Petrolio schizza sopra i 100 dollari mentre l’Iran fa finta di pace e tutti bevono il suo tè amaro

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Athora Italia, compagnia assicurativa specializzata in vita e facente parte del Gruppo Athora, ha deciso ancora una volta, questa volta in tandem con Nomisma, di regalarci la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future. Una preziosa indagine che mira ad “immortalare” l’animo tormentato degli italiani di fronte a risparmio, investimenti, previdenza e protezione, con un’attenzione particolare alla longevità e alla previdenza complementare. Oggi, a dibattere su questi argomenti di primo piano hanno preso parola Jozef Bala, amministratore delegato di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttrice della New Market Intelligence di Nomisma, e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica, svelando le nostre più intime contraddizioni.

Che gioia obbligatoria pensare di vivere a lungo! Sì, però, non è tutto oro quel che luccica… Se da un lato il 63% dei pensionati guarda al futuro con sorridente ottimismo, il povero 29% dei lavoratori vede nella lunga vita una fonte di ansia da prestazione: più che la gioia di una lunga pensione, scatta il timore di finire in balia delle insidie della vecchiaia. Insomma, il calo di vigore fisico e la perdita di autonomia pesano più della banale pianificazione economica. Perfino la preoccupazione per la non autosufficienza futura è sentita da 3 italiani su 4 (74%), principalmente per dover gravare i familiari con le cure, rivoluzionare il proprio stile di vita e, naturalmente, per la montagna di spese inevitabili che comporta.

Eppure, nonostante queste angosce degne di un buon romanzo gotico, tra i non pensionati solo una manciata (un modesto 8%) ha effettivamente messo un po’ d’ordine nella vita post-lavoro. Paradossalmente, gli italiani amano risparmiare – almeno per sentirsi dire che lo fanno – ma lo fanno secondo le stesse logiche delle nonne: riducendo «le spese inutili» (47%), comportandosi da semplici accumulatori allo sbaraglio senza una strategia seria. Ecco servito il risparmio “primitivo”, poco progettato, quasi fossero guerrieri sparsi senza tattica. Non sorprende quindi che, tra chi non costruisce un cuscinetto di sicurezza per la vecchiaia, ben il 53% ammetta candidamente di non riuscire a mettere da parte una cifra decente.

Un’altra cocente illusione riguarda la percezione del tempo e la realtà del sistema previdenziale. Più di un terzo dei lavoratori continua a illudersi che la pensione arrivi al fatidico traguardo dei 65-67 anni, mentre solo un terzo (33%) si immagina con più di vent’anni di ozio pensionistico. Forse i più svegli tra i pensionati già sanno che guardare oltre i 10 anni da spendere senza più lavorare è la vera sfida: il 57% di loro ha sicuramente fatto conti più realistici (o più amari). Come se non bastasse, il cocktail di scetticismo e ignoranza istituzionale è ben servito: il 70% degli aspiranti pensionati teme di ricevere un assegno che più che mantenere uno stile di vita sia un invito a rivedere le aspettative, mentre il 42% crede, nella pur minima speranza, che i contributi versati oggi non debbano necessariamente pagare l’attuale generazione di pensionati.

Ma il vero colmo arriva quando, nonostante le paure e le titubanze, solo il 27% degli italiani ha effettivamente “ispirato” un piano pensionistico integrativo. Sì, proprio così: parlare di futuri sacrifici è un passatempo piacevole, ma capire che occorra agire ora è ancora un lusso per pochi. Evidentemente, la metodologia del risparmio in Italia preferisce la bella narrativa alle azioni concrete, mantenendo tutti in un piacevole limbo tra speranze e disillusione.

Lo spettro della non autosufficienza tra paura e rassegnazione

Se dunque tre italiani su quattro sono terrorizzati dall’idea di diventare non autosufficienti, pensare a sostenere queste difficoltà è un altro discorso. La preoccupazione principale ruota attorno all’onere affidato ai familiari, che immancabilmente deve riorganizzare drasticamente le abitudini quotidiane e sollevare un gravissimo peso economico. Anche questa dinamica racconta un’Italia incapace di trasformare la paura in un piano concreto, forse per mancanza di strumenti adeguati o, più semplicemente, per la proverbiale voglia di lasciare tutto all’ultimo minuto.

