Colombia. Un velivolo militare Hércules, con tutto il suo carico umano, si è lanciato in una performance acrobatica a costo zero subito dopo il decollo da Puerto Leguízamo, nel pittoresco dipartimento di Putumayo. Da applausi.
Il governatore locale, Jhon Gabriel Molina, si è sentito in dovere di comunicarci che tra le statistiche funeree ci sono anche 14 sfortunatissimi in condizioni «critiche», alcuni dei quali, per dargli un tocco internazionale, sono già stati trasbordati negli ospedali di Firenze e, udite udite, Bogotà. Hanno fatto il giro del mondo in meno di mezz’ora, questi poveretti.
Chi mai poteva immaginare che un aereo militare C-130 della gloriosa Forza Aerea Colombiana, con a bordo ben 125 persone – sì, avete letto bene, non 80 ma 125 – inclusi 112 valorosi militari dell’esercito, due esemplari agenti di polizia e l’equipaggio (perché non si sa mai che qualcuno volesse un piccolo raduno), potesse finire malamente?
Le operazioni di salvataggio, che si presume siano un esercizio di pazienza e coordinazione, sono andate avanti tutta la mattinata, perché qualcuno dovrà pur fare il giro del campo cercando superstiti tra gli innumerevoli detriti e il caos. Nel frattempo, non si sa bene come, restano da chiarire le condizioni di alcuni passeggeri: un vero giallo nel cuore dell’Amazzonia colombiana.
Gustavo Petro, il presidente di questa meravigliosa nazione, non poteva mancare a questo triste sipario e ci tiene a precisare – perché è d’obbligo nell’era dell’informazione lampo – che ha prontamente attivato la rete sanitaria nazionale, una chicca del sistema pubblico, e ci invita a «mantenere la prudenza».
Per aggiungere un tocco di suspance degno di un thriller fumettistico, il nostro caro presidente sottolinea che le cause dell’incidente sono, nonsense permettendo, ancora un mistero fitto come la giungla da cui è partito questo destino aereo. Naturalmente, le indagini sono in corso, affidate alle “competenti” autorità colombiano-militari, che sicuramente non perderanno nemmeno un minuto dietro a inutili dettagli come manutenzioni, condizioni meteorologiche o piloti distratti.
Una tragedia tra i misteri e le inefficienze
Facciamo un passo indietro: il C-130 Hércules è da decenni il workhorse delle operazioni militari, piuttosto affidabile nei suoi rapidi spostamenti e carico smisurato. Ma evidentemente in Colombia qualcuno ha deciso di testare il limite di questa leggenda dello spazio aereo. I risultati? Un numero imbarazzante di vittime in un contesto di scarsa trasparenza, proprio quando la popolazione si aspettava sicurezza e serietà.
È ammirevole come l’apparato governativo si ruoli immediatamente nella retorica del «non sappiamo ancora, indagheremo», un mantra che inizia a stancare quando si ripete da anni in situazioni analoghe. Nel mentre, parenti, amici e colleghi si trovano a piangere centinaia di vittime, una scia di fame di verità che continua a scontrarsi con muri di silenzio e burocrazia.
Ma tranquilli, ce la faranno. In fondo, è pur sempre la Colombia, e non si possono mica chiedere miracoli. Per ora, però, fissiamo un osservatorio cinico sul tragico teatrino aeroportuale, in attesa del prossimo «mistero svelato» con occhi deboli e retorica smielata. Un’altra puntata della soap opera aerea che dimenticheremo appena smetteremo di leggere i resoconti.



