Ah, Abivax, quel gioiellino francese della biotecnologia che ha fatto sfracelli in Borsa con un balzo del 1700% nel 2025. Ovviamente, questa impresa non è affatto impaziente di vendere, anzi, conta di raccogliere ancora un bel po’ di soldi dopo aver pubblicato i dati chiave di un trial decisivo a giugno. Sembra quasi una “strategia” per ricordare ai potenziali compratori che il tempo stringe solo per loro, non per la compagnia.
Da mesi si rincorrono voci su un’imminente acquisizione da parte di qualche colosso farmaceutico. Naturalmente, il titolo fa su e giù come le montagne russe, ma senza mai perdere di vista la possibilità di un’accoglienza sontuosa sotto l’ala protettrice di una multinazionale. Peccato che il CEO Marc de Garidel abbia il coraggio di dire che, anzi, meglio aspettare l’esito dell’ultimo studio, previsto per fine secondo trimestre, prima di qualsiasi matrimonio commerciale. Avete capito bene: “Perché correre?”
L’oggetto del desiderio è il farmaco Obefazimod, unico vero asso nella manica della società, che punta a diventare il king incontrastato nelle terapie per la colite ulcerosa e, magicamente, apre persino le porte a un mercato multi-miliardario per l’irritabile sindrome intestinale e la malattia di Crohn. Se fosse davvero così miracoloso, uno si chiede: ma perché non accelerare?
Marc de Garidel ha spiegato ben chiaro:
“Ha senso aspettare fuori dagli Stati Uniti i risultati della fase di mantenimento perché siamo certi che saranno positivi e quindi le condizioni di un accordo saranno migliori. Per quale motivo dovremmo avere fretta?”
Parole sante, soprattutto se si considera che il mercato attende con fiato sospeso e che ogni attimo perso è un soldo lasciato sul tavolo. Il CEO ha anche anticipato che vedremo un corposo aumento del capitale in arrivo, con una combinazione di finanziamenti azionari e debito, giusto per portare i conti fino al 2027, anno in cui promette di raggiungere la tanto agognata redditività.
Nel frattempo, la società continua a nuotare in un mare di liquidità da 530 milioni di euro a fine 2025, cifra che sembra rassicurare gli investitori ma fa alzare un sopracciglio agli analisti, visto che la spesa in ricerca e sviluppo è balzata a 177,8 milioni di euro—con una previsione di costi commerciali in crescita che non lascia molto spazio ai pranzi gratis.
Un Nuovo Chief Commercial Officer e la Scommessa sul Lancio
Ovviamente, non poteva mancare un colpo da maestro: l’annuncio di Michael Nesrallah, ex vicepresidente di Takeda, come nuovo direttore commerciale. Un segnale chiaro che Abivax si prende sul serio il business, ma senza rinunciare a mantenere la proverbiale calma francese di chi sa di avere qualcosa di grosso tra le mani.
Con soli 150 dipendenti al momento, il sogno di una distribuzione globale in autonomia resta un’utopia. L’idea è quella di cercare partner strategici per lanciare il prodotto fuori dagli Stati Uniti, aspettando il fatidico “ok” della Food and Drug Administration per quel mercato regale, dove però spunta anche l’ombra della famigerata politica sui prezzi dei farmaci di Trump, nota come “Most Favored Nation” (MFN), che lega i prezzi negli USA a quelli più bassi di altri paesi comparabili. Un bel rompicapo per chi vuole vendere ovunque ma senza inciampi.
De Garidel ha ironizzato sull’argomento:
“Quando troveremo un partner internazionale, dovremo assicurarci che nessuna sua mossa fuori dagli Stati Uniti metta in pericolo la partita americana. Insomma, un bel gioco di equilibrismo.”
Il Gioco d’Azzardo Degli Analisti
Gli esperti di mercato non perdono occasione per scommettere su chi arriverà primo all’appuntamento: l’accordo prima del verdetto sul mantenimento o subito dopo per massimizzare i profitti? Sebastiaan van der Schoot, analista di Van Lanschot Kempen, fa notare saggiamente che quasi sempre queste startup biotech vengono acquisite prima del lancio. Ma attenzione, ha già messo in conto che il prezzo del titolo include in gran parte l’esito positivo del trial—quindi benvenuti al gioco dell’alta tensione finanziaria.
E che dire di Damien Choplain di Stifel, che ha espresso l’idea che, con dati solidi e pochi competitori in vista, un accordo potrebbe benissimo arrivare prima, anche se il vero valore massimo si otterrebbe a risultati pubblicati? Ah, i giochi di prestigio della finanza farmaceutica.
Insomma, Abivax si gode la scena, mantiene il suo ritmo compassato, e ci regala una lezione magistrale su come fare i soldi (almeno per ora) senza davvero essere costretti a venderli. Un investimento per chi ama il brivido del mercato, o forse solo un capolavoro nella gestione del “non ho fretta di vendere” mascherato da strategia infallibile.



