A Milano, finalmente un tocco di modernità nel panorama delle intitolazioni stradali: una via dell’area Mind (ex Expo) a Cascina Merlata sarà dedicata a Gaetanina Calvi. Per chi si fosse perso la memorabile impresa, Gaetanina è stata la prima donna a laurearsi in Ingegneria a Milano e, sorpresa delle sorprese, la seconda in tutta Italia, subito dopo Emma Strada. Il luogo scelto è particolarmente adatto: da queste parti si sta consumando la grande rigenerazione urbana che ha già portato ospedale Galeazzi e diverse aziende scientifiche, nonché un trasferimento imminente delle facoltà scientifiche della Statale. Insomma, un quartiere dedicato al futuro che si degna di ricordare il passato, per quanto recente e poco celebrato.
Curiosità del Municipio 8, che ha concesso il placet: sembra che la nuova area necessiti di nuovi numeri civici da assegnare, quindi perché non approfittarne intitolando la via a una pioniera dimenticata? Gaetanina Calvi, nata a Milano nel 1887 e diplomata al prestigioso Liceo Parini, si è laureata in Ingegneria civile nel lontano 1913, un’impresa che oggi suona come folkloristica ma che allora era pura rivoluzione. Ha svolto la professione liberamente, tra Milano e Carate Brianza, e nel 1925 ha dato anche il suo contributo progettuale all’Istituto dei Ciechi, dove ha anche insegnato fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Una carriera solida, eppure la sua memoria è rimasta relegata ai margini, finché il risveglio civico non ha deciso di rimediare.
Le vere “pioniere” dell’Ingegneria italiana
Passando alla preistoria femminile degli ingegneri, è interessante notare che la seconda donna laureata a Milano in ingegneria era Maria Artini nel 1918, specializzata in ingegneria elettrotecnica. Dato curioso? Era la prima donna italiana in questo campo, novità assoluta per quei tempi. Ma il premio per la primogenitura spetta a Emma Strada, di Torino, nata nel 1884, laureatasi nel 1908 in Ingegneria civile. Una vera stravaganza per quei tempi, considerato che, come riportava “La Stampa” dell’epoca, in giro per il mondo non si contavano più di “due o tre colleghe”. Nel mondo dell’ingegneria, dunque, l’eccezione era regola.
Le vie di Milano, un monumento all’armonia patriarcale
Ora, un rapido cenno alla tanto celebrata toponomastica milanese, quel patrimonio artistico di cui l’intera città dovrebbe andare fiera. Nel 2019, su 4.250 vie, piazze e spazi pubblici, ben 2.538 erano intitolati a uomini. Le donne? Solo 141. Un misero 3,31% del totale. E non è finita qui: delle donne celebrate, 43 erano figure sacre come Madonne, sante o beate. Altro che rivoluzione laica o meriti laici! Tre religiose, una benefattrice laica (la signora Laura Ciceri), poi qualche donna umanista (ben 27), alcune scienziate (solo due: Marie Curie e Maria Gaetana Agnesi), qualche presenza dal mondo dello spettacolo, sette artiste, la solita manciata di donne impegnate in politica o storia, due atlete (profumeria sportiva inclusa), e due figure letterarie che, francamente, sembrano più toponimi di fantasia che celebrazioni vere.
Da tutto questo si evince un maggior amore della città per le leggende religiose e le eroine passeggere piuttosto che per donne che hanno davvero fatto la differenza. Ma dopotutto, chi vincerà mai la battaglia contro decenni di maschilismo istituzionale, no?
Non bastano le vie, serve colmare il gap con le fontane
Dato il fortissimo imbuto rappresentato dalle vie, piazze e giardini — tutti ormai intitolati e persino con numeri civici che pare indecoroso modificare — Milano ha deciso di spostare il problema altrove: sulle fontane. Sì, perché nel 2025 è stata approvata in consiglio una genialata degna dei migliori burocrati: intitolare almeno alcune delle 70 fontane cittadine a donne celebri. Un tentativo di apporre una toppa dopo decenni di abbandono toponomastico femminile, visto che la maggior parte delle fontane fino ad ora sono senza nome o dedicate a qualcun altro.
Magari pensare a una vera rivoluzione culturale o a un piano di lungo respiro avrebbe avuto senso, ma in fondo è più facile dare una medaglia di latta alle fontane che cambiare una volta per tutte la narrativa urbana. Nel frattempo, le nostre ingegnere e scienziate possono finalmente brindare: da qualche parte a Milano, una strada e una fontana porteranno il loro nome. E forse, per ora, è già qualcosa.



