Salis si indigna per il caos Bucci e si schiera con i redattori del Secolo XIX che, poverini, devono sopportare questo show preoccupante

Salis si indigna per il caos Bucci e si schiera con i redattori del Secolo XIX che, poverini, devono sopportare questo show preoccupante

Che meraviglia assistere al tipico spettacolo di “trasparenza” politica a Genova: la sindaca Silvia Salis del Partito Democratico si è gentilmente prestata a commentare le sofisticate tecniche di persuasione utilizzate dallo staff di Marco Bucci, l’illustre presidente della Liguria. Sembra che i signori del potere locale abbiano sfoderato la loro arma segreta contro i poveri giornalisti del Secolo XIX, esercitando pressioni così intense da far diventare queste tristi cronache degne di una telenovela politica di bassa lega.

Ebbene sì, dietro l’apparente serenità istituzionale si cela un bellissimo dossier, consegnato a qualche editore fortunato, insieme a messaggi vietati che sembrano usciti da un manuale di intimidazione vecchio stile. D’altronde, cosa aspettarsi se non pressioni degne della peggior dittatura sudamericana? Il tutto condito da un grande pubblico di spettatori impotenti, incollati a seguire questa tragicomica messinscena.

La “dittatura sudamericana” a Genova: un’analisi da manuale

Silvia Salis ha concluso la sua performance affermando, con tutto il candore e la gravitas che si possono concedere in situazioni simili:

“Mai avuto a che fare con pressioni così torbide, sembra davvero di stare in una dittatura sudamericana.”

Un’affermazione che lascia poco spazio alle interpretazioni e che suggerisce, implicitamente, che forse lo stile ricattatorio e autoritario si sta consolidando come il nuovo modello di gestione politica anche in una tranquilla città del nord-ovest italiano. Che progresso, non c’è che dire.

Quando la stampa diventa ostaggio delle “buone maniere” politiche

Non è fantastico vedere come la libertà di stampa venga così solennemente messa sotto scacco da chi avrebbe, o dovrebbe avere, l’interesse a garantire un buon rapporto con la cittadinanza? Il meccanismo è piuttosto semplice: si costruisce un dossier, si inviano messaggi intimidatori e si tenta di silenziare un lavoro giornalistico scomodo. Un copione già visto, eppure sempre capace di suscitare quel misto di sgomento e rassegnazione che solo il teatro politico sa offrire.

Nel frattempo, le polemiche si intensificano, con la stampa che rischia di diventare un mero megafono degli interessi di palazzo, e i cittadini che assistono a tutto ciò come spettatori impotenti di una partita che loro stessi non hanno scelto di giocare.