Il risparmio che non c’è e la finzione delle strategie fai-da-te

Invece di pianificare con serietà, gli italiani preferiscono affidarsi a stratagemmi improvvisati, riducendo qualche spesa qua e là nella speranza che basti. La razionalità economica lascia spazio alle emozioni e a quel buon senso da bar che non sempre si traduce in soldi accantonati o investimenti strutturati. Insomma, siamo ancora lontani dal vero cambio di paradigma in tema di previdenza e protezione economica.

La fumosa percezione del sistema pensionistico pubblico

Il mix di sfiducia e scarsa conoscenza del meccanismo previdenziale pubblico fa il resto. I dati parlano chiaro: la maggior parte dei lavoratori teme che la pensione sarà una misera briciola e, anche se versa contributi, non è certo che essi pagheranno qualcosa per sé un giorno. Questo clima di incertezza alimenta quel “non agire” che rischia solo di peggiorare la situazione nel lungo termine.

In definitiva, il quadro che emerge è quello di un’Italia sospesa tra consapevolezza e finta sicurezza, tra paure autentiche e mancanza di volontà reale di affrontare la propria finanziaria vecchiaia. Un’istantanea che dovrebbe far riflettere nei corridoi delle istituzioni e nelle case dei cittadini, sperando che la lungimiranza possa presto fare il suo ingresso trionfale.

Ah, l’Italia e il mito del risparmio previdenziale: un connubio fra sacrificio e indecisione che farebbe impallidire persino il più esperto procrastinatore. Solo il 36% degli italiani sembra pronto a muovere un dito per attivare una forma di previdenza complementare, ma con una lentezza tale da far sembrare una lumaca un bolide da corsa. Per contro, la maggioranza preferisce prendere tempo, quasi a voler rimandare l’inevitabile, mentre coltiva sogni d’oro su integrazioni pensionistiche da oltre 700 euro al mese. Il paradosso? Nonostante tali aspirazioni, il 75% del campione non è disposto a sganciare più di 200 euro al mese: una scelta saggia o semplicemente irrealistica?

Il vero dramma, però, emerge quando si parla del “costo del rimpianto”. Già, quello stesso rimpianto che cresce con l’età e che, all’onore dei quali, il 50% degli over 50 consapevolmente ammette: “avrei dovuto pensarci prima”. Incredibile, ma vero: le storie di chi si pente in tarda età sono ancora tante, mentre tra i pensionati, un 20% avrebbe infilato la testa in un buco del tempo per riprogrammare il pensionamento con qualche decennio d’anticipo. L’ironia più spietata spetta invece a quel 27% che ha avuto il buon senso di agire in tempo — e guarda caso, racconta senza vergogna di non avere rimpianti, anzi, di sentirsi soddisfatto al 91%. Evidentemente, pianificare conviene; peccato che questa verità sia compresa solo da pochi eletti.

Se pensavate che il problema fosse soltanto economico, vi sbagliavate di grosso. Il vero ostacolo è la disinformazione cosmica. Appena il 21% degli italiani non ancora avvezzi ai prodotti previdenziali ha voglia di scavare nel misterioso funzionamento di queste formule magiche. Il restante 45%? Preferisce mantenere un’atmosfera di ignoranza felice, affidandosi ai preziosi consigli di amici e parenti — perché chi meglio di un cugino inesperto può guidarci verso il futuro pensionistico? Oppure, nei casi più fortunati, ci si appiglia alle “sacre” consulenze bancarie, che spesso traducono il tutto in un linguaggio così tecnico da ricordare un incantesimo arcano. Il risultato? Scelte a casaccio, mentre il settore grida a gran voce la necessità di una consulenza finalmente umana, chiara e meno criptica.

La confessione dell’amministratore delegato

In occasione del lancio di questa lodevole indagine, Jozef Bala, CEO di Athora Italia, ha dispensato la sua illuminata verità:

“I dati mostrano un’Italia che risparmia con fatica, ma che non riesce a trasformare quella fatica in un progetto solido di vita. Il nostro ruolo come compagnia assicurativa è chiaro: dobbiamo comunicare che la previdenza complementare non è solo un optional, ma la strategia anti-rimpianto per chi vuole dormire sonni tranquilli domani. Quel 91% di sottoscrittori soddisfatti non mente. Serve un cambio di passo: avvicinare la figura dell’assicuratore a quella del consulente finanziario e puntare tutto sull’educazione finanziaria, soprattutto per i giovani, i quali devono finalmente capire che il tempo è prezioso e procrastinare fa solo male.”

In poche parole, un urlo dalla torre: basta pigrizia mentale, è il momento di svegliarsi! Ma chissà quanti italiani ascolteranno il richiamo, abituati com’è a rimandare pure l’idea del rimpianto.

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