Fujairah cade a pezzi mentre un incendio gigante distrugge il crocevia petrolifero degli Emirati Uniti

Fujairah cade a pezzi mentre un incendio gigante distrugge il crocevia petrolifero degli Emirati Uniti
Fujairah, situato nello strategico Stretto di Hormuz, nel nord dell’emirato, il 25 febbraio 2026. Ovviamente, un’immagine pacifica in netto contrasto con il fuoco che divampa poco lontano.

Una gloriosa dimostrazione di efficienza: un attacco con droni al punto nevralgico del commercio petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, proprio a Fujairah, ha scatenato un enorme incendio. E indovinate? Nessun ferito. Applausi alla «pronta» squadra della Difesa Civile dell’emirato che, con la solita rapidità digitalmente decantata, si è messa a spegnere il tutto.

Il Media Office di Fujairah ha riportato sui social – senza dimenticare il tocco raffinato di Google Translate – che le operazioni di carico del petrolio, da autentico cuore pulsante di quest’impresa epica, sono state sospese. Secondo Reuters, la notizia è stata confermata da fonti anonime, perché chi altro avrebbe voglia di esporsi?

Nel frattempo, il grande colosso petrolifero ADNOC degli UAE è stato contattato per un commento, ma quello che più conta è l’arte di far rimanere il mistero fitto come una black-out policy. Sarà piacevole stringere le dita fino a quando arriverà la risposta, se mai arriverà.

Una serie di incontrastati ‘incidenti’ nella via più sicura… o forse no

Indovinate un po’? L’attacco arriva appena dopo un altro spettacolare attacco drone e successivo incendio il sabato precedente, sempre nella nostra amata Fujairah. Sicuramente un’eccezionale coincidenza che mette in luce quanto sia «protetta» l’unica rotta di esportazione degli Emirati Arabi Uniti che bypassa lo Stretto di Hormuz. Una vera autostrada petrolifera senza ostacoli, perlomeno in teoria.

Il traffico navale nel passaggio più vitale per l’energia mondiale è quasi paralizzato da quando Stati Uniti e Israele hanno deciso di lanciare la loro superbomba di pacifica diplomazia contro Iran il 28 febbraio.

In risposta, gli iraniani si sono divertiti a trasformare quelle tranquille navi in bersagli mobili, impegnandosi nel gioco molto serio di bloccare il corridoio marittimo con vari “incidenti” segnalati nei giorni scorsi. Giusto per ricordare a chi vuole passare chi comanda nel quartiere.

Il ruolo strategico di Fujairah, o come tunnelare lo Stretto di Hormuz ma rimanere vulnerabili

Fujairah, uno dei principali centri mondiali per lo stoccaggio di greggio e carburanti, è situato sulla costa orientale degli Emirati. Funziona da snodo imprescindibile per tutta la regione, considerando che si trova all’estremità del famoso oleodotto Abu Dhabi – Fujairah (ADCOP). Peccato che questo “autostrada” petrolifera che taglia fuori lo Stretto di Hormuz non sia altro che una linea sottile sospesa fra genio ingegneristico e fragilità geopolitica.

L’oleodotto è lungo 248 miglia e trasporta circa 1,5 milioni di barili al giorno, con una capacità massima di quasi 1,8 milioni. Una quantità che, se vi domandate, fa davvero tremare i polsi a chi ha interesse a destabilizzare il mercato globale dell’energia.

Nel weekend, la sofisticata Guardia Rivoluzionaria Islamica iraniana ha dichiarato che gli “interessi americani” negli Emirati Arabi Uniti, inclusi porti, moli e basi militari, sono obiettivi legittimi di attacco. Questo, mentre i media di stato iraniani raccomandano evasioni e fughe rapide da Fujairah, Jebel Ali e Khalifa. Sembra un assaggio del nuovo turismo “all-inclusive” in Medio Oriente.

Ovviamente, gli “amici” degli Emirati sono lì con le loro «forze militari», pronti a fare da spettatori protagonista nella partita dell’instabilità regionale.