Terroir Milano è una bottega che sfida la velocità del consumismo milanese da quasi un decennio. Nata nel 2017 in via Macedonio Melloni, questa creazione di Gabriele Ornati, appassionato di prodotti rari e poco alla portata del grande pubblico, si distingue per non seguire la massa né aderire a format noiosi e replicabili. Qui il mantra è il concetto di terroir, ovvero quella favoletta che ogni prodotto di qualità è un’opera d’arte del suo territorio, della sua storia, e soprattutto della manodopera locale – perché ovviamente, senza quella, il formaggio non sarebbe così buono, vero?
L’illustre Ornati parte da un interesse personale per ciò che mangiamo, ovvero cibo “naturale” e “consapevole”, niente di meno. Dopo aver giocato con statistica e informatica (perché, si sa, i numeri non bastano), si tuffa nel mondo vegetariano, cucina macrobiotica e medicine di altra galassia come quella cinese – roba sicuramente indispensabile per scegliere cosa vendere. Da qui nasce il suo negozio, che più che un semplice punto vendita assomiglia a un tempio dell’“autentico”: prodotti selezionati non per certificazioni inutili ma per la qualità reale e la filiera diretta, che fa molto artigianale, mica roba industriale.
La filosofia è “lenta e organica”: niente turnover selvaggio o market blitz, ma costruire fiducia con i clienti tramite passaparola e una comunità che si fida di questo santuario gastronomico. Oggi il negozio vanta l’impressionante cifra di oltre 3.000 referenze, tutte da piccoli produttori italiani e non – perché la nicchia è il nuovo lusso, ovviamente.
Il catalogo è ampio ma precisino: paste e farine identitarie (non chiedete, fa figo), conserve artigianali, formaggi italiani e francesi, vini naturali e biodinamici (perché l’uva classica non era abbastanza), carne e pesce scelti al micron, cioccolato bean to bar e tree to bar (le origini contano, mica pizza e fichi), miele di Manuka e un arsenale di prodotti funzionali da far impallidire qualunque farmacia. La certificazione biologica? Accessoria, più che altro serve la qualità della materia prima e la trasparenza, che qui si deve sentire nell’aria come i profumi degli scaffali – roba da hipster documentati.
E come se non bastasse la bottega, da un po’ c’è pure una piccola caffetteria, annessa come un’estensione naturale del tempio culinario. Qui si serve caffè filtro da torrefazioni indipendenti, matcha giapponese “tradizionale”, tè e infusi, accompagnati da dolci artigianali fatti in laboratori milanesi. Non un semplice negozio, quindi, ma un clan gastronomico dove fare la spesa, fermarsi a discutere di terroir con strani sconosciuti e ascoltare le favole dietro ogni prodotto.
La novità del momento: New York Bagel
A due passi dal Duomo di Milano, due amici, Matteo Guerrini e Luigi Fronterré, stufi dell’ennesima pizza al trancio, hanno deciso di portare a Milano il sacro bagel, quello originale di New York. Sapete, quel panino girato che prima va bollito in acqua con malto, e poi infornato per dargli lo status di culto. Il menu è un viaggio nei quartieri newyorkesi: dal Soho con salmone e cream cheese, al Brooklyn con uova, bacon e formaggio, fino al vegetariano West Village con hummus e verdure come si deve.
I bagel si scelgono anche per impasto, per accontentare chi ha voglia di giocare con le consistenze. Prezzi da quattro e spicci fino a quasi dodici euro, accompagnati da un caffè americano, del matcha e centrifughe – perché tanto una volta appurato che sei a Milano, il caffè americano è la rivincita dei nostalgici dei bar di New York.
La sede? Via Meravigli, 16. Che nome appropriato per una squisitezza così, no?
La guida del weekend: Le migliori pizze al trancio e al taglio
La pizza da strada in Italia cambia vestito da città a città, come un camaleonte goloso. Se a Roma la fanno leggera, alveolata, in teglia e con quella classe da intellettuali del forno, a Milano il must è la pizza al trancio: alta quasi come un mattone, soffice ma con la base croccante che si spezza sotto i denti, con mozzarella che cola allegra a ogni morso. Lo stile è celebre soprattutto dal dopoguerra e ha il suo tempio negli anni Cinquanta con Spontini, che è tipo una religione per i milanesi pigri ma affamati.
La pizza al trancio spopola con l’impasto alto, la base croccante e tantissima mozzarella filante: un classico mitico, quasi un’icona gastronomica cittadina. Ma, attenzione, non è l’unica protagonista! In questa guida esaltiamo anche le pizze al taglio, con la loro varietà e creatività, che fanno sanguinare il cuore di chi pensa che la pizza debba essere solo rotonda e tonda.
Le novità del momento: Jiao 10
A due passi da Chinatown è spuntato Jiao10, bistrot contemporaneo guidato dalla giovane e intraprendente Milena Liu. Il posto sembra farsi largo tra le offerte gastronomiche milanesi con una proposta fresca e, udite udite, innovativa.
Una giovane ristoratrice di soli 25 anni ha deciso di rivoluzionare la vecchia trattoria di famiglia, trasformandola in un locale dal design minimalista che strizza l’occhio ai bistrot asiatici, frutto di un’ispirazione peregrinata tra Europa e Cina. La novità? Niente più piatti cinesi da supermercato, bensì un trucco tutto sofisticato: puntare sulle cucine delle misteriose regioni cinesi del Sichuan e dello Hunan, famose per la loro ossessione per spezie da far fuggire qualsiasi occidentale dal primo morso.
