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Vicini di casa, compagni di viaggio: il cliché che non smette mai di infastidire - Spreconi

Vicini di casa, compagni di viaggio: il cliché che non smette mai di infastidire

Vicini di casa, compagni di viaggio: il cliché che non smette mai di infastidire

Il Teatro alla Scala, in quello che potremmo definire un colpo di generosità dell’ultimo minuto, si schiera coraggiosamente a favore della gloriosa libreria Hoepli, la cui liquidazione è stata ormai decretata con la spavalderia tipica di chi ignora l’importanza della cultura scritta.

Con l’eloquenza che si conviene a un sindacato, la Fistel Cisl si affretta a proclamare la “profonda solidarietà” verso le lavoratrici e i lavoratori, quasi fossero compagni di viaggio – e non solo vicini di casa, come se fosse una sorta di excursus emotivo. “Se la Scala è la voce di Milano,” ci ricorda la nota, “la Hoepli ne è la memoria scritta da oltre 150 anni”. Chiarissimo, no?

Peccato che questa “voce” e questa “memoria” stiano per spegnersi, perché la realtà è meno poetica e più spietata: scaffali che si svuotano e un’intera libreria che si avvia alla dissoluzione, trascinando con sé 89 vittime professionali e un patrimonio culturale che, curiosamente, non si svaluta con il tempo. Niente più pagine stampate, niente più chiacchiere da scaffale, solo “silenzio”, come quello di un teatro che cala il sipario per sempre.

E la grandiosa ironia? La Scala stessa si impegna a stare “al vostro fianco” nei flash mob e in ogni altro atto disperato di resistenza, come se fosse semplice combattere contro la liquidazione di un’istituzione che fa gola a più speculatori che lettori.

Il presidio: un’ultima recita in piazza

Non si poteva certo perdere tempo e così, martedì, l’assemblea dei soci della società Hoepli s.p.a. ha deciso per lo scioglimento volontario. Un capolavoro di tempismo. Nel frattempo, oggi, sotto la storica libreria, c’è un presidio – perché niente dice “lotta” come stare sotto una serranda in chiusura, con cartelloni che recitano a grandi lettere “La storia di Milano non si liquida”.

Un’iniziativa sostenuta da chicche del sindacalismo metropolitano come Slc Cgil Milano, Fistel Cisl Milano e Uilcom Uil Milano. Tantissime persone presenti, quasi fosse un concerto rock, salvo che qui si celebra la morte lenta della cultura milanese. Perché, come insegnano i migliori film drammatici, il teatro si chiude e resta solo il vuoto.

La petizione e l’illusione del sostegno

Come in ogni buon dramma italiano, ecco la petizione online: nella speranza che qualche clic possa magicamente scongiurare la fine di un’istituzione centenaria. Si chiede al comune il “riconoscimento come bottega storica”, etichetta magica che dovrebbe garantire non solo il salvataggio ma anche “supporto economico e comunitario”. Fantastico, vero? Una vera pozione miracolosa che, purtroppo, non ha ancora prodotto effetti.

Nel frattempo, le vetrine della libreria si riempiono di manifesti di solidarietà, un gesto tanto commovente quanto forse insufficiente a fermare un meccanismo economico che poco bada ai sentimenti.

Il comune si sveglia: convocati i sindacati

Finalmente una buona notizia dopo settimane di silenzio: il Comune di Milano ha convocato per venerdì 20 un tavolo con i sindacati, per discutere del futuro della libreria. Un atto doveroso, quasi un atto di presenza, nel momento in cui si avvicina la fine dell’era Hoepli.

Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano, ha così commentato con la solita retorica da caffè letterario:

“Chiudere Hoepli significa chiudere la possibilità di pensare a questa città come una città che guarda all’Europa. Non possiamo pensare che Milano sia internazionale solo per i nuovi fondi di investimento speculativi. Non possiamo pensare che Milano sia internazionale per le Olimpiadi e poi si scordi della cultura e della cifra con cui questa città può raccontarsi al mondo.”

Parole sacre, che purtroppo sembrano un po’ in ritardo rispetto alle fatidiche 13 settimane di cassa integrazione già in ballo per i dipendenti Hoepli. Per tutti i loro modi di raccontare il futuro, i sindacati sembrano ormai in modalità “guarda ma non toccare”.

Una storia lunga oltre un secolo, destinata a evaporare

La libreria è stata fondata nel 1870 dal libraio svizzero Ulrico Hoepli e da allora ha abitato la via omonima, cuore pulsante di Milano. Con i suoi 89 dipendenti, è diventata ben presto un baluardo della cultura cittadina, ora drammaticamente ridotta a una crisi economica profonda e a un “conflitto familiare” che sembra la sceneggiatura di una soap opera piuttosto che una lotta reale per la sopravvivenza del sapere.

In questo groviglio di interessi, spicca la figura di Giovanni Nava, socio al 33% e fortunato nipote di Bianca Hoepli, che non ha perso tempo a schierarsi pubblicamente a favore del salvataggio dell’istituzione. Magari, diciamo noi, anche perché qualcuno deve pur mettere mano al portafoglio.