Guerra in Iran: l’ultima follia di Usa e Israele e noi che restiamo a guardare in diretta

Guerra in Iran: l’ultima follia di Usa e Israele e noi che restiamo a guardare in diretta

Incredibile ma vero: l’Iran ha categoricamente smentito di aver aperto canali di negoziazione con gli Stati Uniti, nonostante il presidente Donald Trump abbia miracolosamente accantonato per un attimo la minaccia di far esplodere la rete elettrica iraniana. Il motivo? «Colloqui produttivi» con misteriosi funzionari iraniani non meglio identificati. Non chiedete chi siano, evidentemente la segretezza è d’obbligo nel gioco del tira e molla internazionale.

Un funzionario europeo, evidentemente esperto di telepatia e messaggeri esterni, ha aggiunto che, sebbene non ci siano stati negoziati faccia a faccia tra Washington e Teheran, paesi come Egitto, Pakistan e gli Stati del Golfo stanno facendo da corrieri diplomatici di messaggi colmi di buone intenzioni o, più probabilmente, di incomprensioni ben studiate.

Nel frattempo, la brillante amministrazione americana sta segretamente valutando la candidatura di Mohammad Bagher Ghalibaf, speaker del Parlamento iraniano, come interlocutore privilegiato – o, perché no, futuro leader di facciata – per eventuali trattative con Teheran. Fonti anonime, come sempre, diffuse da Politico, rivelano che Ghalibaf, 64 anni, è considerato da alcuni in Casa Bianca un partner «praticabile»— un eufemismo per dire almeno presentabile, forse persino affidabile, chi può dirlo.

Il teatro d’assurdo a Beirut: jet israeliani in azione

Intanto, nel drammatico teatrino mediorientale, l’esercito israeliano si diverte bombardando la periferia sud di Beirut. Obiettivo? Le «infrastrutture di Hezbollah», a quanto pare così facili da colpire che non c’è nemmeno un ferito da lamentare all’istante. Un piccolo miracolo, considerando i grandi incendi e le enormi colonne di fumo che si levano ormai costantemente su quei sobborghi.

Il governo israeliano, in pieno stile promemoria per i più distratti, aveva addirittura rinnovato gli avvisi di evacuazione su più quartieri, come per dire: «Ve l’avevamo detto, ma se volete restare, fate pure.» Nel frattempo, decine di migliaia di residenti hanno fatto buon viso a cattivo gioco, abbandonando la zona sotto una pioggia di bombe e retorica bellica.

Le autorità libanesi fanno sapere che gli attacchi hanno già causato la morte di oltre 1.000 persone in Libano, con circa un milione di sfollati in fuga da quella situazione più che esplosiva. Un bel modo per alimentare la pace e la stabilità, vero?

Il miliardo di dollari più assurdo: Trump e il suo regalo alla Francia

Nel frattempo, sempre in questa danza di follia governativa, l’amministrazione Trump ha deciso di staccare un assegno da un miliardo di dollari a una società francese, giusto per convincerla a dire addio ai contratti per le concessioni sull’eolico offshore negli Stati Uniti. Che gesto altruista! Tutto questo per far sì che questa fortunata azienda, per motivi incomprensibili a chiunque voglia un futuro sostenibile, investa invece nel sempre amato e affidabile settore dei combustibili fossili.

Se qualcuno si aspettava grane ecologiche o polemiche, beh, sappia solo che il Dipartimento degli Interni degli USA ha accolto la svolta con un applauso immaginario. Ovviamente, tutto è stato fatto «con prudenza», parola di chi ha sempre il nostro bene a cuore.

Missili a grappolo: il regalo di Haifa

E per completare questa splendida giornata di notizie, veniamo a sapere che un missile a grappolo ha colpito la zona di Haifa. Se era un modo per regalare emozioni forti agli abitanti, complimenti: la missione è compiuta. Di dettagli, vittime o conseguenze, naturalmente nessuno si preoccupa più di tanto, perché la guerra e la distruzione ormai sono solo un sottofondo da notiziario.

Haifa, a seguito dell’ultimo missile balistico sparato dall’ineffabile Iran. Secondo il Times of Israel, per fortuna, o forse miracolosamente, non si registrano feriti, come confermato da Magen David Adom. Naturalmente, le immagini diffuse dai media locali fanno vedere chiaramente che il missile iraniano portava una testata a grappolo. Chissà che sorprendente novità.

Un missile con ordigni a grappolo: perché, evidentemente, la bontà e la pacifica diplomazia sono da tempo finiti nel bidone dell’umorismo geopolitico, almeno da questa parte del mondo. L’uso di questo tipo di armi, vietato in molti trattati internazionali, continua come se nulla fosse, tra silenzi assordanti e sdegni di circostanza. Ma si sa, la guerra è guerra, e le contraddizioni sono il sostanziale condimento del teatrino globale.

Gli Stati Uniti e il “profeta” del Parlamento iraniano

Passiamo dall’azione all’arte della diplomazia, ovvero a quella meravigliosa danza dove tutto è possibile, compreso l’elogio dell’impossibile. L’amministrazione uscente degli USA, sempre affascinata da inaspettate iatture, sta “valutando con discrezione” nientemeno che il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, come un possibile alleato, e persino come un futuro leader sostenuto dall’America.

Ma chi è questo signore? Un uomo di 64 anni che ha più volte minacciato ritorsioni contro gli Stati Uniti e i loro fedeli alleati, ma niente paura: alcuni zelanti addetti dentro la Casa Bianca lo identificano come un candidato “praticabile”. Ovviamente, perché no? Basta un accordo e voilà, un leader iraniano di comodo, che forse, dico forse, potrebbe pure sedersi al tavolo delle trattative coi suoi stessi aguzzini.

Due funzionari dell’amministrazione Trump hanno sussurrato a Politico:

“È un candidato promettente. Dobbiamo valutarlo attentamente e, ovviamente, non possiamo avere fretta.”

Insomma, l’arte della schizofrenia istituzionale è ormai cosa comune: minacce e sanzioni da una parte, carezze diplomatichespesso contraddittorie dall’altra. Una strategia che lascia tutti con un senso di deja vu. La migliore strategia è forse attendere e vedere chi farà la migliore recita nella tragicommedia del potere.

In fin dei conti, a chi importa davvero della coerenza? Le alleanze cambiano con la velocità di un missile balistico, e oggi nemico, domani partner “praticabile”. Quindi, tenetevi forte: la politica internazionale non smette mai di sorprendere nel suo assurdo fatalismo.

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