Ah, il calcio, quel teatro di errori e miracoli dove tutti sembrano brillare… o almeno provarci. Partiamo dal nostro custode di sogni deludenti, Paleari, che non solo sbaglia sul gol ma riesce nell’impresa di non farti mai sentire la minima sicurezza tra i pali. Un vero mago dell’incertezza. Poi c’è Coco, il soldatino tutto cuore nel nuovo ruolo sul centro-destra, che conquista punti per solidità ma ci regala anche qualche sorriso involontario con una svirgolata degna di nota al 13’. Insomma, un pacchetto completo: qualità e comicità in un solo pacchetto.
Ismajli si lancia in un duello da far tremare i polsi con Pellegrino, peccato che l’unica volta che lo perde, il destino gli dà subito la legnata. Ma non c’è sospiro di resa, il nostro eroe raddoppia gli sforzi come un gladiatore sopraffatto dalle circostanze. Poi arriva Ebosse, timido nel contrasto su Pellegrino che regala il momentaneo 1-1, ma almeno riesce a contenere l’argentino durante i calci d’angolo. D’Aversa, con l’intuito di un veggente, lascia in panca Lazaro e affida la difesa a Pedersen, che all’inizio sembra un turista spaesato contro Strefezza, ma poi si mette a lavorare duro in difesa, rinunciando così a farsi vedere in attacco. Sacrifici.
A questo punto entra in scena Ilkhan, che sembrava aver perso la bussola dopo l’espulsione di Genova, ma che invece si riprende la scena con una partita intensa coronata dal suo primo gol in Serie A. Poco dopo, Prati fa il suo ingresso per un poco entusiasmante allenamento da panchina. Gineitis continua la sua danza classica alternando lampi di genialità, come quel cross perfetto per l’incornata di Simeone, ad errori banali da far girare la testa. E comunque, continuiamo a crederci.
Obrador sfodera una prova intelligente, come se fosse svezzato dal torpore e finalmente si decidesse a crescere sul serio. Poi c’è il fenomeno Vlasic, l’uomo-ovunque che non sbaglia un pallone, percorre chilometri di campo e infila il suo zampino in ogni singolo gol. Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo, senza dubbio. A fargli compagnia, il mattatore Simeone, che inizia sparando il gol subito, sfiora la doppietta di testa e induce addirittura l’autogol di Keita. Insomma, la furia del Cholito fa crollare qualsiasi difesa parmense e regala certezze a un D’Aversa quasi commosso (e che in attacco schiera anche Kulenovic, che combatte, impegna e si prende pure il cartellino giallo, chissà che festa).
Non poteva mancare il ritorno di Adams, che da titolare si trasforma in un inno alla generosità, dispensando assist preziosi per la vittoria granata. E anche in panchina c’è chi non scherza: Zapata subentra e si infila nel finale con un gol nel recupero, un vero e proprio invito a non mollare mai. Perché in questo spettacolo tutto è possibile, anche la speranza, quella che ci fa credere che tutto possa migliorare – almeno fino alla prossima partita.



