Due gasdotti geniali che permettono a Arabia Saudita ed Emirati di fare il furbo senza passare dallo stretto di Hormuz

Due gasdotti geniali che permettono a Arabia Saudita ed Emirati di fare il furbo senza passare dallo stretto di Hormuz
Basra, regione irachena. Ovviamente, la situazione è tanto delicata quanto prevedibile: il Golfo Persico alle prese con i suoi classici drammi petroliferi e geopolitici.

Golfo di Hormuz si ritrova chiuso di fatto, aprendo così i riflettori su due “eroici” oleodotti alternativi: uno in Arabia Saudita e uno negli Emirati Arabi Uniti. Perché ovviamente, quando il canale strategico si blocca, ci si affida a tubi lunghissimi e costosi sparsi per il deserto.

Arabia Saudita, noto anche come “Petroline”, un serpente di circa 1.200 chilometri che collega Abqaiq sulla costa orientale del regno a Yanbu sul Mar Rosso. Forse vi starà già girando la testa per la distanza, ma aspettate: pare che questo capolavoro di ingegneria possa pompare fino a 7 milioni di barili al giorno, ormai a pieno regime, grazie ai recenti ampliamenti. Che spreco di petrolio, dico io…

EAU, l’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline (ADCOP), noto anche come il tubo Habshan-Fujairah. Con i suoi 400 chilometri di estensione, si dice che si aggiri intorno a 1,5-1,8 milioni di barili al giorno di capacità. Nientemeno! E entrambe queste gigantesche infrastrutture hanno un’astuzia geniale: evitano completamente lo stretto di Hormuz, quel passaggio marino che da settimane è diventato teatro di attacchi e ritorsioni tra USA, Israele e Iran. Se vi sembra roba da telenovela, avete colto nel segno.

Naveen Das, un analista senior di Kpler, ha lanciato la bomba: le due infrastrutture sono già sfruttate quasi fino al massimo. Per gli Emirati Arabi Uniti, l’oleodotto ADCOP gira a circa il 71% della sua capacità, con ancora qualche manciata di barili per emergenze, se così vogliamo chiamarle.

Ruwais, sempre ad Abu Dhabi, è stata chiusa dopo un incendio – ma che sorpresa! – all’interno del suo complesso. Un cortocircuito o forse un’ennesima coincidenza in questo gigantesco gioco a rimpiattino con il fuoco. Il risultato? La capacità di raffinazione, che si aggira intorno a 922.000 barili al giorno, si è congelata nel ghiaccio delle incertezze.

Pankaj Srivastava di Rystad Energy ci rassicura con un sorriso ironico. Sebbene l’ADCOP permetta agli Emirati di scavalcare lo Stretto di Hormuz inviando greggio a Fujairah, i prodotti raffinati di Ruwais devono ancora affidarsi alle rotte marittime che… beh, transitarono dal famigerato Hormuz. Tradotto: se l’intensità degli attacchi aumenta, il rischio è che anche questi progetti di fuga petrolifera finiscano per essere schiacciati dallo scenario caotico.

Il Mercato Globale in Precipizio

USA e Iran, il mercato sembra divorato da una fame nervosa: da quasi 120 dollari al barile a inizio settimana fino a oscillare intorno ai 90, e poi risalire a 100 senza una logica apparente.

Sasha Foss, analista di Marex, ha stimato che la produzione irachena sia crollata fino al 70%. E la festa è appena iniziata: se i grandi produttori come Arabia Saudita e Emirati decideranno di ridurre ulteriormente l’output, i prezzi del petrolio potrebbero schizzare alle stelle con il vigore di un razzo fuori controllo.

“Quando vedremo l’Arabia Saudita e gli EAU tagliare i rubinetti, sarà come un terremoto nei mercati petroliferi mondiali.”

Emirati Arabi Uniti cercano di tenere a galla una rete sempre più traballante. Forte, vero? O forse, solo un altro modo elegante per dire che andiamo avanti a stenti fino al prossimo incendio o attacco. Chi è pronto per il prossimo round?

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