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Sanità allo sbando, Marino si lancia in difesa dell’inevitabile SSN: basta con servizi spezzettati e tariffe ridicole - Spreconi

Sanità allo sbando, Marino si lancia in difesa dell’inevitabile SSN: basta con servizi spezzettati e tariffe ridicole

Sanità allo sbando, Marino si lancia in difesa dell’inevitabile SSN: basta con servizi spezzettati e tariffe ridicole

Non c’è niente di meglio che tagliare fondi proprio dove si gioca la partita più delicata: la prevenzione e il monitoraggio delle malattie. Luca Marino, vice presidente della sezione sanità di Unindustria, non ha perso occasione di illuminare la platea del Teatro Brancaccio a Roma, durante una conferenza organizzata da UAP. Il tema? Il glorioso Servizio Sanitario Nazionale e, in particolare, la diagnostica di laboratorio, con l’immancabile mantra della “governance clinica rigorosa”. Praticamente la ricetta per non cambiare nulla ma sembrare molto seri.

Tra un’ovvietà e l’altra, Marino ha fatto l’elogio delle farmacie come avamposti di prossimità, salvo poi ricordarci che non tutte le “regole” godono della stessa simpatia. Se una prestazione sanitaria è la medesima, perché mai le regole dovrebbero essere diverse? Ovviamente, i laboratori si devono sorbire la burocrazia di autorizzazioni, direzioni sanitarie e controlli qualità che assicurano risultati affidabili. Il resto, si suppone, lavori a caso.

Ma non finisce qui: i benedetti POCT, o Point of Care Testing, sono la tecnologia del momento, ma occhio, non bastano i gadget se manca la governance clinica degna di questo nome. La soluzione perfetta? Una rete organizzatissima in cui ogni punto decentrato stia sotto l’occhio vigile di strutture centrali che convalidano e supervisionano. Perché, è ovvio, oltre il 70% delle decisioni cliniche poggiano su dati diagnostici. L’affidabilità, dunque, è la pietra filosofale della sicurezza del paziente. Altrimenti, il paziente può anche sperare in Sant’Antonio.

I paradossi del nomenclatore tariffario

La chicca del discorso viene con il nuovo nomenclatore tariffario nazionale, una gioia di incoerenze e pasticci. Marino ha messo sul tavolo casi emblematici, come il test TSH, indispensabile per la tiroide, che si ritrova rimborsato meno di esami complementari e, guarda caso, meno “informativi”. Tradotto: risparmiare qui significa rimetterci in efficacia e precisione. E ovviamente, nessuno ha considerato i costi nascosti e ben poco trasparenti: formazione, controlli di qualità, sicurezza – e dulcis in fundo, la privacy. Così finisce che le strutture pubbliche si ritrovano in rosso, l’offerta accreditata si ritira, e le liste d’attesa crescono come funghi dopo la pioggia. Splendida strategia.

Marino ci tiene a precisare che la diagnostica, seppur una piccola percentuale della spesa sanitaria, è il fondamento su cui si regge la medicina contemporanea. Tagliare ancora di più? Non si risparmia niente, si mina invece alle basi di prevenzione e sorveglianza delle malattie. Complimenti agli strateghi.

Luca Marino ha concluso con una dritta da manuale: “Il nostro obiettivo non è difendere una categoria, ma un sistema”. Tradotto: non vogliamo proteggere i nostri furbastri di categoria, ma un modello di Sanità Pubblica universale fondato su scienza, responsabilità e, soprattutto, gli interessi dei cittadini. Il tutto per evitare la trappola del “sistema a velocità differenziata”, che suona come un’elegante giustificazione all’inefficienza cronica e alle diseguaglianze sociali.

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