«Il mio unico rimpianto? Non avere un figlio». Questa era la dolorosa, quasi commovente ripetizione di Raffaella Carrà. Nonostante le passioni e gli amori che hanno segnato la sua vita, la maternità le è sempre sfuggita come quel contratto milionario promesso e mai arrivato. Zia affettuosa sì, compagna devota dei figli altrui pure, custode attenta dei nipoti Matteo e Federica Pelloni dopo la prematura scomparsa del fratello a soli 56 anni, ma mamma? Mai ufficialmente. Almeno fino a ieri, o meglio fino a qualche indecifrabile pagina di un processo giudiziario che ha svelato il segreto meglio custodito di Raffaella: un figlio adottivo nascosto sotto il suo stesso tetto. Si chiama Gian Luca Pelloni Bulzoni, cresciuto al suo fianco in una relazione che sfiora la simbiosi, svolgendo ruoli fondamentali come segretario e manager personale. Nato nel 1964, oggi sessantaduenne, Bulzoni è anche l’orgoglioso proprietario della Arcoiris edizioni musicali, il che rende questa parentela meno un mistero e più un affare di famiglia.
Quando il tribunale fa più chiarezza di una biografia ufficiale
A scoperchiare il vaso di Pandora è stato un processo che suona più come una soap opera: Bulzoni ha intentato una causa contro il musical spagnolo Ballo ballo, accusando la produzione di aver allestito lo spettacolo senza il suo honeroso permesso. Goloso il dettaglio che, paradossalmente, in tribunale risulta tutto regolare grazie ad accordi preliminari. Ma poiché il musical era già andato in scena, il processo è scivolato su un binario morto, o meglio, su un’iterazione giudiziaria che non avrebbe portato a risarcimenti retroattivi. Ma proprio le carte di questo contenzioso hanno svelato il ruolo ufficiale di Bulzoni nella vita e nell’eredità dell’icona televisiva: non è solo un manager, ma il figlio adottivo e unico erede di Raffaella Carrà. Lui detiene tutti i diritti sull’immagine, il nome, la voce, le informazioni personali e professionali della diva, oltre ai diritti morali e patrimoniali legati alle opere creative. Tradotto: è lui il titolare esclusivo del marchio Carrà, con tanto di clausole che gli permettono di controllare ogni dettaglio legale e commerciale.
La maternità segreta, ovvero il paradosso della “mamma mancata”
Chi avrebbe mai immaginato che nella vita di Raffaella fosse nascosto un “bambino” non biologico? Un adulto, per di più, ma sempre un “figlio”. Questa rivelazione smonta il cliché della donna che, pur desiderandolo, non ha mai potuto diventare madre. In una vecchia intervista a una rivista di salute, Carrà spiegava con l’ingenuità di chi spera ancora che tutto sia ordinabile come un copione televisivo: voleva tanto allargare la famiglia, ma non era ancora il momento. Tra prove, tour, show e canzoni come “Rumore” e “Tuca tuca”, la maternità non sembrava conciliabile con un’agenda piena di impegni e un mondo da conquistare. E soprattutto, diceva candidamente, non amava fare le cose a metà.
Quando finalmente ha deciso di provare ad avere un figlio con Sergio Japino, quella fredda scienza chiamata ginecologia ha stroncato i sogni: “Raffaella, è troppo tardi, il tuo corpo non ce la fa più”. Un’amara verità che ha messo un freno all’ambizione di governare ogni aspetto della sua vita con la stessa determinazione che metteva in scena ogni sera. La natura, si sa, ha il senso dell’umorismo più spietato.
Eppure, questa storia di maternità negata e desiderata ha trovato una sua controparte non biologica ma affettiva: quel figlio adottivo è stato presente e protettivo fino all’ultimo respiro della celebre artista, che il 5 luglio 2021 ha lasciato il palco della vita. Il destino ironico ha voluto che l’amore materno, pur non sancito dalla biologia, fosse il filo invisibile ma resistente che ha legato Raffaella Carrà all’uomo che ha ereditato il suo nome, la sua voce e più inconfessabili segreti.



