di Altivole, in provincia di Treviso. Una specie di santuario del design, commissionato dalla madre per il padre defunto e realizzato dall’architetto Carlo Scarpa, perché anche nel lutto ci vuole stile e architettura da urlo.
Le icone del design
La storia della Brionvega è una vera epopea del design italiano postbellico. Nata a Milano nel ’45 come Bp radio, grazie a una fusione improbabile tra un imprenditore, una casalinga e un industriale, si specializza in componenti elettrici. Ma la magia accade nel 1959 quando si decide di buttarsi a capofitto nel design industriale. Grazie a partnership con geni del settore come Marco Zanuso e Richard Sapper, sforna prodotti senza tempo come la radio TS502 e il televisore portatile Algol, che oggi hanno l’onore di essere esposti al MoMa di New York: insomma, icone che nemmeno Hollywood può vantare.
La crisi anni Ottanta: la caduta del gigante
Dopo la scomparsa di Giuseppe Brion nel 1968, il timone passa alla moglie e al figlio Ennio. Nonostante gli applausi e due premi Compasso d’Oro, gli anni Ottanta rivelano tutta la loro spietata crudeltà: la crisi dell’elettronica italiana e la feroce competizione straniera mettono in ginocchio anche questa leggenda del made in Italy. Nel lontano 1992 Brionvega finisce nelle mani di Séleco, e da lì un giro di passaggi di proprietà, fallimenti e liquidazioni che farebbe impallidire un film drammatico. Oggi il marchio è sotto l’egida di Sim2 multimedia, che giustamente continua a produrre qualche rivisitazione aggiornata dei modelli storici, perpetuando la memoria di un’epoca che ormai sembra appartenere a un universo parallelo.
Una volta erano oggetti da sogno, oggi sono reliquie da collezione, icone del passato che ci ricordano come, una volta, la tecnologia potesse anche essere bella oltre che utile. Grazie, Ennio Brion, per averci insegnato che anche una radio può essere musa ispiratrice… e ora riposa in pace, anche tu, in quella grande scatola di design che è la storia.