Il menù? Un capolavoro di modernità culinaria che sfida il buongusto italiano: via i soliti involtini primavera, spazio a bao al vapore con maiale brasato, mini toast ai gamberi e sofisticatissimi bun al latte con nori e “pork floss” (per chi non conosce, è un abbinamento di carne sfilacciata che sa di “mistero”). Prezzi ovviamente stagliati in modo da far sentire ogni assaggio un investimento (da 6 a 15 euro per antipasti e piatti principali). Spaghetti dandan piccanti, gnocchi di riso saltati nel wok e wonton con salsa chili fanno il loro trionfale ingresso, accompagnati da anatra alla maniera del Sichuan e pollo al peperoncino servito immancabilmente in scodelle roventi. Insomma, qui nessuno si accontenta di una cenetta tranquilla.
Indirizzo: Via Morazzone, 10.
L’aperitivo del weekend: Brewfist Pub
Finalmente un tocco di storia birraria milanese! A più di centoventi anni dalla mitica Società Anonima Birra Milano (fondata nei primi del Novecento e poi miracolosamente dimenticata), riapre un locale con le spine focalizzate su un birrificio indipendente nato nel millennio recente, nel 2010 a Codogno. Il Brewfist Pub rimpiazza elegantemente il fugace Portineria 14 in un angolo strategico tra via Conchetta e via Ettore Troilo, nel cuore selvaggio ma sempre chic dei Navigli.
Un prodigio di semplicità: dodici spine. Dodici. Solo birre Brewfist, dalla mitica Spaceman West Coast IPA alla nuova analcolica che qualcuno ha pensato di chiamare Ca**o Guardi. Suggerimento per i meno avventurosi: provatela, serve per capire davvero il livello di ironia del locale. Non mancano neanche panini e pinsa, i cui nomi fanno già sbellicare dalle risate (Conchette, Alzaie e Pugnette), rigorosamente in versione vegetariana e vegana, perché anche la birra artigianale ora ama il politically correct.
Indirizzo: Via Ettore Troilo, 14.
Dove fare colazione: Yepoda Haus
Per chi pensava che la bellezza si fermasse nelle vetrine della skincare coreana, ecco la svolta: il negozio di K-beauty Yepoda Haus nasconde un piccolo caffè vegano che sfida le abitudini milanesi di colazione. Qui si possono sorseggiare drink colorati e decisamente photogenici, perfetti per Instagram ma pure per la digestione, come il matcha cloud, lo strawberry cloud matcha e il celebre dalgona coffee, tutti rigorosamente in fascia di prezzo tra 3,90€ e 4,50€.
Non potevano mancare le bibite frizzanti alla frutta, le cosiddette Korean Ade (yuzu e pompelmo in testa), accompagnate da torte vegane al matcha o con fragola, perché la colazione non è solo instagrammabile, è un’esperienza multisensoriale. Tutto questo nel cuore metropolitano, per chi vuole un mix di skincare mattutina e zuccheri raffinati.
Eventi: da vino artigianale a jazz d’élite
Passando a cose serie: per gli amanti del vino naturale — o più semplicemente per chi non ha voglia del solito vino industriale — ecco il Mercatino della domenica al Circolino del Pane Davide Longoni. Qui vignaioli indipendenti si sparano in faccia, pardon, raccontano le loro creazioni enologiche, accompagnate da focacce create dal panificatore di turno. Un pacchetto “full immersion” tra degustazioni, incontri e un filo di musica, giusto per fare un po’ di scena e dimenticare le differenze fra naturale e biodinamico.
Dove: Circolino del Pane Davide Longoni, Milano – Quando: 15 marzo – Prezzo: 18€ (per la gioia delle tasche).
Se invece volete darvi all’élite del bollicine, il Festival di Primavera in Franciacorta è il vostro nirvana. Sedici chef locali, soli cinquanta produttori di vino, ostriche di lusso e un’oasi di esperienze che mirano a convincervi che il territorio è ancora cool e ricco di segreti da svelare. Tutto rigorosamente da vivere con calici ben pieni, perché l’atmosfera non si costruisce da sola, ma con qualche soft drink alcolico.
Dove: Franciacorta – Quando: 14 e 15 marzo – Prezzi: variabili a seconda del conto finale di quella che sarà una “passeggiata” molto impegnativa.
Se la musica è la vostra passione ma solo quella dal vivo, non perdetevi le Rivington Nights, serate che incarnano il perfetto cliché hipster milanese: jazz italiano dal vivo, cocktail elaborati e cucina newyorkese che, dall’alto del quarto piano dell’Hyatt Centric Milan Centrale, fa sognare con un panorama su Porta Nuova. L’imperdibile programma di marzo è un festival di sax, pianoforti e trombe, direttamente dal futuro nostalgico di un jazz che nessuno capisce ma tutti fingono di amare.
Dove: Rivington – Quando: da sabato 14 marzo – Prezzo: non dichiarato, perché la cultura non ha prezzo (o forse sì, ma non lo dicono).
Per chi invece preferisce l’esperienza agricola con un tocco formaggioso, “Acqua, Latte e Formaggio” è il festival immersivo che vi porterà joyfully a scoprire la magia della filiera lattiero-casearia, tra laboratori di caseificazione e cene contadine in Cascina Caremma a Besate. Qui si impara a fare il primo sale, la cagliatura e la formatura, il tutto condotto da chi evidentemente ama i formaggi più di quanto ami la vita notturna urbana.
Dove: Cascina Caremma, Besate – Quando: dal 12 marzo – Prezzo: da definire (intanto immaginate di pagare per conoscere il vero sapore del latte, come si faceva cento anni fa).



