Siamo a Milano, la capitale del glamour, della moda e, a quanto pare, anche dei furti lampo. Pensavate di visitare la metropoli sicura e scintillante del 2026? Be’, Matteo Bassetti, celebre virologo e direttore della clinica delle malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha un racconto molto meno patinato da condividere.
“Siamo tornati da una serata in un ristorante chic in viale Majno, nella zona di Porta Venezia – racconta Bassetti – e voilà, la macchina scassinata, due valigie sparite con dentro vestiti e scarpe. Benvenuti nella Milano 2026.”
Sì, perché evidentemente non servivano più ladri con grimaldelli o solerti manate alle maniglie: questa volta, qualcuno ha usato un telecomando (magia nera? tecnologia al servizio del crimine?), per aprire l’auto senza troppo sforzo. Un tocco di classe, verrebbe da dire, anche se il risultato rimane sempre il solito spiacevole furto.
Sempre nel suo sfogo social, Bassetti non guarda in faccia a nessuno: dirige l’indice accusatorio verso chi amministra la città e, indovina un po’? Anche chi dovrebbe garantirne la sicurezza. Un plauso, sprezzante quanto sincero:
Matteo Bassetti said:
“Fate attenzione. Questa è Milano oggi. Bisogna fare i complimenti a chi la gestisce e a chi gestisce la sicurezza.”
Una descrizione fulminante della città: “Difficile”, “piena di delinquenza”, “una brutta gente” a fare da sfondo a un biglietto d’addio sarcastico: “Davvero un brutto esempio per il nostro paese. Grazie Milano, è bello venire a trovarti.” Ironico? Amaro? Forse entrambe le cose.
Il paradosso della città sicura che non lo è affatto
Così si disegna il quadro della “Milano sicura” del futuro – o almeno, così vuole farci credere chi dovrebbe governarla e proteggerla. Ma invece di progresso e innovazione, la città sembra regredire a un teatro di piccoli (o grandi) crimini a cielo aperto. Un telecomando come chiave universale per scassinare auto? Sicuramente più comodo del solito arnese, ma più preoccupante per chi dovrebbe fare la guardia.
Per non parlare dell’abile gestione della sicurezza, che a quanto pare funziona così bene da favorire i malintenzionati a colpi di elettronica. Forse dovremmo iniziare a pensare a “gestione” come eufemismo per “disastro annunciato”, perché trovare scuse ormai suona come una vecchia canzone stonata e ripetitiva.
Nel frattempo, i visitatori – e persino personaggi noti come il nostro virologo genovese – possono solo constatare che la città più “cool” d’Italia è tornata ad essere una fonte inesauribile di delusione e preoccupazione. E il bel paesaggio urbano? Ah, quello sembra ormai solo uno sfondo per racconti di furti e arrabbiature sul web.



