Larry Fink di BlackRock avverte: l’intelligenza artificiale, la nuova fabbrica delle disuguaglianze senza fine

Larry Fink di BlackRock avverte: l’intelligenza artificiale, la nuova fabbrica delle disuguaglianze senza fine

Siamo al cospetto dell’“arrivo della tecnologia più rivoluzionaria dai tempi, almeno, del computer”. L’intelligenza artificiale è qui, imperiosa e imperativa. “È qui per rimanere” e si trova “al centro della competizione tra Stati Uniti e Cina”. Peccato che, oltre a promettere un futuro brillante, porti in dono anche qualche rischio da brivido, soprattutto l’aumento delle disuguaglianze nel patrimonio. Ovviamente, a ricordarcelo è nientemeno che Larry Fink, il grande capo della BlackRock, prima società mondiale nella gestione del risparmio e degli investimenti, che nella sua epica lettera agli azionisti ci svela questa perla di saggezza.

Secondo il nostro illuminato top manager, la risposta alle perturbazioni provocate dall’evoluzione dell’AI è semplice: bisogna investire. In un’epoca di “notevole incertezza”, un’infinità di valore si crea nei mercati dei capitali, dice con una punta di entusiasmo. “Questo apre enormi opportunità, ma solo per chi osa giocare a lungo termine”. Insomma, la “sicurezza finanziaria” deve diventare il vostro mantra quotidiano, altrimenti rischiate di rimanere a bocca asciutta.

La storia insegna, papale papale, che “le tecnologie trasformative producono un valore gigantesco che finisce nelle mani delle aziende che le sviluppano e degli investitori che le possiedono”. Tradotto: la ricchezza generata negli anni vola dritta a chi aveva già un bel gruzzolo di partenza. Non male come schema, vero?

Ma attenzione amici, perché “la spinta dell’AI rischia di creare la stessa trama, ma questa volta su scala ancora più vasta”. La concentrazione di capitali si farà ancor più stretta e veloce grazie alle nuove tecnologie. Qui, il rischio di cui parla Fink è concreto: l’AI potrebbe aumentare drasticamente la disuguaglianza di ricchezza se la proprietà non si diffonde equamente. Traduzione: chi ha tanto ne avrà di più, chi ha poco… pazienza.

E come ripararsi da questo apocalittico scenario? Ovviamente investendo! Ma attenzione a non cadere nella trappola più comune: cercare di prevedere i movimenti di mercato come se si avesse una sfera di cristallo. Il nostro genio della finanza consiglia invece di restare saldamente ancorati agli investimenti durante le tempeste, perché “alcuni dei giorni migliori nel mercato si sono verificati proprio quando le notizie erano più da brivido”. Un consiglio prezioso, soprattutto per chi sta pensando di vendere tutto in preda al panico per la volatilità scatenata dalle guerre in Medio Oriente.

La Sacra Bibbia dell’Investimento: Il Lungo Termine

La bussola infallibile rimane quindi “il lungo termine”: negli ultimi vent’anni, ogni dollaro investito nell’indice S&P 500 avrebbe prodotto un rendimento superiore di ben oltre otto volte. Ma attenzione: perdere “anche solo i dieci giorni migliori” avrebbe dimezzato quei guadagni mirabolanti. Roba da strapparsi i capelli!

Ecco allora la riflessione degna di un Nobel per l’economia: “Il vecchio modello del capitalismo globale si sta sgretolando sotto i nostri occhi”. I Paesi si lanciano in giganteschi investimenti per diventare autosufficienti nel campo dell’energia, della difesa e, naturalmente, della tecnologia. Insomma, un capitalismo tutto nuovo, che “funziona, ma evidentemente non per un numero abbastanza grande di persone”.

In sostanza, siamo invitati a una grande festa per pochi eletti: chi capisce il gioco, capitalizza; chi resta a guardare, si mangerà le mani da lontano. E nonostante l’AI prometta rivoluzioni, paradossalmente il nome del gioco resta sempre lo stesso: arricchire chi già è ricco. Ma che sorpresa, vero?

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