Elezioni a Nizza: Ciotti sbaraglia Estrosi al primo turno mentre Sarkozy jr incassa l’ennesima figuraccia

Elezioni a Nizza: Ciotti sbaraglia Estrosi al primo turno mentre Sarkozy jr incassa l’ennesima figuraccia

Ah, quello spettacolo sempreverde delle elezioni locali francesi: domenica scorso, Nizza ha deciso di applaudire con calore la destra, consegnando un sontuoso 43,43% al suo campione repubblicano Eric Ciotti. Nel frattempo, il sindaco uscente Christian Estrosi, che una volta si dichiarava orgogliosamente gollista ma che poi, si sa, ha avuto una carriera swing a ritmo di Emmanuel Macron, si è beccato solo il secondo posto. Cultura italiana? Certo, perché tra l’italianità fluisce a fiumi: Ciotti porta nel sangue un pizzico di Veneto grazie al padre, mentre Estrosi non è da meno, figlio di umbria in purezza. Gli altri candidati, quei poveri di spirito provenienti dalla sinistra, estrema destra o da improbabili liste civiche, sono rimasti perlopiù a guardare la sfilata, qualche passo dietro.

Ma che cosa ha convinto gli elettori di Nizza a optare per la destra? Domanda retorica: la vecchia, cara, intramontabile sicurezza, che in questa città non è mai passato di moda, propizia come sempre un rinnovato bisogno di tatto con la forza. E, sorpresa delle sorprese, si è arrivati a un astensionismo da record, sfiorando il 46,4%. In confronto, alle ultime prese di potere, durante il picco dell’emergenza sanitaria, il buon Estrosi aveva strappato un quasi imperiale 47,3%. Razza di miracolo, non c’è che dire.

Nel vicino palcoscenico di Mentone, sempre sotto l’ala protettiva degli ammiccamenti macroniani, abbiamo potuto ammirare la comparsata di Louis Sarkozy, rampollo dell’ex presidente francese, che ha raccolto con eccezionale impegno (leggi: non troppo) un mesto 18%. Nel frattempo, le truppe moderate di destra guidate dalla scaltra Alexandra Masson si sono impadronite d’un 36,2% da lasciare intendere ben altro rispetto alla progenie dei fasti presidenziali paterni. A questo punto, il gran finale del ballottaggio – con tutto il seguito di suspence degno di una telenovela – durerà fino a domenica prossima, sempre che l’attesa giornalistica non si dissolva come neve al sole.

Dietro le quinte: quando la politica locale fa il gioco delle parti

Non c’è niente di più divertente di una partita politica dove le maschere cadono, lentamente ma inesorabilmente. Ciotti, repubblicano con sangue veneto, non è altro che il fulcro di un elettorato che si aggrappa alla sicurezza come a una coperta di Linus, ignorando magari i modi piuttosto muscolari usati per ottenerla. Mentre Estrosi, prima campione gollista e adesso pupillo di Macron, incarna quella capsula del tempo che cambia vestito ma mantiene lo stesso vecchio copione: adattarsi al potere corrente senza perdere il posto.

Da parte sua, l’illustre rampollo Louis Sarkozy fa la figura di quel parente elegante ma un po’ fuori tempo massimo che arriva a un matrimonio dove nessuno lo stava aspettando – e forse non lo voleva nemmeno troppo lì. Un 18% da collezione che ci racconta una storia di memoria politica, di vecchie glorie e di eredità che pesano più della marmellata in dispensa.

Nel frattempo, i coraggiosi votanti che hanno preferito starsene a casa piuttosto che partecipare a questo drama elettorale, toccando picchi di astensione vicino al 50%, sembrano aver decretato un verdetto meno ingenuo di quanto si pensi. Dopotutto, scegliere in mezzo a tanta confusione, con candidati che vengono e vanno tra nostalgie e strategie di potere, può essere davvero doloroso.

Astensionismo: il vero vincitore delle urne

Ma il gigante invisibile che continua a dominare la scena non è tra i candidati, bensì tra coloro che hanno deciso che tutto questo circo non vale il biglietto. Un laudabile 46,4%, quasi una folla calcolata che, con un gesto di sincera ribellione, si astiene dal gioco. Perché? La risposta più sensata è sempre la stessa: disillusione, svogliatezza, o semplicemente il rifiuto di partecipare a un teatro in cui gli attori recitano la stessa vecchia trama con attori un po’ più stagionati ma sempre prevedibili.

In fondo, che importa chi è alla guida di una città se poi i problemi rimangono? Sicurezza, servizi, immigrazione… temi riciclati e di gran moda che diventano solo benedizioni elettorali nelle mani di chi li usa per fare campagna, ma sfortunatamente raramente risolversi una volta insediato.

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