Nel tardo pomeriggio di ieri, una barca carica di migranti ha deciso di mettere alla prova la sorte al largo di Lampedusa. Risultato? Un piccolo naufragio con un tocco davvero speciale di dramma: un bambino proveniente dalla Sierra Leone è semplicemente scomparso nel nulla, come per magia.
La gloriosa motovedetta Cp327 della Guardia Costiera – i nostri eroi di turno – sono riusciti, con grande sforzo, a trarre in salvo ben 64 naufraghi, di cui 14 donne e 10 minori. Un gesto da Oscar se non fosse per quel piccolo problema: il bambino disperso sembra essersi volatilizzato nel nulla, nonostante le febbrili ricerche nella zona dove il natante di soli 9 metri ha deciso di fare un tuffo più profondo del previsto.
La madre del povero sventurato è stata, ovviamente, sbarcata insieme agli altri 63 superstiti sull’isola più grande delle Pelagie, nel cuore della notte, perché nulla dice “accoglienza” come l’oscurità più completa. Le fortunate ricerche proseguono ancora, con la motovedetta Cp271 e il temerario velivolo Manta della Guardia Costiera. Come ogni buona storia di suspense, la notizia è in aggiornamento permanente, tenendo tutti con il fiato sospeso.
Fuga, naufragi e “missioni di salvataggio”: l’epopea infinita
Per chi si chiede perché si continui a rischiare la vita in barconi che più traballanti non si può, beh, la risposta è tanto semplice quanto sconcertante: la fame, la disperazione e quella scarsa idea di futuro che spinge migliaia di persone a tentare la sorte con natanti evidentemente inadatti all’oceano, seppur piccolo e inclemente come lo Stretto.
E così, mentre alcune nazioni organizzano summit per discutere politiche migratorie, la brava Guardia Costiera si ritrova ogni giorno nella parte della Protezione Civile con base operativa in mezzo al Mediterraneo, a raccogliere e dictare i numeri di questa tragedia italiana all’ennesima potenza.
Il risultato? Un girotondo senza fine di barconi che affondano, persone salvate, altre sparite, e dichiarazioni di circostanza degli stessi che dovrebbero – in teoria – decidere leggi o piani seri di accoglienza e prevenzione. Ma si sa, la sceneggiata politica è sempre molto più divertente di un piano reale e pragmatico.
Guardia Costiera: eroi silenziosi o improvvisati?
Nonostante tutto, la Guardia Costiera si mostra puntuale e instancabile, anche quando le condizioni sono evidentemente irreali per tentare una traversata sicura. Il paradosso è che loro sono i soli a mettere in pratica una forma concreta di intervento mentre il resto del mondo politicamente corretto si divide tra scontri verbali e bocche cucite su soluzioni davvero efficaci.
Quando si tratta di salvare vite, però, a un certo punto le chiacchiere lasciano spazio a un senso di impotenza piuttosto amaro perché, come in questo caso, non sempre l’epilogo è quello desiderato, e un bambino rimane solo un altro numero da aggiornare sulle tabelle della disperazione.



