Milano si mobilita per il regime iraniano e lo Scià perché l’autoflagellazione non basta più

Milano si mobilita per il regime iraniano e lo Scià perché l’autoflagellazione non basta più

A Milano, un manipolo di entusiasti sostenitori dello Scià Reza Pahlavi ha pensato bene di organizzare una sfilata da Palestro a piazza della Scala. Lo scopo? Ovviamente, rilanciare con vigore la richiesta – quasi scontata – di un intervento esterno che debelli l’inflessibile regime islamico in Iran. Perché, si sa, niente di meglio che una bella mano dall’esterno per risolvere i problemi interni, no?

Una delle valorose donne presenti in piazza ha illustrato l’ovvietà del momento:

“Questo regime non va via, questo regime è qua con tutte le forze armate fino ai denti, non va via. L’8 e il 9 gennaio hanno dimostrato davanti agli occhi di tutto il mondo che senza scrupoli possono ammazzare più di 40.000 persone. Quindi loro sono armati, il nostro popolo disarmato, a mani nude, e non può fare nulla. Quindi noi abbiamo bisogno di un aiuto esterno per poter liberarci da questo regime.”

Insomma, a quanto pare la strategia vincente sarebbe quella di chiamare “papà” o qualche benefattore straniero pronto a intervenire militarmente, visto che la popolazione locale è, comprensibilmente, disarmata. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque: la vecchia storia del “aiutiamoci con la forza degli altri”, una ricetta tanto efficace quanto controversa.

La manifestazione, oltre al suo già brillante appello per un’invasione “salvifica”, ha confezionato un altro gioiellino: il riconoscimento ufficiale del principe Reza Pahlavi come “leader della rivoluzione della transizione”. Tradotto in parole povere, vorrebbero che l’Europa e tutto l’arco delle democrazie funzionanti (a loro giudizio) puntassero i riflettori su questo ex principe, ormai ben dipinto come l’alternativa degna di nota al suddetto regime islamico.

In definitiva, quel che emerge è una proposta dall’irresistibile sapore di déjà vu: la “transizione democratica” passa immancabilmente per un intervento straniero e il salto di potere nelle mani di chi, guardacaso, appartiene all’illustre casato degli ex sovrani. Come dire: cambiamento a colpi di esercito, benedetto da un ritorno al passato monarchico. Un’idea così fresca e innovativa che proprio non può stancare.

Chissà se qualcuno fuori da quei confini metropolitani azzarderà un pensiero su quanto sia ragionevole invocare la “liberazione” da parte di chi, guarda caso, è stato protagonista – anche lui – di una tirannide meno armata forse, ma non meno opprimente. Ironia della storia o semplice dimenticanza selettiva? Voi che dite?

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