Ecco la novità del secolo: finalmente su Meta si può aprire un account per i minori di 13 anni, ma ovviamente solo sotto l’occhio vigile di un genitore. E non si tratta certo di una licenza completa a navigare nel mondo digitale, perché la “esperienza d’uso” sarà limitata a messaggi e chiamate. Che progresso! Dimenticatevi quindi i canali e il roboante chatbot Meta AI. Questa sensazionale attenzione alla sicurezza sarà introdotta “gradualmente”, così da potersi godere tutte le critiche e i lamenti degli utenti in diretta, mentre si offre alle famiglie “il modo più sicuro e privato per comunicare”. A qualcuno sembrerà quasi una presa in giro, ma almeno è ufficiale.
Meta non perde tempo a rassicurare: appena si scopre che un utente ha meno di 13 anni, verrà bloccato e invitato, come a scuola dai vecchi tempi, a rivolgersi a un genitore o tutore per poter continuare a utilizzare la piattaforma. Che bello, una gara a chi si diverte di meno.
Per il collegamento tra account minorile e genitore? Semplice, basterà mettere il telefono del ragazzino “accanto a quello del genitore” e farli “collegare”. Un gioco da ragazzi, appunto. Dopodiché l’account sarà sotto il controllo totalitario del genitore o tutore di turno, che così potrà scegliere chi potrà disturbare il povero minore, quali gruppi frequentare (presumibilmente niente TikTok selvaggio) e persino filtrare le richieste di messaggi da estranei. Perché, si sa, la privacy in questi casi è sacra, ma controllata a vista.
Controllo genitoriale made in Meta
Le nuove funzioni di parental control saranno protette da un pin speciale che solo i genitori conosceranno. Evviva la rivoluzione della privacy! Difatti, solo loro avranno l’onore e il privilegio di modificare le impostazioni dell’account, personalizzando la “esperienza digitale” della famiglia come meglio credono. Insomma, una dittatura domestica digitalizzata: il futuro è qui.
Ah, e non mancano le rassicurazioni “tecniche” di rito: tutte le conversazioni personali saranno protette con la crittografia end-to-end. In pratica, nessuno potrà leggervi dentro, nemmeno il samotimido colosso Meta. Tranne, ovviamente, i super-controllori di casa che tengono in pugno la situazione con il loro pin magico. Un dettaglio insignificante, si sa.
Questa brillante invenzione arriva proprio nel momento in cui sempre più bambini diventano “malati digitali” fin da 6 anni, come a ricordarci che il problema non è più “se” ma “quanto”. Il digitale era un terreno di gioco e di libertà, ma diventa sempre più una gabbia a misura di controllo parentale, che assomiglia più a una prigione ipersorvegliata mascherata da “sicurezza”. Ironico, no?



