Dalla casetta sperduta a Palmoli agli splendori dorati del Senato, ecco i genitori che vivono nel bosco fare il loro ritorno in una versione tutta nuova: niente più eroi romantici della natura selvaggia e ultimi baluardi contro l’educazione artificiale, la plastica e le siringhe, ma semplici bambocci accarezzati dallo stesso Stato che fingono di rifiutare. Anarchici addomesticati dal potere, o forse solo due poveretti pronti a passare sotto le forche caudine di un sistema che detestano, pur di strappare un’altra possibilità di ricongiungersi con i loro tre figli.
L’invito a Palazzo Madama di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa ha scatenato un bel polverone. La nomenclatura dell’opposizione, con la solita fantasia, l’ha bollato come un colpo basso a fini referendari. Poi il presidente La Russa ha dovuto chiarire: no no, la visita sarà mercoledì 23, quando il referendum sarà già archiviato. Eh, sarà una visita privata, e noi poveri comuni mortali non possiamo mica liberarci dal dovere di indignarci?
Il glorioso show della famiglia del bosco nelle aule dorate
Naturalmente, il legame tra i Trevallion, la campagna referendaria e le polemiche del centrodestra sui giudici “che dividono le famiglie” era già un dato acquisito da tempo. L’invito solenne a Palazzo Madama segna, in qualche modo, il trionfo mediatico dell’impresa. Ma sorge spontaneo chiedersi: siamo proprio così sicuri che tutto questo teatrino porti voti o simpatie? La venerazione degli irregolari, dei borderline e dei ribelli era sempre stata la specialità riservata ai progressisti, e guarda un po’, ogni Greta Thunberg, ogni Soumahoro, ogni Carola Rackete o ogni Ilaria Salis ha percorso la stessa disgraziata parabola: esposizione massima, poi fastidio e infine il nulla cosmico del “Uffa, ma non se ne può più.”
I genitori del bosco sono sulle prime pagine da mesi. Il loro dramma è stato spremuto dai partiti di destra fino all’ultima goccia: in televisione, nei comizi, nelle battaglie politiche, accademiche e giudiziarie. Certo, nell’opinione pubblica serpeggia un senso di disagio per questa famiglia lacerata, ma indovinate un po’? L’annuncio di questa passerella istituzionale potrebbe far emergere un altro sentimento, non proprio contemplato dal copione. Tipo la saturazione di chi ogni santo giorno sgobba per mandare i figli a scuola, paga libri, sport, ripetizioni e mica finisce invitato al Senato, mica gli danno medaglie, case o maestre a domicilio per agevolare la vita quotidiana.
Il salto dalla casetta sperduta di Palmoli agli stucchi dorati del Senato, dal no al sondino di plastica al sì al pass plastificato, fa a pezzi anche la parte più patinata dei racconti di Catherine e Nathan: quell’irriducibile rifiuto della modernità che soprattutto Catherine ha interpretato con ostinazione degna del miglior film drammatico, opponendosi a ogni singola regola esterna della sua “famiglia guerriera”, dagli orari della cena al materiale degli spazzolini da denti.
Fa un certo effetto osservare i Trevallion trasformati in burattini del mercato maledetto che tanto avevano denunciato e rifiutato: della polis dimenticata, della televisione che odiano, della giungla social tanto disprezzata, dello stesso Palazzo che riescono a ignorare – e, ciliegina sulla torta, pure del quintessenziale trash delle tiktoker come Rita De Crescenzo. Oggi pare che pure lei sarà a Palmoli, a portare “solidarietà e conforto” – perché quando il circo manda l’inviato speciale, il copione deve andare avanti alla grande.
Poveri ex-neorurali, poveri noi che per dovere di cronaca dovremo continuare a sorbirci questa saga grottesca e infinita.



