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Paghe ridicole e noi che dobbiamo ancora farci la spesa, non è uno scherzo - Spreconi

Paghe ridicole e noi che dobbiamo ancora farci la spesa, non è uno scherzo

Paghe ridicole e noi che dobbiamo ancora farci la spesa, non è uno scherzo

Sotto una pioggia degna di un romanzo noir, i nostri valorosi rider si sono radunati in piazza Duca d’Aosta, davanti alla magnifica e accogliente stazione Centrale di Milano. Indovinate un po’? Stavano reclamando condizioni di lavoro che non siano una tortura medievale moderna. Davvero una novità, no?

Durante questa epica manifestazione, hanno parcheggiato le loro fedeli biciclette proprio al centro della piazza e sfoggiato un eloquente striscione con su scritto: “Anche il rider deve mangiare, non consegniamo per paghe da fame”. Sì, perché guadagnare 2,50 euro a consegna sembra lo standard europeo del lavoro dignitoso ai nostri tempi. Alcuni, tra l’altro, vantavano guadagni da capogiro: 16 euro in un giorno di lavoro. Mica male, eh?

Per non farsi mancare nulla, certe storie da sogno raccontano di persone costrette a vivere in dormitori comunali, mentre altri non riescono neppure a permettersi un posto letto. Da qualche parte tra l’Europa dell’Est, l’Eritrea e il Pakistan, ci si ritrova in questa commedia della sopravvivenza. Già, perché questo sarebbe il prezzo “dignitoso” da pagare per portarci a casa qualche euro.

“Verso un salario dignitoso”

Andrea Bacchin, funzionario di punta della Cgil-Nidil di Milano, non nasconde il suo entusiasmo: “Essere qui oggi è davvero molto importante”, dice, giustificando la buona partecipazione nonostante l’acqua che sembrava voler trasformare il tutto in un campo di battaglia tra uomini e natura.

In effetti, secondo lui, la recente inchiesta della procura di Milano ha “ufficialmente confermato” ciò che loro sussurravano da tempo tra un caffè e l’altro: i rider vengono pagati una miseria sotto ogni standard umano, e ovviamente, questo sistema da circo deve essere corretto per garantire “effettive tutele”. Serissimo e poco drammatico, come sempre.

L’applicazione del contratto: il sacro Graal

Il vero obiettivo, giura Bacchin, è abbandonare quel divertente sistema “a cottimo” che tanti amano (soprattutto i datori di lavoro), per passare finalmente all’applicazione del contratto nazionale Merci e Logistica, roba da far brillare gli occhi: ferie pagate, malattia, tredicesima, Tfr… praticamente un sogno proibito nel mondo dei rider.

Non dimentichiamo la ciliegina sulla torta: un minimo di sicurezza sul lavoro. E qui la magistratura ha già lasciato il proprio segno, ma pare che la palla sia ora nelle mani delle aziende, che dovrebbero – ma senza fretta – considerare questo piccolo dettaglio chiamato “dignità”.

In più, c’è una tanto celebrata amministrazione giudiziaria che dovrebbe mettere ordine, come un burbero insegnante in una classe di teppisti. Siamo tutti in attesa, quasi non vediamo l’ora che i passi avanti si materializzino. Magari un giorno si potrà anche parlare di condizioni di lavoro degne di questo nome, ma niente fretta, che la politica ha tante altre cose più importanti da fare.

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