La Lombardia ha deciso di sposare la riforma della giustizia. Almeno, questo è ciò che raccontano i numeri finali del referendum, che però si distinguono come un classico dramma teatrale tra “la provincia addormentata” e il “villaggio globale”, con Milano che dice un sonoro No. Eh sì, mentre nel resto della regione il Sì festeggia con un dignitoso 53%, nel capoluogo meneghino il No si prende la scena con un elegante 58,3%. Un contrasto degno di un film giallo, non credete?
Se nel cuore pulsante della Lombardia il No fa il furbo, nelle province la storia sembra un po’ diversa, e molto più prevedibile: Bergamo e Brescia si ergono a paladine del Sì, con percentuali che sfondano il tetto del 60%. Seguono a ruota Sondrio, che non vuole essere da meno, lasciando a Milano la misera fama di bastione del No. Infatti, nell’intera città metropolitana, quel Sì che dovrebbe salvare il sistema giustizia si ferma al 53,7%, come dire: “No, grazie”.
L’affluenza? Ah, questo è un capitolo a parte… La Lombardia brilla con il 63,7%, decisamente ben sopra la media nazionale del 58,9%. E a Milano, culla del No, si sbatte il record del 65,1%. Evidentemente votare è un’attività che fa impazzire i milanesi, o forse è solo più facile raggiungere i 162 seggi distribuiti efficacemente nelle scuole. Complimenti all’organizzazione, almeno quella gira liscia.
Sala e la vittoria del No: un sospiro di sollievo
Giuseppe Sala, sindaco di Milano, non se lo aspettava, ma ha accolto il trionfo del No come una buona notizia. In effetti, ha interpretato il voto come “una risposta politica forte in un contesto molto politicizzato”. Tradotto: finalmente qualcuno ha capito che il Paese non è un monolite ma un’arena piena di contendenti.
Giuseppe Sala said:
“Il risultato del No indica che il Paese è contendibile e che non esistono verità assolute su questioni così complesse.”
Centrodestra: tra occasione perduta e difficile svolta
Il centrodestra, sempre pronto a vedere il bicchiere rigorosamente mezzo vuoto, ha declamato un coro di “occasione persa” per il sistema giudiziario. Alessandro Sorte, segretario regionale di Forza Italia, ha cercato di lasciare una fiammella di speranza, riconoscendo il segnale positivo delle province lombarde. Mentre Carlo Maccari e Christian Garavaglia di Fratelli d’Italia, con la loro consueta delicatezza politica, hanno spiegato che l’astensionismo nel resto del Paese è colpa della “complessità tecnica” della materia referendaria — come se avessero voluto dire: “Troppo complicato anche per noi.”
La questione dei fuori sede e gli eroi invisibili delle urne
Gaia Romani, assessora ai servizi civici del comune di Milano, ha avuto la gentilezza di ringraziare il personale impegnato nei seggi, sottolineando però una nota dolente: i compensi per questi valorosi lavoratori elettorali devono essere adeguati. Perché, si sa, la fatica elettorale non è esattamente un hobby.
Ha inoltre messo il dito nella piaga del voto mancato dei fuori sede, una categoria che ad ogni tornata elettorale sembra un mistero irrisolto degno di un giallo di Agatha Christie. Probabilmente il sistema elettorale dovrebbe farsi più furbo e meno complicato anche per loro, ma chissà.
Per concludere in gloria e ironia, il comitato per il No ha organizzato un ritrovo in piazza Duomo, la vera capitale del dissenso cittadino, per festeggiare quella che ormai è diventata la loro piccola grande vittoria. Un brindisi amaro ma sentito, nella città che non vuole la riforma, e che forse un po’ di giustizia preferisce incasinata e meravigliosamente inefficiente.



