Allarme stagflazione in eurozona mentre la crisi energetica diventa il nuovo incubo critico

Allarme stagflazione in eurozona mentre la crisi energetica diventa il nuovo incubo critico

Ah, l’Europa che affonda in un mare di contraddizioni economiche proprio mentre il conflitto in Medio Oriente la costringe all’ennesima lezione di geopolitica da manuale del disastro. Il settore privato nell’area euro ha toccato il minimo da dieci mesi a marzo, e c’è da chiedersi se qualcuno abbia davvero voglia o energia per una crescita qualsiasi, visto il balletto di numeri e sussurri dai ranghi degli economisti.

Il famoso indice flash dei responsabili acquisti (PMI) di S&P Global è scivolato a 50,5, un crollo quasi brusco rispetto al 51,9 di febbraio — e già questa cosa di “quasi espansione, quasi recessione” forse destabilizza più di quanto dovrebbe. Gli esperti avevano previsto un calo meno marcato a 51,0, ma evidentemente la realtà ha deciso di non rispettare le promesse.

Naturalmente, 50 è la fatidica linea di demarcazione tra espansione e contrazione, quindi siamo sull’orlo (o meglio, camminiamo sul filo del rasoio) di una crisi che non si fa problemi a chiamare stagflazione, quel cocktail velenoso di inflazione galoppante, disoccupazione che non decolla e crescita impantanata nel fango.

Chris Williamson, il guru economico di S&P Global Market Intelligence, ne ha approfittato per lanciare un allarme senza mezzi termini:

“L’indice flash dell’Eurozona suona come una sirena di stagflazione, mentre la guerra in Medio Oriente fa impennare i prezzi e soffoca la crescita.”

Ah, finalmente una guerra che non solo mette a rischio vite umane, ma infiamma i costi energetici e paralizza le catene di approvvigionamento come un ingorgo stradale in autostrada un venerdì pomeriggio.

Le aziende, sempre più stressate, hanno fatto sapere che stanno assumendo di meno questo marzo rispetto al solito, e le aspettative per il resto dell’anno sembrano essersi gonfiate come un palloncino destinato a scoppiare. Difficile biasimarle: se da una parte alzano i prezzi per coprire costi energetici e dilazioni nelle forniture, dall’altra vedono la domanda scivolare via come ghiaccio al sole.

La Stagflazione: Una Minaccia da Incubo per Qualsiasi Banca Centrale

Ora, per chi non lo sapesse, la stagflazione è il brutto mostro economico con cui nessuna banca centrale vorrebbe fare amicizia. Perché cosa fai? Alzi i tassi per combattere l’inflazione, e buttare giù i consumi rischia di farti precipitare nel baratro della disoccupazione; oppure abbassi i tassi per provare a rilanciare la crescita, ma così fai schizzare l’inflazione come un razzo impazzito.

Il dilemma è bello e grave, ecco perché tutti scuotono la testa davanti alle prospettive per l’Eurozona, dove in fondo non sono soli: anche l’India, che pure si pavoneggia per la sua crescita, ha visto rallentare l’espansione nel settore privato al punto più basso da ottobre 2022.

Un Crunch Energetico “Critico” (Parola della Von der Leyen)

Come se non bastasse, i pronostici economici sembrano ormai carta straccia: la guerra in Medio Oriente ha riscritto le regole del gioco e, francamente, nessuno sa quanto durerà questo disastro e quali saranno le conseguenze a lungo termine per i costi dell’energia e le catene di approvvigionamento.

La tanto decantata Banca Centrale Europea, quella che dovrebbe davvero avere una sfera di cristallo, adesso si ritrova a dover rivedere i propri scenari di crescita e inflazione: appena la settimana scorsa ha rilasciato previsioni di crescita allo 0,9% nel 2026 e un’inflazione media del 2,6% per quest’anno. Tutto rose e fiori? Macché, si direbbe un ottimismo da storditi.

Williamson aggiunge quel dettaglio pratico che i rapporti ufficiali amano occultare con garbo:

“L’indicatore prezzi nel PMI suggerisce che l’inflazione sta virando verso il 3%, con pressioni sui costi che continueranno a spingere al rialzo i prezzi al consumo nei prossimi mesi.”

Insomma, la BCE non è mica in una ‘posizione confortevole’ rispetto a crescita e inflazione, anzi, si potrebbe dire che è piuttosto ‘disagiata’ se ci perdona il gioco di parole.

Un ulteriore commento arriva da Raphael Brun-Aguerre della J.P. Morgan:

“Il sondaggio indica un forte impatto inflazionistico a breve termine dai prezzi energetici più alti, che potrebbe riflettersi anche nei prezzi core… Lo shock sui prezzi dell’energia potrebbe erodere la redditività delle imprese e ha già danneggiato la domanda e la produzione nell’intera regione. Il sentiment delle imprese è sotto pressione significativa. Dati recenti della Commissione Europea mostrano già un duro colpo alla fiducia dei consumatori.”

Se non bastasse, il Medio Oriente si diverte a complicare ulteriormente le cose con attacchi mirati a petroliere, di cui alcuni avvenuti vicino a Bassora in Iraq, alimentando tensioni e incertezze in un mercato dell’energia già di per sé non esattamente stabile.

In questa poesia distruttiva, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha alzato la voce martedì mattina, finalmente ammettendo che “è tempo di negoziare con l’Iran” visto che la situazione energetica globale si fa decisamente “critica”.

Ha detto:

“La situazione è critica per gli alleati nell’approvvigionamento energetico a livello mondiale. Siamo tutti investiti dagli effetti domino sui prezzi di gas e petrolio, sulle nostre imprese e società; ma è di fondamentale importanza arrivare a una soluzione negoziata che metta fine alle ostilità in Medio Oriente.”

Diciamo che la speranza è l’ultima a morire. O forse l’ultima a capire cosa sta succedendo davvero.

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