Bob Sinclar non conosce la parola “pausa”. Per la prossima primavera ha già pronto il suo nuovo singolo: una frenesia a 126 bpm che rianima dal 1986 quel gioiellino dei Nu Shooz, I Can’t Wait. Il nostro eroe francese continua a navigare nelle acque tranquille della nostalgia remixata, dove gli “hitoni” del passato non muoiono mai, si limitano solo a prendere un caffè e tornare più veloci e smanettoni di prima. Ma diamoci un tono: non è forse la magia del loop perfetto che lo appassiona?
Bob Sinclar racconta di aver cominciato da lì, dai pionieri Dj Kool Herc e Grandmaster Flash, i guru della ripetitività che trasformarono il drum break in eternità sonora. Nel suo laboratorio di ritmi, ha stravolto la struttura portando il brano da 100 a 126 bpm, strappando quella parte vocale a cappella e trovandosi davanti una coincidenza folgorante: il famosissimo ooh baby, the music sounds better with you di Stardust. Ovviamente, è nata un’idea da disco revival, anche se ha fatto ben otto mesi a convincersene — perché, si sa, per certe illuminazioni ci vuole il tempo giusto.
Chi ha sciolto il gelo creativo? Nulla di meno che il figlio venticinquenne, che a gennaio ha fatto una requisitoria tanto semplice quanto impietosa:
“Papà, finiscila con sti pezzi nuovi: io e i miei amici vogliamo sentirti rifare le glorie di un tempo.”
Ed ecco la manna dal cielo: via libera a un campionamento di piaceri passati, e I Can’t Wait è tornato alla vita, pronto per conquistare nuovamente le piste da ballo.
La voce (ri)incarnata dalla nuova musa Kiesza
Per aggiungere pepe alla rivisitazione, Bob Sinclar ha chiamato niente meno che Kiesza a cantare nuovamente la parte vocale, perché nulla dice “successo” più di una nuova voce su un vecchio classico. Ecco il retroscena: tre anni prima, durante una collaborazione a Toronto, i tentativi di lavorare insieme non avevano convinto nessuno. Ma questa versione di I Can’t Wait? Kiesza se n’è subito innamorata, e tra prove e risate, la magia è scattata. “La musica si rigenera”, dice Bob, “tutto può diventare nuovamente hit”.
Parliamo poi di nostalgia, quella trappola per giovani e meno giovani, trasformata in oro dal nostro maestro della riproposizione. Anche lui, da giovane, ha goduto di questo effetto: anni ’88-’89, club e ignoranza felice su capolavori come It Takes Two di Rob Base e DJ E-Z Rock, che per inciso sono un pilastro dell’hip-hop/house basato su un campione anni ’70 di Lyn Collins. E quando si è messo a rimettere in pista “A far l’amore comincia tu” di Raffaella Carrà, non immaginava minimamente che l’icona tv fosse così grande — un dettaglio che qualcuno avrebbe pure suggerito di evitare, perché “rifare la Carrà è più o meno come ripescare un cantautorato francese ormai polveroso”. Ma no, la formula magica è questa: far risorgere gli artisti e i loro grandi successi, un giorno alla volta.
Nell’era in cui quotidianamente escono 130 mila brani sulle piattaforme, sommersi da algoritmi predatori e intelligenze artificiali all’ordine del giorno, Bob Sinclar continua imperterrito il suo percorso fosforescente: rivisitare il passato per renderlo trendy e… ancora commerciabile.
Estate a ritmo di revival tra Italia e mondo
L’estate si avvicina e con essa il tour mondiale che porterà I Can’t Wait a spasso per i locali più ambiti (e paganti) del pianeta. E in Italia? Bob fa tappa immancabile nei templi della movida: dai Giardini dell’Eden a Roma, al Twiga di Forte dei Marmi, passando per il One di Torino, il Dolcevita di Salerno, il Tenax di Firenze, con una deviazione quasi rituale verso il Phi Beach in Sardegna e la rinomata Puglia.
Ma la domanda che tutti aspettano: Bob Sinclar è ancora convinto che gli smartphone nei club siano un flagello da bandire? Quel famoso sfogo social del 2024, dove si lamentava della follia di giovani intenti più a filmare che a ballare, sembra non aver perso un briciolo della sua attualità.
Bob Sinclar dichiara:
“Non comprendo come qualcuno possa arrivare davanti al dj e incollare lo sguardo al telefono per ore, invece di lasciarsi andare sulla musica. Una foto o due per immortalare l’istante con gli amici bastano e avanzano. Se sei lì, balla: non hai bisogno del telefono come terzo braccio.”
Conclusioni di Bob sul panorama disco attuale, che vanta ancora qualche star dal cachet impressionante, ma – chiariamolo – sono sempre di meno. Il futuro? Forse affidato a chi riesce a mischiare un pizzico di passato con una spruzzata di innovazione. Il solito copione, insomma, con la consueta dose di revival e ironia.
Ci sono due categorie di artisti nel magico mondo della musica da club: da un lato i David Guetta della situazione, che non suonano più nei locali ma nei grandi show, roba da stadi e luci che fanno più scena che musica; dall’altro, quelli che cavalcano la moda gonfiando esorbitantemente i loro cachet, come se il numero di like su Instagram fosse direttamente proporzionale al costo del loro set. Al Nikki Beach o al Pacha di Ibiza ormai il problema non è più trovare spazio per ballare, ma scovare qualche tavolo libero. Una bolla gigantesca, insomma. Ma io, per fortuna, ho deciso di non entrare nel circo: continuo a suonare nei club perché lì è la mia cultura, il mio habitat naturale. Non m’interessa fare spettacoli da circo o creare qualcosa da guardare distrattamente: voglio che la gente ascolti davvero la musica.
Il ritorno con Bob Sinclar: la resurrezione artistica
Chi ha mai detto che la fine è davvero la fine? Nessuno vuole più sentirti? Bene, allora grazie a un nome altisonante come Bob Sinclar, magari rinasci come fenice in pieno splendore artistico. Un miracolo della musica che sembra solo frutto del caso, ma in realtà è strategia ben calibrata.
La sua serata “Debosh” non è solo un nome accattivante ma è diventata un fenomeno virale… e non parliamo di un’epidemia di massa di quelle pericolose, ma di tendenze che si spargono come polvere magica grazie ai fan più scatenati. Quel titolo, derivazione francese di “débauche”, ossia eccesso, è stato adottato a mani basse soprattutto in Europa dell’Est e in Russia, regioni generose nel saper trasformare un party in un rito dedicato al caos sonoro e all’abbandono totale.
Se poi parliamo d’Italia, dimentichiamoci le solite banalità. Qui il legame è profondo e personale: non è solo un pubblico, ma una seconda casa. Dalle radio ai fan, dal primissimo “Love Generation” in poi, l’accoglienza è stata sconfinata e senza filtri. E non è mica roba da poco: parliamo di amore continuo e incondizionato. E se c’è qualcuno da menzionare, beh, è proprio la Toscana con i suoi paesaggi mozzafiato, la gente sincera e, ovviamente, la complicità di una cara amica come Isa B..



