Russia in Ucraina si nascondono operazioni di reclutamento degne di un romanzo noir, con vittime prese di mira in paesi africani, Cuba, e regioni dell’Asia. Questi metodi – che innocenti social media pubblicizzano come lavorativi o educativi – sembrano un invito irresistibile, una vera perla di inganno offerta a chi, evidentemente, non ha nulla da perdere.
Non a caso, i parlamentari europei hanno alzato il sopracciglio e chiesto all’Unione Europea e ai suoi Stati membri di scatenare sanzioni mirate contro individui ed entità che sfruttano queste astuzie degne di una soap opera criminale, masquerando la tratta di esseri umani sotto la patina del mestiere o dello studio. L’ipocrisia è a livelli tali che chi si propone come alleato della libertà si scopre invece complice di vere e proprie atrocità e violazioni dei diritti umani.
Come se non bastasse, si parla addirittura di crimini di guerra e crimini contro l’umanità: ogni parola pesa come un macigno. La responsabilità dovrebbe scendere come neve sui social media che ospitano questi contenuti e non fare finta di nulla. Si segnala, inoltre, che centinaia di donne sarebbero state ingannate, macchinando senza saperlo alla fabbricazione di droni – sì, proprio quei droni usati per massacrare il popolo ucraino. Nel frattempo, misteriosamente, alcuni reclutati spariscono nel nulla, come il caso – da brividi – di Francis Ndung’u Ndarua, scomparso senza lasciar traccia. I deputati chiedono insistentemente che venga rimpatriato, e che Russia fornisca informazioni sulla sua sorte.
Questa brillante idea di risolvere guerre sanguinose con la tratta è stata approvata con un plebiscito: 479 voti a favore, solo 17 contrari e qualche astensione a ricordare a tutti quanto la diplomazia sia spesso una pantomima.
La detenzione “democratica” del presidente Bazoum in Niger
Non poteva mancare la ciliegina sulla torta: quando una giunta militare in Niger decide di mettere sotto chiave il presidente Mohamed Bazoum eletto democraticamente, il Parlamento Europeo reagisce con quella delicatezza che di solito riserva alle fiabe per bambini. Condanna la repressione nei confronti di attivisti politici, giornalisti e società civile, aspetta la “liberazione immediata” del signor Bazoum, e invita la giunta e tutti i buontemponi del potere a rivedere le loro priorità.
Prevedibilmente, la situazione nel Paese è peggiorata: traffico di esseri umani, armi, e immigrazione irregolare sono esplose come funghi dopo la pioggia. Nel frattempo, il Niger – con un tempismo degno di un frontman rock – ha annunciato che vuole lasciare la Corte Penale Internazionale, cosa che ha fatto rabbrividire chi ancora crede negli strumenti internazionali per la giustizia. Senza contare il regresso drammatico della democrazia e dei diritti umani nell’intero Sahel. La speranza? Che si possa tornare a vedere partiti politici, elezioni libere e, possibilmente, un po’ di senso comune.
E anche qui la democrazia si fa sentire tra i voti: 524 sì, 2 no e 29 astensioni. Vero spettacolo, da applausi.
In Georgia, l’incubo dei prigionieri politici sotto il regime Georgian Dream
Passiamo ora a un brillante esempio di “democrazia” made in Georgia, dove il partito Georgian Dream si è ingegnato a perseguitare sistematicamente oppositori politici e giornalisti. L’icona del momento? Elene Khoshtaria, arrestata senza una tragedia giornalistica di troppo, che versa in condizioni così disumane da far impallidire un film drammatico di serie B.
I deputati chiedono la sua scarcerazione immediata e una scoppiettante indagine indipendente sui maltrattamenti di natura “chimica” riservati ai manifestanti. La preoccupazione cresce per la sorte dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, da ben quattro anni praticamente ostaggio politico, con condizioni di salute in rapido deterioramento che farebbero impensierire qualsiasi Stato di diritto degno di questo nome.
Per non essere da meno, si richiede che l’UE applichi sanzioni mirate e blocchi i visti dell’intero regime georgiano e dei suoi scagnozzi. La presenza di prigionieri politici? Una macchia indelebile e incompatibile con gli obblighi UE-Georgia, ricordano con enfasi i deputati, che rinnovano il loro eterno amore per il popolo georgiano e il loro sogno di un futuro democratico europeo.
Da applausi anche la decisione parlamentare di assegnare nel 2025 il Premio Sakharov per la libertà di pensiero a Mzia Amaglobeli, giornalista georgiana attualmente dietro le sbarre. Una perfetta cartolina della libertà di stampa, giusto per non perdere il vizio.
Ovviamente, pure questa formidabile denuncia al regime è passata con 438 voti favorevoli, 37 contrari e 81 solite astensioni. Una vera commemorazione della democraticità e dei diritti. Giusto per chiudere il quadro con un sorriso amaro.



