Forte dei Marmi non è più quel tranquillo angolo di Versilia dove, tra giovanissimi Gianni, Umberto e Susanna Agnelli in vesti marinare e grandi artisti come Carrà, Soffici, Montale, Ungaretti, De Chirico e Savinio, si davano appuntamento per un aperitivo all’ombra del mitico Quarto Platano. Quel platano, che fino agli anni Sessanta era il faro culturale del Caffè Roma, oggi è diventato un triste ricordo custodito tra mura del museo di Villa Bertelli. La Versilia ha cambiato pelle, transitando dalla letteratura alla finanza rampante, dall’arte al lusso sfrenato, dall’alta borghesia del Nord Italia a una comitiva di magnati russi e sceicchi arabi che ormai dettano legge, anzi, impongono il loro diktat. Il risultato? Forte dei Marmi è diventata la Mecca per chi crede ancora nel mito del mattone dorato: qui si bestemmia in euro, e lo fa in grande stile.
Secondo un report freschissimo, la Versilia occupa il terzo posto in Italia come mercato immobiliare di lusso, subito dietro a Milano e Roma. Il gioiello di questa corona è Forte dei Marmi, dove il valore degli immobili di prestigio ha superato la modesta cifra di 4 miliardi di euro. E cosa possiamo dire del mercato? Il 70% delle transazioni sopra i 2 milioni di euro avviene in questo fazzoletto di costa, confermando che qui non si tratta più di mettere su una casetta per le vacanze, ma di spinning di capitali milionari.
Chi compra le ville sulla spiaggia? Un parco di oligarchi e sultani
Ecco la domanda da un milione di euro: chi sono i fortunati acquirenti di ville liberty immerse in pini secolari, o di stabilimenti balneari che si susseguono per una decina di chilometri di spiaggia? Paolo Corchia, paladino locale e vicepresidente nazionale di una nota associazione di albergatori, ha la risposta pronta e piuttosto coincisa: «Negli ultimi due o tre anni sono stati venduti una decina di alberghi e più di venti stabilimenti balneari. A fare shopping, oltre a qualche nome nazionale famoso come Bocelli, Armani, Berlusconi, Del Vecchio e Barilla, ci sono un esercito di arabi, russi e fondi internazionali». Parliamo dunque di un mercato cosmopolita, niente meno.
Ad esempio, la famiglia estremamente discreta degli Al Khalifa di Dubai ha scelto di ristrutturare un vecchio hotel chiuso per trasformarlo in un fiammante cinque stelle. Non meno entusiasti sono i vertici di Emirates Airlines, con il ceo Ahmed bin Said al Maktoum che non si fa mancare un’altra reggia e lo stabilimento balneare vicino. Dal versante russo, si segnalano acquisti a ripetizione: Kurgin Timofey ha messo le mani sul bagno Belvedere dopo aver già fatto razzia di altri due stabilimenti. Il magnate Oleg Tinkov, che ha fatto bella mostra di sé trasformando da rudere una villa dei fratelli Togni in una summa di magnificenza, ha acquistato anche l’albergo Datcha con il suo stabilimento balneare.
Naturalmente, niente è banale in questo microcosmo di eccentriche fortune. Il presidente ucraino Zelenski da qualche anno ha una villa da queste parti, perché bisogna pur diversificare. E i russi? Beh, ricordate che un tempo Tinkov era considerato amico intimo di Putin. Peccato che alcune sue dichiarazioni l’abbiano portato a scivolare nel dimenticatoio e a perdere qualche impresa – tipo una banca digitale. Per non farsi mancare nulla, il suddetto Timofey Kurgin sembra avere un passato da… agente segreto. Insomma, tutto molto sobrio e rassicurante.
Paolo Corchia osserva con distacco sbalordito: «Il paradosso è che, con l’apertura di nuovi alberghi di lusso, diminuirà il numero delle camere disponibili: si punterà su suite a cinque stelle con prezzi a livelli galattici». Quindi, per la famiglia media è praticamente vietato anche solo pronunciare l’idea di una vacanza a Forte dei Marmi. Ma perché preoccuparsi? Se arabi e russi comprano, vuol dire che qualche fortemarmino si è stancato di ingrassare portafogli altrui e ha venduto. Sì, il ciclo della vita economica, un carosello di portafogli.
La vera spina nel fianco, secondo Corchia, sarebbe la possibile durata della guerra con l’Iran. Come si sa, la fortuna ammorbidente di questo status quo è il volo settimanale Pisa-Dubai, utile soprattutto ai magnati russi che in transito da Dubai volano in Italia. Se dovessero continuare i rischi di cancellazione dei voli o interdizioni aeree, allora il sogno di investire in alberghi a cinque stelle di lusso potrebbe finire come un soufflé: spiaccicato al suolo.
Le lamentele dei proprietari balneari: sogni di gloria o incubi da speculazione?
Nel frattempo, chi si occupa quotidianamente di stabilimenti balneari non esattamente applaude questo balletto di milionari e oligarchi. Roberto Santini, titolare del bagno Piero, è diplomatica ma chiarissima: «Sarei decisamente un pazzo a non preoccuparmi, considerando le offerte evidentemente anti-economiche che stanno girando per acquistare i nostri bagni». Tradotto: quando l’aspetto finanziario fa a cazzotti con la sostenibilità economica, si cominciano a percepire grosse nuvole all’orizzonte.
