Quando la residenza diventa un miraggio: l’Istat e il gioco delle statuette per chi non ha una casa vera

Quando la residenza diventa un miraggio: l’Istat e il gioco delle statuette per chi non ha una casa vera
Istat e l’Associazione nazionale ufficiali di stato civile e d’anagrafe (Anusca) per offrirci una panoramica – neanche troppo semplice – sulle follie normative e giurisprudenziali legate all’iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora. Perché sì, anche chi vive per strada merita il suo bel documento, o almeno provarci.

Il nucleo della questione gira attorno al concetto di “domicilio”, un’idea così fluida e ampia che pare pensata apposta per complicare la vita a chi la vive già complicata. Viene usato come escamotage per iscrivere al registro anagrafico chi non ha un indirizzo di dimora “classico” – che di solito sono proprio i senza fissa dimora o gli eterni precari sociali. Per dare un colpo di genio alla faccenda, si osa proporre l’istituzione di una “via virtuale”, un luogo che non esiste nemmeno sulla cartina, ma che fa miracoli burocratici.

Nel dettaglio, l’ebook serve pure a spiegare come maneggiare le schede di famiglia, come verificare quel domicilio così misterioso, cosa fare dimenticandosi di una persona “irreperibile” (chissà come l’avranno presa) e quanto i servizi sociali debbano farsi in quattro per accompagnare queste procedure. Già qui si capisce che la burocrazia italiana è un labirinto senza uscita.

Il vero obiettivo, però, è decisamente più nobile e – almeno sulla carta – di uguaglianza. Si vorrebbe infatti che tutte le amministrazioni locali adottassero la stessa chirurgica uniformità di comportamenti, in modo da garantire pari diritti a tutti i cittadini, persino ai senza fissa dimora, come se avessero un tetto sopra la testa. E, guarda caso, per aiutare gli amministratori in questa eroica impresa, l’ebook allega pure dei modelli: uno per la dichiarazione sostitutiva da integrare a quella usata per l’iscrizione o la mutazione anagrafica, e uno per la creazione di questa famosa via virtuale, che probabilmente rimarrà invisibile a tutti tranne la burocrazia.

E come se non bastasse, vengono anche raccolti in un atlante del buon senso (o almeno del tentativo) riferimenti normativi, indicazioni ufficiali provenienti da Istat, direttive ministeriali del Ministero dell’Interno e le sentenze più recenti e significative della giurisprudenza, creando un vero e proprio manuale per chi vuole districarsi nella giungla delle iscrizioni anagrafiche.

Insomma, un’opera pensata per dimostrare che persino la gestione della “non-dimora” può diventare un neologismo burocratico di altissimo livello, capace di trasformare un diritto sacrosanto in un complesso gioco di specchi tra regole, circolari e indirizzi inesistenti. Ovviamente, tutto questo nella speranza che almeno un po’ di buonsenso arrivi tra le pieghe di questa ragnatela normativa.

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