Insomma, l’ex paradiso per artisti e letterati è diventato un campionato di asta al rialzo per oligarchi in cerca di vetrina, per i nostrani magnati in vacanza o per grandi famiglie che cercano di investire in qualcosa di più aristocratico del solito appartamentino in centro città. La cultura, l’arte, l’autenticità? Roba da museo, da manti di platano… peccato che a guardare da vicino, si tratti sempre più di un gioco di potere, lusso e denaro. E noi restiamo qui a divertirci a fare i cronisti di questa commedia, mentre le ville si riempiono di nuovi proprietari con storie più incredibili di un romanzo di spionaggio.
Il destino degli stabilimenti balneari del Forte dei Marmi? Un enigma avvolto nel mistero (e nella speculazione immobiliare) che potrebbe farci sorridere se non fosse, invece, un vero e proprio dramma all’italiana. Da un lato abbiamo i soliti investitori facili: russi e arabi che comprano hotel per poi mettere su qualche bagno, giusto per allungare il brodo turistico. Dall’altro, i “buoni” nostrani, come le prestigiose famiglie Barilla, Del Vecchio, Bocelli e persino i Berlusconi, che preferiscono non sconvolgere troppo il quadro già cementificato, stimolando in modo… tutto italiano i proprietari storici a darsi una mossa.
E poi la terza categoria, il vero grattacapo: i grandi gruppi finanziari, pronti a fare incetta di spiagge con la voracità di chi compra caramelle al supermercato. Questi sono quelli che fanno tremare i legittimi proprietari, già abbastanza stressati dalla famigerata direttiva Bolkestein, quel casino burocratico europeo che più che rassicurare si diverte a seminare incertezza.
Il signor Santini, portavoce metà rassegnato metà disperato, ci confessa che hanno cercato di proporre qualche escamotage per smussare i rischi delle aste, tipo quei fantomatici project financing per modernizzare le concessioni, ma ovviamente tutto è stato spazzato via dalla Commissione Europea come se fosse una mosca fastidiosa. Nel paesino ci sono un centinaio di stabilimenti, un quarto è già passato di mano e la caporetto definitiva dovrebbe arrivare a settembre 2027, data dell’inevitabile asta.
Il sindaco: una dose di buon senso tra caos e feste sulla spiaggia
Mentre i proprietari si scervellano, il sindaco Bruno Murzi – un cardiochirurgo pediatrico di fama europea (anche se apparentemente impegnato più a operare bambini che a rischiare qualche battuta politica) – si erge a baluardo della civiltà rolleggiando tra ironia e fermezza. Non vuole che il Forte dei Marmi diventi una nuova Ibiza: abbastanza musica assordante per tutta l’estate, grazie.
Così ha partorito un’ordinanza perfetta per mantenere il decoro, limitando a 10 il numero di eventi sulla spiaggia all’anno, per pietà includendo pure Ferragosto e la festa patronale di Sant’Ermete, perché si sa, la tradizione va rispettata anche se nessuno ci va più. I 102 bagni presenti, dice con tono quasi compassionevole, potrebbero tranquillamente organizzare mille feste, ma per fortuna la maggioranza si attacca salda al classico modello di balneazione che – fosse pure solo per scaramanzia – protegge ancora la località dal degrado totale.
Difendere ciò che resta di tradizionale tra i milionari dei resort di lusso
Il sindaco non è solo un amante della tradizione, ma anche un pragmatista lucido: sta aspettando il tanto agognato “bando tipo” dal Governo (quello che dovrebbe semplificare, ma sappiamo come va a finire). Nel frattempo, nei criteri da lui immaginati, la capacità di gestire una spiaggia in senso balneare, e non da ristorante o discoteca, sarà il requisito numero uno per aggiudicarsi una concessione. Un dettaglio da non sottovalutare, visto che negli ultimi anni il mercato è cambiato radicalmente, portando con sé offerte milionarie che mandano in tilt anche il più ferrato dei gestori storici.
Insomma, il rischio è che uno mandi via i bagnini per far spazio a un esercito di camerieri o a format da villaggio turistico lusso, ma vedremo chi avrà il coraggio di snaturare la magica atmosfera del Forte, dove la storia – e il valore immobiliare – giocano un ruolo di tutto rispetto.
Bruno Murzi ci tiene a sottolineare che, da quando è diventato sindaco, nessuno si è presentato con l’idea balzana di aprire una pensione tre stelle. Tutti vogliono il 5 stelle, magari ristrutturando improbabili hotel chiusi da anni, spesso in mano ai soliti ricchi emiratini con grandi aspettative di rivalutazione immobiliare nei prossimi dieci anni.
Ha persino interrogato i big come il CEO di Emirates al Maktoum, che hanno confermato: il Forte dei Marmi non è solo bellezza e mare, ma è soprattutto un enorme affare immobiliare in via di espansione. Non sorprende allora l’acquisto nostalgico della mitica Capannina di Franceschi da parte di Giorgio Armani, un mix di affetto e calcolo che rende tutto ancora più irresistibile (e inquietante).
Il sindaco, da perfetto tutore del territorio, conclude con un messaggio altrettanto chiaro e senza mezzi termini: anche per i nuovi investitori, le regole le facciamo noi, e chi pensa di poterle ignorare non ha capito ancora in che gioco ha deciso di entrare.



